Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, ha insegnato Filosofia politica all’Università La Sapienza di Roma. È stato direttore dell’Istituto italiano di cultura di Berlino. È membro della Grüne Akademie della Böll Stiftung di Berlino. 

Il risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt ha provocato uno shock. La settimana precedente c’era stato anche l’attacco a Lipsia...
Nonostante l’apparente e paradossale contraddittorietà dei suoi risultati -la vittoria a valanga della AfD nel Land della Sassonia-Anhalt parzialmente confermata in quello della Pomerania Anteriore-Mecklenburg, e il trionfo della Linke nella capitale tedesca di Berlino- l’esito della tornata elettorale svoltasi in Germania ha un solo e drammatico elemento unificante: la evidente crisi del sistema democratico tedesco e l’apparentemente inarrestabile perdita di credibilità del Bundeskanzler Friedrich Merz. E di conseguenza, per la gioia dei nemici dell’Europa, in primis di Putin e del presidente americano Donald Trump (e con lui del suo vice Vance e di Elon Musk che avevano apertamente fatto propaganda a favore dei kriptonazisti di Afd) dell’indebolimento della potenza “centrale”, in senso economico, demografico e geopolitico, del Vecchio Continente, la Germania. Non solo. Infatti dopo la “secessione” dall’Occidente degli Usa, la Germania è oggi la principale forza di sostegno economico e militare dell’Ucraina e l’asse attorno al quale si sta edificando la “allean­za dei volenterosi”. Parlo dei paesi che maggiormente sono impegnati a rispondere alla guerra “ibrida” condotta dalla Russia di Putin che non riuscendo a conquistare sul campo la vittoria militare della sua “operazione speciale” cerca di raggiungerla per via indiretta puntando sull’indebolimento e forse sull’implosione delle democrazie dei paesi europei. Nella mente di Putin sembra risuonare la vecchia tesi di Stalin: chi controlla la Germania controlla il centro; chi controlla il centro controlla l’Europa. Nel 1952 Stalin inviò la famosa nota con cui proponeva ai tedeschi: voi rinunciate al riarmo, noi vi aiutiamo a realizzare la riunificazione. Adenauer disse di no, scegliendo l’Occidente. Ecco, è ciò che Putin vorrebbe rifare oggi, seppure in una forma diversa.
Quindi la Germania è in prima linea nella guerra contro Putin, e l’indebolimento di Merz è un problema per tutti. Perché adesso si comincerà a dire: aumentiamo le pensioni, non vogliamo le armi. 
Tra l’altro è incredibile che in contemporanea Salvini e Conte, proprio alla vigilia delle elezioni del Sassonia-Anhalt, abbiano detto esattamente ciò che in Germania ha detto l’AfD e Lafontaine: i soldi servono per il popolo, questa è “isteria antirussa”, eccetera. Insomma, che ci siano o meno influenze e manipolazioni, questo risultato politicamente aiuta Putin e indebolisce Merz. Se poi aggiungiamo che tutti i leader politici europei, salvo la Meloni per ora, sono con un piede sulla fossa: Macron, Merz, Sanchez… 
L’attacco di Lipsia, da questo punto di vista, è la conferma di una provocazione costante della Russia, che ovviamente non vuole entrare in guerra, perché non può, ma vuole indebolire la Germania. Oggi il vero pericolo, secondo me, è che vacillino i due elementi portanti della Germania e dell’Europa, cioè la Cdu e l’Spd. Non dobbiamo dimenticare che tutti i partiti storici che hanno fatto l’Europa, negli altri paesi, sono già scomparsi.
Quindi la domanda oggi è: la Germania che fa? Regge o non regge? Qui la questione militare e bellica è fondamentale. Königsberg, che nessuno ricorda, la patria di Kant e di Arendt, è in mano ai russi. 
Churchill aveva detto a Roosevelt di non farlo ma il presidente era malato, stanco e così la concesse.
Quindi c’è questo elemento che non possiamo dimenticare e vedrete che sulla questione della pace, l’AfD monterà una campagna. È inoltre molto probabile che un primo governo con un proto-nazi o un neonazi sia fatto con l’aiuto di Sahra Wagenknecht, una di sinistra, una che vuole la pace con Putin, capito?
Da questo punto di vista c’è un’assonanza weimariana, ma solo un’assonanza.
Purtroppo prevedo che ora in molti salteranno su a dire: ecco, ve l’avevamo detto che c’era il pericolo che la Germania si riarmasse… dimenticando che c’è una guerra e che le sorti dell’Europa sono legate al suo esito.
Tu hai polemizzato con chi, nei mesi scorsi, davanti all’ipotesi di un riarmo, ha evocato il pericolo tedesco.
Qualche mese fa, su “Foreign Affairs”, la politologa ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!