5 novembre 2011. Illuminazioni
"Questa settimana ho improvvisamente realizzato che la mia pensione potrebbe dipendere da Silvio Berlusconi”.
Così James B. Stewart, giornalista del New York Times, il 28 ottobre iniziava il suo lungo articolo sullo stato di salute dell’Italia di Berlusconi e sul rischio che il collasso del nostro paese, ottava potenza (e quarto debito) mondiale, potesse produrre un catastrofico effetto domino.
(www.nytimes.com)

16 novembre 2011. Morire di carcere
Qualche settimana fa, nel carcere di San Sebastiano a Sassari, è morto un giovane tossicodipendente, Fabrizio Piras, dopo aver inalato gas da una bomboletta che i detenuti usano per scaldare l’acqua o per il caffè. Da molti anni gli operatori del carcere chiedono che il Ministero della Giustizia stanzi i fondi per sostituire i fornelli a gas con quelli elettrici per evitare la prassi, purtroppo diffusa, dell’inalazione del gas come sostituto della droga. Fabrizio Piras era in carcere per reati connessi alla sua dipendenza da sostanze stupefacenti, così come capita a circa un quarto della popolazione carceraria.
Nell’ultimo anno sono morti 161 detenuti, di cui 55 per suicidio.
(La Nuova Sardegna)

17 novembre 2011. Lo stesso popolo
"Ciò che rende il diritto di Israele unico non è la sua ideologia, le tattiche intimidatorie o le diverse forme di terrore che impiega contro gli oppositori. Ciò che lo rende un caso a parte è il fatto che sia ebraico. È agghiacciante realizzare che un popolo, che in tempi non lontani è stato la maggiore vittima di quei rituali tribali che dilagavano in Europa e che portarono all’estremismo di destra, è lo stesso popolo che oggi sta dando vita a un movimento nazionalista, sta negando i diritti umani e, infine, sta rigettando i diritti universali, il liberalismo e la democrazia”.
Così comincia un lungo e duro articolo di Zeev Sternhell comparso su Haaretz di oggi.
Dopo aver ricordato la tragica sorte toccata agli ebrei d’Europa e messo in guardia sui recenti tentativi di eliminare la Corte Suprema, Sternhell invita a porsi la domanda più elementare: "Chi ha bisogno della democrazia? E perché è una forma di governo desiderabile?”. Perché, chiede ancora provocatoriamente, fissarsi su un sistema di pesi e contrappesi fondato sul consenso, quel consenso ereditato dai progressisti europei nel XVIII secolo, grazie al quale ebrei e neri divennero cittadini al pari degli altri?
Ma Sternhell non si ferma qui. "Cosa diremmo se leggi come quelle in via di approvazione alla Knesset fossero varate in un qualche paese europeo? […] se si pretendesse che gli appartamenti non vengano affittati ai non cristiani, o se si proibisse alle ragazze di fidanzarsi con non cristiani, anche se questi ultimi sono cittadini dello stesso paese?”.
Se si separano cittadinanza e identità nazionale (tribale), conosciamo già la conseguenza logica: le leggi razziali.
Le leggi in via di approvazione nelle prossime settimane sono un sintomo inquietante della malattia che da tempo si sta diffondendo nel paese.
"Chi resta ai margini e si limita a osservare deve essere consapevole che la propria responsabilità per il collasso che si avvicina non sarà minore di quella degli istigatori”, conclude Sternhell.
(www.haaretz.com)

18 novembre 2011. Autostima evolutiva
Nel numero di novembre de Le Scienze, un breve articolo riporta i risultati di uno studio recente da cui emerge che la maggior parte delle persone "sopravvaluta le proprie capacità cognitive e minimizza i rischi a cui si espone”. Una distorsione psicologica che quindi non riguarda affatto i soli narcisisti o megalomani, ma quasi tutti (sembra che solo i depressi siano obiettivi nel giudicarsi). Ciò che colpisce è che questa "abitudine” avrebbe in realtà effetti positivi, cioè un eccesso di fiducia porterebbe a "prendere le decisioni più giuste rispetto a una valutazione oggettiva”. Questo spiegherebbe anche perché questa (eccessiva) sicurezza di sé sarebbe sopravvissuta al processo di selezione naturale.
(Le Scienze)

20 novembre 2011. Strisce pedonali
Inventate nel 1951, quando furono introdotte per la prima volta nel Regno Unito, nella cittadina di Slough, nel Berkshire, per regolare il flusso dei pedoni che fino ad allora era abbastanza caotico e casuale, le strisce pedonali stanno forse per scomparire. In un mondo che va decisamente più veloce e in cui la pazienza dell’automobilista è ridotta al minimo, le strisce pedonali sono considerate inefficaci. Peggio, pericolose, perché gli automobilisti non si fermano. Del resto, le multe per chi non rispetta questo tipo di segnaletica in Inghilterra sono relativamente basse, 60 sterline circa.
Così, a sessant’anni dalla loro nascita, ultimamente, sempre in Inghilterra, oltre mille "zebre” sono state cancellate dall’asfalto. Al loro posto attraversamenti pedonali diretti da semafori o lampeggianti.
(www.italianialondra.it)

25 novembre 2011. Diaspora
"Oggi ci sono 215 milioni di immigrati di prima generazione in giro per il mondo. Si tratta del 3% della popolazione mondiale. Se fossero una nazione, sarebbe più numerosa del Brasile. Ci sono più cinesi che vivono fuori della Cina che francesi in Francia”.
(The Economist)

27 novembre 2011. Fumo e libertà d’informazione
La Philip Morris International, produttrice delle sigarette Marlboro, sta cercando di costringere un’università inglese a rilasciare i dettagli di una ricerca sulle abitudini degli adolescenti dagli 11 ai 16 anni rispetto al fumo e sulle loro preferenze riguardo i pacchetti delle varie marche.
La compagnia ha avanzato le sue richieste in nome della legge inglese per la Libertà d’Informazione. La Philip Morris afferma di avere un "legittimo interesse” alle informazioni. Da parte loro, i ricercatori della Stirling University obiettano che si tratta di dati sensibili e che un precedente di questo tipo metterebbe a repentaglio gli studi futuri, perché i giovani verosimilmente si rifiuteranno di partecipare alle ricerche.
Già ora molti studiosi esitano a fornire dati all’Università col timore che vengano trasmessi alla compagnia del tabacco. La Philip Morris insiste spiegando che non è interessata ai nomi e cognomi dei giovani, ma ai risultati statistici.
La Stirling University fa parte di una rete di centri studi in collegamento col Dipartimento per la Salute per studiare i risultati delle campagne antifumo, ma soprattutto per capire il meccanismo per cui l’85% dei fumatori adulti ha iniziato a fumare da bambino. "Se l’università perdesse la causa sarebbe una catastrofe”, commenta il direttore. Certo la lotta non è tra pari. Lo Stirling’s Institute for Social Marketing ha 15 ricercatori a tempo pieno e un budget di 650.000 sterline. La Philip Morris International impiega 78.000 persone e vanta un giro d’affari di oltre 27 miliardi di sterline.
(www.independent.co.uk)

30 novembre 2011. Insulti
La cartina di tornasole degli insulti sono da sempre i campetti dove giocano i ragazzini. Le espressioni che i bambini delle elementari usano con i loro coetanei ci dicono qualcosa della psiche di una nazione. Così comincia un breve articolo di Caroline Crampton sul Guardian di oggi.
Alla Camera dei Comuni probabilmente David Cameron ha introdotto un nuovo insulto. Durante il question time, nel corso della discussione sulle pensioni nel pubblico impiego, oggi fortemente sotto attacco, si è infatti rivolto a Ed Miliband, chiamando "irresponsabile, di sinistra (leftwing) e debole”. La strategia comunicativa di Cameron si fonda sulla cosiddetta "regola dei tre”. è uno stratagemma retorico, quello di usare tre aggettivi, per ottenere un effetto di cumulo. Non solo: infilando l’aggettivo "di sinistra” tra "irresponsabile” e "debole” automaticamente lo si connota negativamente. Casomai non fosse passato il concetto, la triade di offese è stata da Cameron ribadita in un successivo scambio. Tempo sei mesi, conclude la Crampton, e si sentiranno i ragazzini apostrofarsi con cose tipo "sei così di sinistra...”, quando il compagno non vuole cedere il turno alla console Wii. (www.guardian.co.uk)

1 dicembre 2011. Suicidi
Il Rapporto sui diritti globali 2011 ha dedicato una sezione agli imprenditori suicidatisi nel 2010: quattordici solo nei primi tre mesi dell’anno, pressoché tutti nel Nordest.
Paolo Trivellin aveva 46 anni e un’azienda, la Tri-lntonaci di Noventa Vicentina, che non riusciva più a erogare i salari ai venti dipendenti. Una storia di appalti e subappalti alla caserma Ederle di Vicenza, al centro della contestazione pacifista contro l’ampliamento della base militare. L’impresa che aveva vinto l’appalto non pagava più, in seguito a un contenzioso per i ritardi nella consegna dei lavori, e Trivellin, angosciato per sé e per i suoi dipendenti, si è tolto la vita. Solo dopo la sua morte gli operai della Tri-lntonaci hanno ottenuto i primi pagamenti.
Verso la fine dell’anno, periodo in cui si cominciano a fare i bilanci economici, si sono uccisi altri due imprenditori. Il 22 dicembre 2010 si è suicidata l’amministratrice della Pura Piasti di Spinea (Ve), una fabbrica di rivestimenti a tecnologia avanzata: l’azienda stava vivendo un periodo di difficoltà e aveva dovuto far ricorso alla cassa integrazione (Rapporto sui diritti globali 2011).
Giancarlo Perin aveva 52 anni, una moglie, due figli, una bella casa. Era proprietario di una delle imprese edili storiche dell’Alta padovana, la Perin Fratelli srl. Un venerdì un suo dipendente lo ha trovato impiccato alla benna della gru nella sua ditta di Borgoricco (Il Fatto Quotidiano).
Non a caso a Padova, all’inizio del 2010, la Camera di Commercio ha messo in moto un numero verde anti-suicidi. A primavera dello stesso anno è uscita la notizia che riceveva una chiamata ogni 20 minuti, perlopiù da uomini dai 35 ai 45 anni.
C’è anche chi, per non dire alla moglie del fallimento, continua a uscire la mattina: "In realtà di lavoro non ne ho più da quasi un anno -ha spiegato un ex imprenditore- a dicembre ho chiuso la partita Iva e non so come dirlo a mia moglie. A 47 anni non riesco a trovare un impiego”.
(www.blitzquotidiano.it)

2 dicembre 2011. Tragedia greca
Lancet ha condotto un’approfondita ricerca riguardo gli effetti sulla salute della crisi che ha investito la Grecia, il paese finora più colpito in Europa, segnato da una disoccupazione passata dal 6,6% del 2008 al 16,6% nel 2011 (e una disoccupazione giovanile oggi del 40%) e un debito del 142,8% del Pil.
In base a una serie di dati socio-demografici e epidemiologici, Lancet ha stilato un rapporto da cui emerge come dal 2007 al 2009 c’è stata un crescita significativa delle persone che hanno dichiarato di non essere andate da un medico o da un dentista pur avendone bisogno. In realtà in Grecia molte prestazioni sono pressoché gratuite, infatti la ragione per cui la gente non si è curata è in realtà legata agli interminabili tempi di attesa, che sono poi diretta conseguenza dei tagli alla Sanità.
Contemporaneamente si è registrato anche un netto calo tra chi accede alle cliniche private.
C’è stato un aumento significativo delle persone che, interrogate sulla propria salute, dichiarano di stare "male” o "molto male”. I suicidi sono aumentati del 17% nel 2009 (rispetto al 2007) e dati non ufficiali parlano di un ulteriore aumento del 25% nel 2010. Il ministro della Salute ha denunciato un aumento del 40% nella prima metà del 2011. Si calcola inoltre che nel 25% dei casi la ragione va ricercata nei problemi economici. C’è stato anche un aumento dei casi di Hiv con la previsione di un ulteriore aumento del 52% nel 2011 rispetto al 2010. Tra le cause c’è senz’altro un aumento nell’uso di eroina, aggravato dal taglio dei servizi assistenziali e dei programmi di riabilitazione. Un drammatico rapporto denuncia casi di "auto-infezione” con gli aghi di siringa al fine di ottenere un sussidio.  Aumentano poi i cittadini greci che ricorrono a servizi prima rivolti agli immigrati.
C’è stata invece una riduzione nell’abuso di alcolici. Un quadro preoccupante, secondo le parole di Lancet, che denuncia come i tagli nell’accesso alla cura stiano mettendo a repentaglio le fondamenta stesse del paese: la sua gente.
(Lancet)

6 dicembre 2011. Incidenti
In Giappone, un gruppo di fanatici delle auto di lusso ha dato luogo, lungo la strada che porta a Hiroshima, a un incredibile tamponamento a catena. Incredibile soprattutto perché ha coinvolto otto Ferrari, una Lamborghini e due Mercedes. Complessivamente pare che il danno sia superiore al milione di dollari. Nessuno è rimasto ferito gravemente. Un camionista testimone dell’incidente ha dichiarato alla tv di non aver mai visto uno scontro così "costoso”.
(www.washingtonpost.com)

7 dicembre 2011. Nessun bambino lasciato indietro
Da tempo, anche negli Stati Uniti è in corso un dibattito su come riformare la scuola affinché la politica del "No child left behind” non si traduca in un arretramento della scuola pubblica con conseguente fuga di chi può permetterselo verso le scuole private.
Anche il numero autunnale di Dissent dedica una lunga sezione al tema. Leggendolo si scopre, ad esempio, che in Arizona sono stati messi in atto provvedimenti apertamente discriminatori verso chi non è di madrelingua inglese, costringendolo a percorsi separati e di fatto violando il suo diritto all’istruzione. Negli ultimi dieci anni i cosiddetti Ell (English Language Learners), cioè i ragazzini che entrano nella scuola senza conoscere l’inglese, sono aumentati del 40%.
Anche se il No child left behind Act è stato firmato da un presidente repubblicano (Bush nel 2001), ora, anche per le pressioni del Tea Party, tra i repubblicani si è tornati a parlare dell’opportunità che il Governo federale stia fuori dall’educazione.
Secondo Linda Darling-Hammond, docente a Standford, e Rick Hess, dell’American Enterprise Institute, che sono intervenuti sul New York Times, il governo federale dovrebbe limitarsi a incoraggiare la trasparenza delle scuole sui risultati e l’uso dei fondi; a tutelare i diritti costituzionali; e a stimolare una concorrenza positiva tra gli stati e gli istituti premiando i migliori. Per il resto, è giusto faccia un passo indietro, perché è vero che può costringere scuole e insegnanti a fare le cose, ma è troppo lontano per costringerli anche a farle bene.
(www.nytimes.com)

7 dicembre 2011. Il diritto di sapere
Dopo che la deputata Brigitte Barèges ha proposto di sopprimere l’anonimato per le donne che abbandonano i figli, in Francia si è scatenato un dibattito in proposito.
"Jean-François Kriguer, 64 anni, ha cominciato a cercare la sua madre biologica nel 1981, dopo la morte dei suoi genitori. Ci ha messo vent’anni. Alla fine ha scoperto che la donna che l’ha messo al mondo era una giovane vedova di 19 anni, madre di una bambina, che aveva trovato consolazione tra le braccia di un giovane uomo, poi sparito”.
Dal 2002, in base a una legge di Ségolène Royal, le donne sono invitate a lasciare qualche informazione su di sé e l’origine del bambino, a cui, una volta maggiorenne, il figlio può accedere (se la madre dà il consenso). Quando però la madre ha optato per un anonimato totale questo non può accadere. È qui che vuole intervenire la legge, proponendo invece che la donna che vuole rinunciare al bambino lasci una busta chiusa che il figlio potrà aprire raggiunta la maggiore età.
Le femministe si sono subito espresse definendo la proposta vergognosa perché non rispetta lavolontà della madre e il suo diritto a "non lasciare tracce”. "Non è un diritto, ma una punizione”, ha ribattuto un membro del Movimento per il diritto d’accesso alle proprie origini familiari.
Una sociologa dell’Ined ha condotto una ricerca sul profilo delle donne che scelgono di rinunciare al figlio. Mediamente hanno 26 anni, il 41% ha almeno un figlio; una su quattro ha già un figlio affidato ai servizi sociali. Raramente sono in coppia, quasi la metà non conosce lo stato civile dell’uomo; solo il 15% vive con il padre biologico del bambino; la cornice più frequente è quella di una donna completamente sola.
(www.lemonde.fr)

8 novembre 2011. Cavie
L’Independent ha pubblicato un lungo e inquietante articolo di Andrew Buncombe e Nina Lakhani in cui viene denunciato l’uso, da parte di alcune industrie farmaceutiche occidentali, della popolazione indiana per fare test sui farmaci. Oggi in India ci sarebbero almeno 150.000 persone sottoposte a test condotti da ditte americane ed europee. E tra il 2007 e il 2010 almeno 1.730 sarebbero morte dopo aver partecipato a questi trial. È vero che alcune, essendo malate, sarebbero morte ugualmente, ma il tasso di complicazioni legate ai test e soprattutto il fatto che si tratti di persone che vivono in baraccopoli, spesso analfabete o addirittura di ragazzine, e in generale in assenza di un consenso informato, ha destato più di un sospetto.
L’India, tra l’altro, non è l’unico paese in via di sviluppo usato per fare dei test. Si stima che nel mondo oggi siano in corso 120.000 differenti test in 178 paesi. Pare che l’esternalizzazione permetta di ridurre i costi del 60%. L’India poi risulta particolarmente attrattiva, non solo per l’assenza di leggi in materia, ma anche per la varietà genetica. In fondo parliamo di un paese di oltre un miliardo di persone, dove peraltro molti medici parlano inglese e gli stessi ospedali si rendono disponibili per eseguire i test.
Quest’anno, dopo la denuncia del Ministro della Salute indiano, dieci compagnie farmaceutiche hanno offerto un risarcimento ai familiari delle 22 persone morte in seguito ai test nel 2010. Le compagnie sono Pfizer, Pps, Bristol-Myers Squibb, Amgen, Bayer, Eli Lilly, Quintiles, Merck KGaA, Sanofi-Aventis e Wyeth.
L’articolo riporta il caso di Sarita Kudumula, 13 anni: i genitori hanno saputo della sua partecipazione a un test su un vaccino contro il Papiloma Virus (causa del cancro alla cervice uterina) solo dopo la sua morte. L’esperimento era stato promosso da una Ong americana finanziata dalla Fondazione di Bill Gates. Ora qualcuno avanza perplessità sul fatto che la ragazzina sia morta a causa del test. Ciò che resta è che i suoi genitori, Nageshwara e Venkatama, così come i genitori di altre ragazzine appartenenti a qualche tribù indiana, non erano stati informati.
(www.independent.co.uk)

8 dicembre 2011. Vaccini
Nel numero di dicembre de Le Scienze un lungo articolo è dedicato a una scoperta importante nella cura contro il cancro. Eric von Hofe, che da tempo si dedica allo studio delle biotecnologie, alla ricerca di nuove terapie antitumorali, racconta di come nell’estate del 2010 sia successo qualcosa in qualche modo epocale: la Food and Drug Administration ha approvato il primo vaccino per la cura del cancro. A differenza dei vaccini tradizionali, i vaccini antitumorali istruiscono il corpo a riconoscere e distruggere le cellule tumorali e a eliminarle. Sviluppare questi vaccini però non è affatto facile, ma non è nemmeno un’operazione così nuova. Alla fine del XIX secolo William B. Coley aveva iniettato in alcuni pazienti una tossina. L’idea gli era venuta dopo che alcuni pazienti avevano raccontato di come erano apparentemente guariti dopo la comparsa di un’infezione. Coley indusse quindi forti febbri nei suoi pazienti e il risultato fu che in effetti i malati trattati con la tossina sopravvivevano di più. Con l’introduzione della chemioterapia, tuttavia, questa terapia passò in secondo piano, per essere poi abbandonata. I ricercatori però hanno continuato a studiare il fenomeno. La svolta è avvenuta con la scoperta di un linfocita particolarmente efficace (CD4+) che aggiunto ai linfociti usati in precedenza ne ha aumentato la capacità terapeutica in modo sorprendente (von Hofe parla di una sorta di generale dell’esercito in grado di comandare la fanteria). Il risultato è stato ottenuto prelevando delle cellule e poi reinfondendole. La sfida a quel punto è diventata come far fare tutto questo direttamente dal nostro organismo.
Il trattamento con il vaccino ha purtroppo un handicap: a differenza di chemioterapia e radioterapia, che danno subito dei risultati, può impiegare anche un anno a sortire qualche effetto. D’altra parte non è facile convincere il nostro sistema immunitario ad attaccare cellule estremamente simili a quelle "normali”. Tant’è che i risultati migliori si ottengono con i pazienti nella fase iniziale della patologia, o comunque dopo che le cure tradizionali hanno ridotto la dimensione del tumore. Resta il fatto che i test hanno dimostrato che il nostro sistema immunitario, come dice von Hofe, "può essere arruolato efficacemente per fornire un importante aiuto nella lotta contro il cancro”. Molti ricercatori ritengono che nei prossimi dieci anni i vaccini terapeutici antitumorali avranno un ruolo cruciale accanto a chirurgia, chemioterapia e radioterapia.
(Le Scienze)