Nessuno oserà contraddire i competenti della "politica fondata sulla brutale realtà” quando essi ci affermano che nel conflitto anglo-turco per Mosul ("una regione deserta”, spiegava il "Daily Mail” ai suoi molti lettori, "dove la popolazione arriva appena a 700.000 anime e che già ha costato ai contribuenti inglesi assai più di quanto valga tutta intera”) bisogna vedere prima di tutto i pozzi di petrolio, poi un problema di frontiere strategiche e infine un’essenziale questione di prestigio per l’Impero Britannico di Oriente.
Ma non fosse che per sola deferenza verso le "formule astratte” del diritto delle genti, tanto durante i negoziati per la pace di Lausanne che nel dibattito di questi giorni al Consiglio della S. d. N., sono state pure invocate la nazionalità e la volontà degli abitanti di questa contrastata regione.
Geograficamente il vilayet di Mosul -un vasto anfiteatro (ca. 90.000 chilometri quadrati) circondato da alte montagne e aperto sulla valle del Tigri- non appartiene né alla Siria, né interamente alla Mesopotamia e meno che mai all’Anatolia. Durante i secoli è stato un punto di scontri o un baluardo di resistenza per gli imperi che dall’Iran cercavano di protendersi fino al Mediterraneo (Babilonia, Parti, sassanidi, mongoli) o dal Nilo avanzavano verso l’Eufrate (Faraoni della XVII dinastia, Fatimidi, Eyubidi, Mehemet, Ali) o dall’Occidente dominavano l’Armenia (romani, bizantini, Osmanli). È stato anche il crocevia obbligato di tante fiumane migratorie, dai quasi preistorici Cossei ai Coresmi del 1240, e di traffici importanti dai fenici a Marco Polo. Quindi una popolazione mista; residui di razze, di religioni, di civiltà eterogenee. I turchi a Losanna presentarono una statistica non si sa in che anno e con che metodo raccolta, secondo la quale la popolazione sedentaria del vilayet di Mosul sommerebbe a 503 mila abitanti; dei quali 146 mila (29%) sarebbero turchi, 264 mila curdi (52%) e 43 mila arabi (8,6%); oltre a 31 mila fra cristiani e israeliti e a 18 mila "yezidi”, cioè dei curdi affiliati a una setta gnostica con reminiscenze zoroastriane. Gli inglesi opponevano i risultati del censimento fatto nel 1920 che dava un totale di 703.378 abitanti così ripartiti: 418 mila curdi (59%), 151 mila arabi (21%), 63 mila turchi (9%), poi 55.470 cristiani (nestoriani del patriarcato "assiro” Mar Scimon di Kochannes; Cattolici caldei del patriarcato di Mosul; Giacobiti del patriarcato di Mardin) e 14.835 ebrei.

La nazione curda
I curdi, che evidentemente sono in maggioranza, parlano vari dialetti (kurdmangi o "curdomedi”, zaza, ecc.) iranici, cioè indo-europei; non sono dunque né semiti come gli arabi né del ceppo uralo-altaico come i turchi; come tipo antropologico sono di razza... ma finora il concetto di "razza” umano è così arbitrario e fantastico, che si potrebbe discuterne all’infinito. Nomadi o semi-nomadi con organizzazione sociale gentilizia spiccatamente aristocratica (principi, cavalieri, valvassori, servi); anche in questo si differenziano nettamente tanto dalle tribù turche che dai Beduini; sono sunniti ferventi mentre nell’Iraq propriamente arabo (Bagdad e Bas’ra) vi sono 1.472 mila sciiti contro soli 567 mila sunniti; ma dai turchi sunniti ortodossi, i curdi si distinguono per la loro inclinazione all’estremismo mistico.
Di questo popolo ca. 700 mila individui (tribù  "Mukuri”, "Kelhor” e i sedentari "Guran”) sono sudditi -indocili- della Persia; 450 mila ("Hakkari”, "Giaf”) abitano, come abbiamo visto, le contrastate marche dell’Iraq; quasi un milione (tribù "Milli”, "Hasananlu”, ecc.) sono stati inclusi nelle frontiere della Repubblica di Angora; quanti di questi ultimi siano sopravvissuti alla sanguinosa repressione continuata per mesi dopo la rivolta del febbraio scorso non è possibile precisare. [...]
Dalla metà del IX secolo le tribù curde si convertirono all’Islam e da allora poterono attribuire un altro significato religioso alla "azione storica” cui coscienziosamente si dedicarono durante tutto il millennio seguente: il massacro sistematico delle popolazioni sedentarie cristiane e in particolar modo degli armeni. La persistenza in quella "zona di confine” di tale economia fondata sulla distruzione periodica, spiega abbastanza come [...] sotto tutte le superficiali dominazioni: dagli emir-al-omrah, ai sultani e atabechi turchi, dalle fuggevoli affermazioni di principi armeni, capitani bizantini, baroni francesi (in quel di Edessa) alla nominale sovranit ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!