L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

Nel n. 276
In copertina l’acqua che sale le scale. È successo in Germania, dove un’alluvione ha fatto i danni e i morti di un terremoto italiano; in Canada, una cappa di calore ha coperto un’intera regione portando la temperatura oltre i 50 gradi. Sta circolando un documentario sul disboscamento, in Amazzonia, di un’area grande come l’Italia: andrà a mais. Certo, Bolsonaro è quel che è, ma gli hamburger di bovino brasiliano li mangiamo in Europa e già anni fa dal Brasile ci chiesero se per caso eravamo disposti a pagare l’ossigeno. Nel mondo si è arrivati a macellare in un anno un miliardo e mezzo di suini (2016), di cui la metà per il fabbisogno dei cinesi. Presumibilmente, man mano che la “lotta alla povertà” di Xi avrà successo, il consumo aumenterà. D’altra parte i più anziani fra di noi ricordano il sogno delle mamme di far mangiare carne tutti i giorni ai propri figli. L’inferno in terra c’è ed è quello degli allevamenti industriali dove si stipa il “bestiame” (In Cina dalla lista codificata delle “bestie”, sembra stiano defalcando i cani ed è già qualcosa). Così la peste continua a far strage di suini mentre il Covid-19, malgrado i vaccini, continua a scuotere tutto il mondo, comprese le borse. Se verrà fuori, come probabile, che la pandemia che ha fatto milioni di morti e ha indebitato l’umanità è dovuta all’errore di uno sperduto ricercatore che faceva esperimenti sui coronavirus nei pipistrelli, sarà la prova che il mondo cammina sulla corda. C’è altro? Sì, che i più ricchi del pianeta fanno a gara per fare un giro nello spazio spendendo delle fortune e che Sohail Pardis, l’afgano traduttore di fiducia dei militari americani, di stanza fino a ieri in Afghanistan, è stato decapitato dai talebani.
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(Foto di Elisabetta Strighi)

Dall'Europa
un messaggio ecumenico

Se ci dessimo il compito di suscitare qualche forma di “nazionalismo europeo” non avremmo difficoltà a recuperare molti elementi nel repertorio della storia degli ultimi due-tremila anni che fanno dell’Europa, come si dice retoricamente, un “faro di civiltà”. Non è questo il compito che vogliamo assumerci. L’Europa ha inventato lo stato-nazione e può ora dimostrare che se ne può in parte fare a meno; l’Europa ha infiammato le guerre di religione, può forse ora mostrare che fedi diverse possono convivere pacificamente. Vogliamo gettar luce su quegli aspetti per i quali l’Europa è, ed è stata, un esempio non solo positivo ma anche negativo e rispetto ai quali può, forse, oggi, mostrare la via per un loro superamento.
Intervento di Alessandro Cavalli.

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domande

Siamo destinati a una sempre maggiore centralizzazione?
E che fare?

Intervista a Marco Cammelli
n. 275

Recovery fund: l'occasione per un cambiamento radicale della società?
Intervista a Salvatore Biasco 
n. 271

Identità di genere,
un'identità a testa?

Un webinair dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
e un'intervista a Francesca Izzo

n. 275

Un'identità a testa?
Intervista a Francesca Izzo
n. 274
 
Tutti su Tinder?
Intervista a Davide Bennato
n. 274

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La quarta rivoluzione

Dopo la copernicana, la darwiniana, la freudiana, internet; perché internet non è un aggiornamento di Gutenberg, ma un vero e proprio nuovo habitat, fondato sulle relazioni, sulla rete e i suoi nodi, dell’esigenza di un progetto comunitario umano basato sul verde e il blu, sull’ambiente e sul digitale e sulle tre “C”: coordinamento, collaborazione, cooperazione.

Intervista a Luciano Floridi
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Un grande sindacalista

"A partire dal ’61, come altri sindacalisti di valore, tra cui diversi allievi di don Lorenzo Milani, si trasferisce a Milano, dove era in atto la costruzione di un sindacato generativo, di una vera e propria nuova cultura sindacale. Mi riferisco in particolare alla Fim guidata da Pierre Carniti, ma intorno a Carniti c’erano una serie di figure importanti, tra cui appunto Pippo Morelli, assieme a una grande dorsale di giovani delegati di fabbrica, che saranno l’ossatura di questo grande rinnovamento del sindacato italiano"

Intervista a Francesco Lauria

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Per come si rieduca oggi...

"Un contesto contraddistinto da rapporti di potere, dove ancora si stenta a rapportarsi all’Uomo, piuttosto che al reato commesso, non può non alimentare violenza. Nessuno di noi è totalmente buono o cattivo (e, di nuovo, il famoso esperimento del lontano 1971 della Stanford University lo ha rivelato: i “bravi ragazzi” si calarono subito nel ruolo di spietati aguzzini)."

Intervista a Michele Passione

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Eccezione

Le origini del discorso sulla arretratezza dell’Est risalgono a una certa retorica comunista, italiana, non ufficiale, ma presente nelle discussioni, conversazioni, nella propaganda insomma. Il Pci, notoriamente, in Italia difendeva la democrazia, il rispetto delle regole del gioco, non elogiava la dittatura del proletariato e simili. Era insomma un partito di sinistra, per il quale l’unica via verso il potere non poteva essere altra che quella parlamentare. Ma allora, come si conciliava il rispetto delle “regole borghesi”, oggi diremmo liberali, con una certa simpatia nei confronti dei regimi dei paesi dell’Europa centrale?

intervento di Wlodek Goldkorn

1984 DI ORWELL:
CROCE, TOGLIATTI
E l’ANTITOTALITARISMO
IN ITALIA

In occasione della ristampa di tante opere di Orwell, per via della scadenza dei diritti d’autore, Massimo Teodori ci racconta di quando uscì in Italia Millenovecentottantaquattro, recensito da Croce sul “Mondo” e accolto malissimo da Togliatti che, come era suo costume, coprì di insulti Orwell; nessuno in Italia si poteva permettere di professarsi anticomunista e di sinistra insieme.

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In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scritta al Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti.  [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
 
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig
 

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

 

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

L’importanza di rispettare i dubbi, le preoccupazioni, a volte la diffidenza, in particolare dei genitori, verso i vaccini, che in fondo sono una “medicina” che si dà a una persona sana; l’arroganza, che è controproducente; il metodo dell’intervista motivazionale, basata sull’ascolto, sull’empatia, sulla costruzione di un clima di non giudizio e di fiducia, capace di valorizzare l’autonomia, anche di decisione, del paziente.
 Intervista ad Alessandro Diana.
(foto di Haydn Blackey)

La pandemia ci ha fatto ripensare al ruolo dello stato come protagonista dell’organizzazione sia della società che della produzione; il rinnovo della macchina amministrativa mai attuato e i tanti punti su cui intervenire, con la partecipazione dei cittadini, dalla sanità, all’habitat, alla scuola, ai giovani; le disuguaglianze da combattere e la possibilità di condizionare il capitalismo a partire dal problema ambientale, ma non solo. Intervista a Salvatore Biasco. (foto di Stefano Ignone)

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rnw .org

A un anno dall’inizio della pandemia, l’orizzonte della scuola resta segnato dall’incertezza; l’enorme sforzo compiuto dai professori, spesso non più giovani, per addestrarsi all’uso di nuove tecnologie; la preoccupazione per l’aumento delle manifestazioni di disagio tra i ragazzi, ma anche l’attivazione di canali di vicinanza emotiva inedita tra docente e studente; le rinnovate speranze ogni volta che la scuola riapre.
Intervista ad Alessandra Condito
(foto di Cristina Sanvito)
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L’iniziativa di un gruppo di medici milanesi che hanno messo su una pagina Facebook con un numero di telefono per fornire consulenze a cittadini con problemi che trovano difficoltà a comunicare con il servizio sanitario; un grande successo che ha dimostrato quanto sia rassicurante la certezza di poter comunicare con qualcuno. Intervista ad Alessandro Lanzani.
Intervista ad Alessandro Lanzani.

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Nella convinzione che la riflessione etico-politica di Chiaromonte sia ancora oggi attuale, è nata l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”, che si propone di sostenere il rinnovato interesse che in questi ultimi anni vi si va indirizzando. Fra le finalità che essa intende perseguire vi è la promozione di iniziative di studio e di conoscenza della sua personalità intellettuale, allargate anche a coloro che a Chiaromonte furono legati da profonde affinità etico-culturali e da vincoli di amicizia, a partire da Andrea Caffi in cui Chiaromonte riconobbe il suo “unico” maestro. Pensiamo che uno degli insegnamenti più attuali del suo pensiero sia l’idea che la ricerca della “verità”, ovvero di un criterio per la “scelta delle cose migliori”, possa avvenire attraverso la valorizzazione della philia, dell’associazione cioè in piccoli gruppi dediti a un dialogo interpersonale autentico.
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Interventi

PORTARSI IN GIRO IL PROPRIO CORPO

Le riflessioni di una ragazza sul percorso terapeutico che l’ha portata a uscire dall’anoressia grazie all’aiuto trovato presso un centro di cura dei disturbi alimentari. Il bisogno di controllo che si concentra sull’aspetto fisico in quanto più governabile e lo stereotipo della ragazzina che vuol essere come la top-model; la costante ricerca terapeutica di una necessaria integrazione tra fisico e mentale, famiglia e istituzioni, pubblico e privato.
Intervista ad A. M.
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NEL CENTOCINQUANTESIMO
DELLA COMUNE DI PARIGI

Nel centocinquantesimo anniversario della Comune di Parigi, condividiamo con tutti voi tre numeri monografici della "Biblioteca di propaganda per i lavoratori", periodico del 1887 digitalizzato e consultabile sul sito della
Biblioteca Gino Bianco
.
Dalla prima parte (n.3):
"18 marzo 1871 prenda nella mente dei popoli, anelanti di rivendicazione, le proporzioni gigantesche di una memoria secolare.
Sonvi nella Storia delle date le quali sono come le pietre miliari che segnano il cammino fatto dalla falange umana, avviata alla conquista definitiva della Verità e della Giustizia.
Il 14 luglio 1789 è una di queste.
Il 18 marzo 1871 è la data che segue immediatamente a questa in ordine cronologico"
Li potete sfogliare a questi indirizzi:
n.3 - n.4 - n.5
 

il Sessantotto

il Sessantotto statunitense

Controcultura e democrazia

intervista a Pietro Adamo

La felicità pubblica

intervista a Eugenia Lamedica

il Sessantotto dell'Europa centrale

A tutto il mondo libero

intervista a Guido Crainz

il Sessantotto italiano

Metà del tempo a discutere

intervista a Guido Viale

Il '68 è morto, viva il '68

intervista a Marco Boato

Ricordare
Intervista
a Vittorio Foa
Cosa fu la Liberazione...

estratto dall'intervista

Dopo 57 anni...
Intervista
a Lissi Lewin

Internazionalismo
e confini

I
ntervista
a Michael Walzer

Michele
si racconta

I
ntervista
a Michele Ranchetti

Il 68
Intervista video a Gianni Saporetti

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Quel che impressiona di più è la sproporzione. Finora la praticava Israele e con qualche giustificazione, vista la sproporzione della minaccia. Ma...
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Chiesa patriottica
27-12-2019
Sul Corriere della Sera del 24 dicembre, che cita l’agenzia cinese Xinhua, si parla del nuovo atteggiamento del Partito comunista cinese nei...
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