“Ho quel farmaco da settimane. Non sono una persona che vuole suicidarsi. Se lo fossi, l’avrei preso molto tempo fa.
Io non voglio morire. Ma sto morendo. E voglio morire alle mie condizioni.
Non direi mai a un’altra persona che dovrebbe fare la mia stessa scelta. La mia domanda è questa: chi ha il diritto di dirmi che io non merito questa possibilità? Che dovrei soffrire per settimane o mesi, tra dolori fisici ed emotivi enormi?
Perché qualcun altro dovrebbe poter decidere questo al posto mio?”
Brittany Maynard
(Brittany, 29 anni, affetta da glioblastoma terminale,
nel 2014 dovette trasferirsi in Oregon per accedere al suicidio assistito)
giugno-luglio 2026
In copertina
Allarmi a Kyiv
L’Europa deve affrontare
il mondo da sola
Joschka Fischer,
Degrado e riforme
Sulla democrazia americana
intervista a David Bateman
e Julie C. Suk
Colonialismo di coloni
Su sionismo e colonialismo
Rimmon Lavi
La peste bruna
Sui neonazisti in Germania
Luisa Pesante
Il diritto a una via d’uscita
Su eutanasia e suicidio assistito
intervista a Asher Colombo
Se è possibile allora va bene?
I dilemmi etici della maternità surrogata
intervista a Chiara Bordignon
e Flavia Chiavelli
La libertà di invecchiare
Guadagni e perdite della vecchiaia
Marina Piazza
Il coraggio di chiedere aiuto
Sulle malattie neurodegenerative
intervista a Valentina Servidio
La lezione dell’Ucraina
Sulla lotta contro la corruzione
intervista a Giovanni Kessler
Disumanizzazione e indifferenza
Sulla giustizia internazionale
intervista a Philippe Sands
Simone Weil, capitalismo, Marx
Alfonso Berardinelli
Mohammed e la cittadinanza
Pietro Marcenaro
Emergenza suprema
Emilio Jona
Il lavoro delle donne
Massimo Tirelli
da Neodemos: Terra e cibo
Massimo Livi Bacci
Essere più umani
Belona Greenwood
Synefiasmeni Kyriaki
di s.p.e.s.
La visita è alla tomba
di Irfanka Pasagic
La lettera è di Giaele Franchini Angeloni
e Camillo Berneri (in ultima)
In copertina: Allarmi a Kyiv Hanno collaborato: Alberto Bordignon, Yarina Grusha, Pietro Marcenaro, Luisa Pesante, Deanna Ribaldi, Marianella Sclavi, Nick Serpe . Proprietà: fondazione Alfred Lewin Ets. Editore: edit91 società cooperativa. Questo numero è stato chiuso il 23 luglio 2026.
una città n° 320
giugno-luglio 2026
In copertina un cellulare con la app per vedere, in diretta, dove arrivano i missili russi sull’Ucraina. Una signora ucraina che sta in Italia e fa l’addetta alle pulizie viene avvisata ogni volta che un missile è diretto a Kyiv, al che, dopo poco, telefona alla sorella che vive là per sapere se va tutto bene. Ci ripetiamo, ma non sappiamo darci pace del fatto che una parte della sinistra italiana non sia solidale con un popolo e una democrazia che si oppongono con tutte le forze, e al costo di grandi sacrifici, all’invasore fascista, potente e prepotente. L’esempio che dà la resistenza ucraina è luminoso: bravissimi nell’inventare armi povere, ma micidiali, che fan pensare alla fionda di David, le usano per colpire le fonti energetiche e militari di rifornimento dell’invasore, che invece bombarda a caso edifici abitati per seminare il terrore, sperando così di piegare la resistenza popolare. Quale esempio più chiaro del fatto che tra offesa e difesa c’è un abisso, anche se il tutto si chiama guerra. E mentre quest’ultima è una parola brutta, la parola “difesa”, per quanto prosaica, banale quasi, e scevra di ogni contenuto ideale, è una delle più nobili della storia umana: ha a che fare col pronto soccorso per chi è in pericolo, è la difesa del debole, dell’inerme vittima di angherie, dei bambini e degli anziani; in guerra è la difesa dei compagni, del ferito a terra (ricordiamo Rebora: “che tre compagni interi cadder per te che quasi più non eri...”. In poche parole il massimo dell’orrore della guerra e insieme la grande capacità umana di fratellanza). Ed infine è la difesa delle città, della patria e della libertà. Ma la difesa, in particolare in quest’ultimo caso, ha l’obbligo quasi morale di essere efficace e pertanto ha bisogno di strutture, di forze armate addestrate e quindi di armi adeguate.
Non meraviglia che un uomo che adora la prepotenza e ama umiliare le donne preferisca la parola guerra alla parola difesa. Quel che preoccupa è che in tanti l’abbiano amato ed eletto a loro capo. Ma ormai dobbiamo prendere atto che una malattia grave, degenerativa, ha colpito le democrazie. Pubblichiamo un’intervista di “Dissent” a due studiosi americani, sullo stato della democrazia americana e della sua Costituzione, attaccata per la prima volta anche dall’alto. Il punto più delicato e forse più vulnerabile perché imputato di lentezza e farraginosità, resta quello della divisione del potere: si punta alla sua concentrazione in una specie di “dittatura della maggioranza”, premessa di quella totalitaria. E questa è una tendenza che si registra ovunque. Se si è ancora in tempo a guarire, prima che si precipiti in guerre civili devastanti, lo vedremo.
In una situazione così, dove i regimi fascisti dominano metà del mondo e le democrazie sono in crisi, dove il diritto internazionale è ormai carta straccia e la prepotenza dilaga a tutti i livelli, cosa e chi può tenere viva la speranza? L’Europa forse, se dalla sua solitudine e inquietudine, dopo ottant’anni di tranquillità dovuta a una copertura assicurativa pagata da altri, saprà trarre le giuste conseguenze. Qui a fianco Joschka Fischer, ministro degli esteri e vice cancelliere della Germania dal 1998 al 2005, nonché leader del Partito dei verdi tedesco per quasi vent’anni, dopo aver fatto un quadro drammatico della situazione in cui versano i paesi europei e l’Unione europea, dove nessuno più “verrà in nostro soccorso” e in cui “dovremo salvarci da soli”, trova proprio in questo stato di necessità, e in leader “attenti al bene comune”, una speranza. L’occasione è nel progetto della “unione della difesa”. Dopo la moneta, la difesa. Iniziando anche da soli e poi tutti insieme. La Germania è partita e lì si sta discutendo pure di ristabilire la leva obbligatoria (da affiancare, aggiungiamo noi, da un altrettanto obbligatorio servizio civile, una proposta avanzata a suo tempo da Vittorio Foa e caduta nel vuoto). Pensiamo solo all’apporto che, in materia di armi difensive, potrà dare l’Ucraina.
Ma noi? Ci rivolgiamo solennemente, a costo del ridicolo visto che ci leggono solo settecento abbonati, al Partito democratico. È proprio un appello che facciamo. Non ceda alla propaganda del “non armi, ma lavoro”, e della Russia che “non è un nemico dell’Italia”, che è vergognosa perché sottintende ancora una volta che chi ha meno, chi lavora duramente e spesso mal pagato, non possa preoccuparsi anche della patria, non possa desiderare di averne una indipendente e non sottomessa a un protettore e non possa più essere internazionalista. La storia dei lavoratori ci dice altro.
Un cedimento del genere sarebbe disastroso per l’Italia e per l’Europa e un governo non durerebbe a lungo. A quel prezzo sarebbe meglio non vincere. Lasciamo quindi quella propaganda ai “patrioti” che non pagano le tasse.
UNA CITTA’
Redazione: Barbara Bertoncin, Stefano Ignone, Silvana Massetti, Giovanni Pasini, Paola Sabbatani, Gianni Saporetti (direttore), Giuseppe Ramina (direttore responsabile). Collaboratori: Katia Alesiano, Rosanna Ambrogetti, Oscar Bandini, Luca Baranelli, Michele Battini, Antonio Becchi, Alfonso Berardinelli, Sergio Bevilacqua, Guia Biscàro, Stephen E. Bronner, Giorgio Calderoni, Flavio Casetti, Marina Cattaneo, Alberto Cavaglion, Alessandro Cavalli, Giada Ceri, Luciana Ceri, Luciano Coluccia, Francesca De Carolis, Ildico Dornbach, Bruno Ducci, Fausto Fabbri, Roberto Fasoli, Adriana Ferracin, Bettina Foa, Vicky Franzinetti, Iacopo Gardelli, Liana Gavelli, Wlodek Goldkorn, Belona Greenwood, Joan Haim, Rimmon Lavi, Massimo Livi Bacci, Matteo Lo Presti, Giovanni Maragno, Emanuele Maspoli, Franco Melandri, Annibale Osti, Cesare Panizza, Andrea Pase, Edi Rabini, Alberto Saibene, Massimo Saviotti, Sulamit Schneider, Giovanni Tassani, Massimo Teodori, Massimo Tesei, Massimo Tirelli, Fabrizio Tonello, Michael Walzer, Simone Zoppellaro. Proprietà: Fondazione Alfred Lewin Ets. Editore: edit91 società cooperativa.

