Lunedì 22 dicembre, verso le 18. 
Mohammed aveva telefonato il giorno prima per dire che sarebbe passato per gli auguri. 
Sono diverse settimane che non lo sento. Da quando ha preso il diploma di elettricista all’Istituto professionale dei Salesiani in Madonna di Campagna e trovato un lavoro è sempre molto impegnato. Ma ogni tanto telefona e passa a trovarmi. Mi parla di lui e di sua sorella Binti, di poco più grande, che ha avuto momenti di tensione con il padre, oggi per fortuna risolti, nei quali sono stato coinvolto.
Quando Mohammed, sedicenne, è arrivato in Italia via barcone, pensava di fare il calciatore. È molto bravo. Ha cominciato a giocare nel Don Bosco e poi, anche con l’aiuto di amici, è passato a una categoria superiore all’Alba e si è conquistato un posto da titolare. Tutto gratuito tranne il trasporto per arrivare da Torino ad Alba per gli allenamenti quasi quotidiani, a volte via treno, a volte con un passaggio in auto dell’allenatore.
C’è voluto un po’ a convincerlo che il calcio era un fantastico gioco ma non offriva la possibilità di viverci. Quella dell’operaio qualificato era una via più sicura: e così siamo diventati elettricisti e rapidamente Mohammed ha trovato un lavoro regolare come apprendista in una piccola azienda artigiana e nel giro di qualche mese è diventato ascensorista alle dipendenze di un imprenditore che oltre a retribuirlo regolarmente gli sta insegnando un mestiere nel quale Mohammed diventa via via più esperto e più autonomo. Con l’inizio del 2026 dovrebbe passare a operaio qualificato con un contratto a tempo indeterminato.
Qui devo aprire una parentesi: 
Lunedì 22 dicembre alle 18, puntuale, Mohammed suona al campanello di casa nostra. Paola va ad aprire e vede Mohammed con le mani piene di borse della spesa, sei o sette borse di plastica piene fino all’orlo di arance, mandarini, grappoli d’uva, pomodori, cespi di insalata, peperoni, cavolfiori e altre varietà. Paola gli chiede perché prima di venire da noi non è passato da casa a lasciare le borse della spesa e Mohammed un po’ stupito risponde: ma questa è la spesa per voi, il mio regalo di Natale. Come dire: non c’è regalo migliore del cibo buono e abbondante che tu puoi fare a un amico. Non fraintendete. Non scambiate questo per una cultura primitiva. Mohammed è un ragazzo moderno e supercivilizzato, simile ai suoi coetanei italiani o africani che cura la sua persona, a cui piace essere elegante e anche un po’ alla moda, che condivide i gusti di tutti gli altri. Ma insieme a questo c’è anche qualcosa di più profondo, che si esprime anche nella scelta del dono del cibo, attraverso la quale ci dice che lui è riuscito ad uscire dalla condizione di emarginazione che aveva segnato la sua esperienza di migrante dalla Guinea Conakry, che ora guadagna abbastanza non solo da poter fare doni, ma da risparmiare ogni mese e di pensare alla possibilità di un mutuo per comprare casa per lui e la sorella appena le condizioni (e le banche) glielo permetteranno.
In altre parole, si sta organizzando per costruirsi un futuro il più solido possibile in Italia, dove ha scelto di vivere, di metter su famiglia e diventarne cittadino.
Cittadino: parola che per Mohammed, e per tanti suoi coetanei che come lui hanno conosciuto l’orrore del viaggio e dei barconi, ma anche visto la luce alla fine del tunnel, continua a essere misteriosa.
Nel nostro lavoro di tutori volontari siamo stati concentrati, giustamente, su altre priorità: i documenti e la regolarizzazione, il letto e il cibo, un po’ di italiano da imparare per sopravvivere, la licenza medie senza la quale non si aprivano le porte della formazione professionale e poi la ricerca del lavoro, di una stanza o addirittura di un piccolo appartamento in affitto. Non c’era spazio e tempo, e forse neppure sufficiente energia, per occuparsi della cittadinanza, dei suoi doveri e dei suoi diritti, di come essere informati sulla società nella quale hanno scelto di vivere, di come abituarsi non dico a leggere ogni tanto un giornale -pratica in generale disuso- ma di sentire qualche notiziario radio o televisivo in italiano invece che usare il telefonino quasi solo nella lingua di origine, come prepararsi ad esercitare il diritto al voto attraverso una scelta abbastanza consapevole e non solo sulla base del martellamento della propaganda di sinistra o di destra, eccetera, eccetera, eccetera….
La mia convinzione è che oggi, almeno per una parte dei nostri ragazzi, che hanno su ...[continua]

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