L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

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Anche questo numero è "aperto" a tutti.
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Dedichiamo gran parte del numero all’Ucraina. Sappiamo che la nostra posizione intransigente suscita perplessità in alcuni dei nostri lettori. Un’abbonata ci ha tacciato di bellicismo e ha disdetto l’abbonamento. Ma la nostra è una posizione non di principio, ma molto pragmatica. Li invitiamo a leggere, a pagina 46, l’articolo di Macdonald che, dopo essere stato pacifista durante la Seconda guerra mondiale, cambiò idea. Ecco le sua argomentazioni che sono le nostre: “Per quanto riguarda il pacifismo, questo tende a presupporre un certo grado di similitudine etica col nemico, qualcosa che sta nelle sue ragioni e cui ci si possa appellare -o perlomeno, qualcosa che appartiene alle sue tradizioni. Gandhi trovò questo nei britannici, e così il suo movimento di resistenza passiva potè avere successo, dal momento che c’erano alcune misure repressive, come il giustiziare lui e i suoi collaboratori di spicco, cui i britannici non potevano ricorrere per via del loro codice morale tradizionale, che è quello comune alla civiltà occidentale.

Non ci saremmo più

foto di Dimitri Kozatsky

Cosa significava denazificare? Significava distruggere l’Ucraina e la sua cultura fatta di pluralismo, multiculturalismo, multilinguismo; una “bulimia politica” che da sempre caratterizza la Russia; l’ordine di fare come nei Balcani: violentare, uccidere, razziare; senza la resistenza degli ucraini oggi Kiev sarebbe come Bucha; Putin è riuscito a seminare in Ucraina un odio per i russi, che non c’era, e che ora durerà per decenni.
Intervista a Oxana Pachlovska. Leggi di più

Una guerra giusta?

Due mesi fa, quando ho scritto “Una lettera da Kiev alla sinistra occiden­tale”[NdR: articolo pubblicato su “Dissent” e uscito anche nel n. 282 di “Una città” con il titolo “Noi vi opporremo resistenza”] speravo che lo shock provocato dall’invasione russa e le voci della sinistra ucraina avrebbero spinto la sinistra occidentale a ripensare al proprio approccio. Sfortunatamente, sono troppi quelli che non ci sono riusciti. Intervento di Taras Bilous.Leggi di più

La nostra Ucraina

L’invasione russa ha costretto persone pacifiche, gente comune, a rischiare la propria vita. In tanti stanno combattendo perché credono in un’Ucraina che sappia accogliere tutti i suoi cittadini e riconoscere i loro diritti.
Intervento di Michael Walzer. Leggi di più

Fra Putin e la democrazia liberale

Il necessario sostegno, anche militare, della Nato a un’Ucraina che deve difendersi dall’invasione ingiusta e brutale e, insieme, la prudenza nell’evitare una precipitazione possibile in una guerra generale, potenzialmente anche nucleare; le sanzioni da inasprire, ma anche il rischio di conseguenze che potrebbero minare la solidarietà agli ucraini; il problema delle sinistre rispetto alla Nato e il paragone con l’Iraq.
Intervista a Jeff C. Isaac. Leggi di più

Ma i comunisti sovietici non hanno una tale inibizione, come non l’avevano i nazisti. Pertanto, concludo che il pacifismo non ha alcuna possibilità ragionevole di risultare efficace contro un nemico totalitario”. L’amico Pietro Adamo ci segnala il racconto fantascientifico Il terrore e la fede dello storico Harry Turtledove, in cui si immagina che Hitler abbia vinto la Seconda guerra mondiale, conquistato anche l’Inghilterra e mandato i suoi emissari e le sue truppe a prendere possesso dell’India. Qui Gandhi e Nehru discutono cosa fare, il primo crede che con la nonviolenza si ripeterà la vittoria ottenuta coi britannici, Nehru è preoccupato perché vede la differenza fra un regime coloniale ma liberale nella madrepatria e un regime totalitario. Gandhi però non cede, adotterà di nuovo il metodo nonviolento e il comandante nazista, pure colpito dalle argomentazioni dell’incredibile personaggio indiano, al momento di passare ai fatti, ordinerà alle autoblinde di sparare sulla folla che è scesa in strada per manifestare disarmata. E sarà un massacro. È incredibile come soprattutto a sinistra, non si tenga in alcun conto che l’Ucraina ha di fronte una potenza fascista che non ha un’opinione pubblica con cui dover fare i conti e quindi non ha scrupoli a condurre una guerra terroristica contro i civili. Che senso ha allora parlare di trattativa? E, nel caso, quale fiducia potremmo avere che gli impegni verrebbero mantenuti? Non abbiamo visto cosa successe a Srebrenica? E che senso ha proporre di smettere di dare armi agli ucraini, se non quello di costringerli alla resa? E in questo caso, di per sé orribile, quale sarebbe la riduzione del danno? Ripetiamo quello che tutti sanno: la prepotenza che vince è altamente contagiosa. Di Ucraina e Russia ci parlano Oxana Pachlovsha, Antonella Salomoni, Taras Bilous, Bartolo Gariglio, e poi da Meduza, quotidiano online in lingua russa con sede a Riga, Lettonia, l’intervista a Maxim Grebenyuk, e quelle a Tatyana Yefremonko e Yulia Tsyvova, madri di soldati russi “dispersi”.

Nei rifugi

il servizio fotografico del n. 283 è dedicato alla popolazione civile ucraina nascosta nei rifugi, nelle metropolitante, nelle palestre delle scuole. Qui sotto tre foto, l'intero servizio qui

foto di Oles Navrotskyi

foto di Fotoreserg

foto di Fotoreserg

l'altra tradizione

Scelgo l'Occidente

"Nel corso dell’ultima guerra non ho scelto, dapprima perché ero un socialista rivoluzionario trotzkista, in seguito perché mi stavo trasformando, in particolar modo dopo la bomba atomica, in un pacifista. Ma ora nessuna di quelle due posizioni mi appare valida"
Per il "reprint" del n. 283, un testo di Dwight Macdonald.

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Marca, terra di confine

"Volevo parlare dell’Ucraina. Per molti l’Ucraina -trentacinque milioni di uomini- non esiste neanche!"
Per il "reprint", una lettera di Andrea Caffi a Prezzolini presumibilmente nel 1915.

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pagine di storia

HOLODOMOR

bambina affamata di Kharkiv

Lo sterminio per fame di milioni di ucraini, voluto da Stalin, per imporre la collettivizzazione della terra; la criminalizzazione dei contadini, a cui fu impedito per legge di tenere per sé anche poche spighe di grano e che, già debilitati, furono oggetto, durante le sistematiche perquisizioni, di violenze e torture; gli atroci effetti della fame. Pubblichiamo alcuni brani tratti da “La grande carestia” di Anne Applebaum (Mondadori, 2019). Leggi di più

la guerra in Ucraina

Ucraina, l'invasione e il futuro

Le bombe cadono su Kharkiv e su Kiev in ciò che è diventato il più grande e sanguinoso conflitto che l’Europa abbia sperimentato sin dalla Seconda guerra mondiale. Sono circa duemila gli ucraini uccisi o feriti, un po’ meno i russi, e presto saranno centinaia di migliaia quelli che diventeranno rifugiati. Il Presidente Vladimir Putin ha circondato l’Ucraina con 190.000 truppe, un primo passo per ricreare la posizione russa di superpotenza e la vecchia sfera di influenza sovietica.
Intervento di Stephen Eric Bronner (1 marzo)

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Bandiere

Cari amici,
vi mando poche righe che ho scritto ieri, anche se dopo questo fine settimana mi direte che colleziono manifestazioni. Sarà per nostalgia.
La terza a cui sono andato con Silvia, ieri, è stata quella degli ucraini di Roma a Piazza della Repubblica, che si è poi trasformata in corteo fino ai Fori.
Lettera di Umberto Cini

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Mi scopro sempre più europeista

Se scoppia una guerra vera, l’Occidente potrà fornire sostegno morale, politico e diplomatico agli ucraini, e ovviamente rifornimenti militari; ma non potrà impegnarsi direttamente militarmente contro una potenza nucleare; l’auspicio che, come avvenne nel 1936 per la Spagna, nasca una brigata internazionale che si unisca all’esercito ucraino... Le rinnovate speranze sull’Europa e la crisi della democrazia americana.
Intervista a Michael Walzer.

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L'Ucraina esiste, eccome...

una lettera di Andrea Caffi a Prezzolini del 1915 (conservata nel fondo Caffi della Biblioteca Gino Bianco-Fondazione Lewin) in cui, per smentire un articolo apparso su "La Voce", fa una precisa disamina dei motivi per cui l’Ucraina è una nazione e gli Ucraini un popolo.
(Andrea Caffi, nato in Russia da genitori italiani immigrati, socialista libertario, volontario nella Prima guerra mondiale, nella sua vita ebbe modo di conoscere le carceri zariste e leniniste in Russia e quelle naziste in Francia. Era un grande studioso di storia bizantina e del mondo slavo).

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MEMORIAL

 

L’infanzia in una famiglia ebraica molto politicizzata, i primi ricordi legati alla morte di Stalin e al ‘disgelo’, la frequentazione con i dissidenti e i codici inventati per non far sapere che si leggevano libri proibiti, la lettura di Arcipelago e la decisione di raccogliere la voce dei sopravvissuti e quindi l’impegno nell’associazione Memorial, fondata da Sacharov, che dopo tanti anni di tenace impegno è oggi a rischio chiusura. Intervista a Irina Lazarevna Scerbakova.
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in memoria

in memoria
Chiara Frugoni ci ha lasciato. Già docente di Storia medievale all’Università di Roma II, esperta stimata in tutto il mondo per gli studi su san Francesco e santa Chiara e sul ciclo di Giotto di Assisi, fu degna allieva del padre Arsenio, grande storico. La ricordiamo con rimpianto.
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Chiara Frugoni (Pisa, 4 febbraio 1940 – Pisa, 9 aprile 2022)

Le interviste a Chiara Frugoni

QUEI LUMINI

pagine di storia
Una città n. 65/1998

COSA INTENDI DIRE?

ricordarsi
Una città n. 78/1999

LE CHIAVI DI PIETRO

pagine di storia
Una città n. 91/2001

GIOIA, MOLTO POCA

pagine di storia
Una città n. 118/2004

IN LAMBRETTA
COL BABBO

storie
Una città n. 211/2014

una nuova iniziativa delle edizioni Una città

Libertà e malinconia

parole e musica di Paola Sabbatani - arrangiamenti di Daniele Santimone
libretto + cd. Edizioni Una città, 2021 - 32 pagine

Aspettative e sogni delusi, perché qualcosa, nell’idea, non ha funzionato, eppure il sentire, che resta, di non potersi chiamare fuori. Vite che a volte si incatenano male, senza lasciare vie d’uscita, ma anche la seconda possibilità che c’è e un fidanzato che non scappa quando il peggio arriva.
La ribellione da giovani, i padri ritrovati e il “fare insieme” che dà senso e forza, ma pure stanchezza e desiderio di un “recinto” di pace. Amori impossibili, per età, per sesso e circostanze, tenuti segreti a nascondere la propria vulnerabilità. La lotta contro la sfortuna, così necessaria e spesso anche vittoriosa, ma comunque impari, che lascia nel cuore un fondo di malinconia

PER ACQUISTARE (10 EURO)

Paola Sabbatani, voce
Roberto Bartoli, contrabbasso
Tiziano Negrello, contrabbasso e percussioni
Daniele Santimone, chitarra sette corde e voce

 

per abbonati

Ho bisogno di una persona...

Una legge, quella sulla non autosufficienza, attesa da anni e rispetto alla quale, nella recente legge di bilancio, attraverso i Leps, livelli essenziali, si puntella qualche principio, come la scelta della domiciliarità, che non è soltanto il poter stare a casa, ma un progetto integrato fra le attività della vita quotidiana, compresa la compagnia, il non essere soli, fino al disbrigo delle pratiche burocratiche e all’assistenza sanitaria vera e propria. Intervista a Livia Turco.

per abbonati

La fame di studio

I dubbi su una scuola sempre più vocata all’accoglienza, all’aiuto per gli alunni in difficoltà, e che per rispondere a tale vocazione, ha smesso di chiedere agli studenti di fare fatica, di offrire loro obiettivi ambiziosi; la convinzione che allargare la platea non comporti affatto l’abbassamento di livello; la proposta di una scuola dell’obbligo fino a 16 anni uguale per tutti e di alto livello dove anche il futuro falegname impari il latino. Intervista a Paola Mastrocola.

archivio

Il supermercato dell'energia

La situazione del Kazakistan, ricchissimo di risorse energetiche e non solo, che, a causa della politica predatoria delle sue classi dirigenti, ha ridotto la popolazione alla fame; l’ambizione di Putin: un’Unione economica euroasiatica, speculare all’Unione europea; l’urgenza per l’Europa di ridisegnare il proprio ruolo prima delle elezioni americane del 24, nel dilemma tra allargamento e integrazione; la crisi, grave, della Bosnia. Intervista a Paolo Bergamaschi.

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foto di Nasa Earth Science

Sono stati Karl Polanyi e Keynes, suo contemporaneo, a sostenere che il mercato capitalistico, senza un intervento lungimirante della politica e dello stato, non è in grado di “tenere insieme” la società; la strada maestra di un liberalismo inclusivo, riformista, da contrapporre sia alla via del “lasciar fare” al mercato, cara a conservatori e privilegiati, così come a qualsiasi idea di rivoluzione; l’illusione di un nuovo Trentennio glorioso. Intervista a Michele Salvati.

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Insegnare
a fare le domande

foto di Guia Biscàro

L’inadeguatezza dell’attuale sistema di formazione degli insegnanti, in particolare delle secondarie, che tradisce l’idea, ancora invalsa, che basti conoscere una materia per saperla insegnare; le figure del tutor e dell’insegnante accogliente, che vanno tuttavia potenziate; il problema della motivazione e del rapporto scuola-università; il rischio, grave, di sprecare l’enorme potenziale delle nuove leve. Una conversazione tra Clotilde Pontecorvo e Anna Lona.

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Veni foras

Immagine tratta da Jacob Ruf: De conceptu et generatione hominis, 1554

Nella scena del parto medievale, affollata di donne, con i mariti fuori a pregare che sia un maschio, centrale è la figura dell’ostetrica; le storie dei miracoli e i testi medici e giuridici, fonti preziosissime; la vicenda del parto cesareo, che viene adottato originariamente per estrarre il bambino dalla madre già morta, per salvare l’anima del neonato o, più spesso, per trasferire l’eredità dalla madre al padre. Intervista ad Alessandra Foscati.

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domande

a Tiziana Dal Pra
n. 277
Luciano Benadusi
e Oreste Giancola
n. 277


Siamo destinati a una sempre maggiore centralizzazione?
E che fare?

Intervista
a Marco Cammelli
n. 275

Recovery fund: l'occasione per un cambiamento radicale della società?
Intervista
a Salvatore Biasco
n. 271

Identità di genere,
un'identità a testa?

Un webinair dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
e un'intervista a Francesca Izzo

n. 275

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La quarta rivoluzione

Dopo la copernicana, la darwiniana, la freudiana, internet; perché internet non è un aggiornamento di Gutenberg, ma un vero e proprio nuovo habitat, fondato sulle relazioni, sulla rete e i suoi nodi, dell’esigenza di un progetto comunitario umano basato sul verde e il blu, sull’ambiente e sul digitale e sulle tre “C”: coordinamento, collaborazione, cooperazione.
Intervista a Luciano Floridi.
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Disuguaglianze
e scuola

Nonostante le speranze riposte nell’istruzione pubblica come “great equalizer”, l’evidenza ci dice che la scuola riesce a combattere le disuguaglianze solo in alcuni casi e date alcune condizioni, tra cui sicuramente un’alta spesa pubblica, ma anche un solido curriculum comune; i rischi sottesi ai concetti di merito ed eccellenza e il dibattito sorto sulle competenze e attorno alla domanda: a cosa serve la scuola? Intervista a Luciano Benadusi e Orazio Giancola.

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Cosa ci fa lì l'imam?

Il problema dei matrimoni combinati era evidente da anni, chi si impegna con gli immigrati vedeva sparire all’improvviso le ragazze, ma, soprattutto a sinistra, non si è mai voluto affrontare il problema per evitare l’accusa di islamofobia; il rischio che i diritti delle donne vengano considerati un patrimonio solo occidentale; il dramma di un’adolescente che si rivolge alle autorità italiane e queste chiamano i genitori. Intervista a Tiziana Dal Pra.

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Contro ogni dittatura

Roselyne Chen
In lotta contro le dittature
Il Congresso per la libertà della cultura (1950-1978)
Ed. Una città, 2021 - 216 pagine

Roselyne Chenu è stata testimone diretta, dal 1964 al 1975, partecipando a numerose (e pericolose) missioni all’estero, delle vicende del Congresso per la libertà della cultura, che vide impegnati, tra i tanti altri, Raymond Aron, Arthur Koestler, Arthur Schlesinger, Louis Mercier Vega e, in Italia, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte; le sue memorie vengono ora pubblicate in italiano in collaborazione con l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”.

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di carcere

Ma poi si incontrano
di nuovo, vero?

intervista ad Amedeo Savoia

Essere un po' rivoluzionari
per fare le cose normali

intervista a Carmelo Cantone

Il sonetto in carcere
intervista ad Edoardo Albinati

Il cesto marcio
Intervista a Michele Passione

La pena della lettura
Intervista a Stefania Amato

(foto di Alessio Duranti)

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Israele
e i territori

La questione demografica
Intervista a Davide Lerner

Ma noi già ci parliamo!
Intervista a
Manuela M. Consonni

Interventi

Eccezione

Le origini del discorso sulla arretratezza dell’Est risalgono a una certa retorica comunista, italiana, non ufficiale, ma presente nelle discussioni, conversazioni, nella propaganda insomma. Il Pci, notoriamente, in Italia difendeva la democrazia, il rispetto delle regole del gioco, non elogiava la dittatura del proletariato e simili. Era insomma un partito di sinistra, per il quale l’unica via verso il potere non poteva essere altra che quella parlamentare. Ma allora, come si conciliava il rispetto delle “regole borghesi”, oggi diremmo liberali, con una certa simpatia nei confronti dei regimi dei paesi dell’Europa centrale?

intervento di Wlodek Goldkorn

Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

In questa foto, in piedi da sinistra: Heinrich Blucher, Hannah Arendt, Dwight Macdonald e la sua seconda moglie Gloria Lanier; seduti: Nicola Chiaromonte, Mary McCarthy e Robert Lowell, 1966

Una conversazione che non è finita
Wojciech Karpinski

Appunti sulla politica antitotalitaria in italia - seconda parte
Massimo Teodori

Muska carissima...
Nicola Chiaromonte

L'inserto sull'altra tradizione

Nelle pagine al centro, in via eccezionale riproponiamo l’inserto dell’Altra tradizione. Non potevamo ignorare un avvenimento che aspettavamo da anni e a cui amici come Gino Bianco e Wojciech Karpinski, e ovviamente Miriam Rosenthal Chiaromonte, avevano dedicato l’impegno di una vita: quello di far conoscere in Italia l’opera e la vita di un intellettuale militante come Nicola Chiaromonte, famoso in Polonia e negli Stati Uniti e pressoché sconosciuto in Italia. Il motivo lo conosciamo: in Italia era proibito essere antitotalitari e di sinistra contemporaneamente. L’uscita del Meridiano Mondadori con una raccolta dì saggi sancisce la fine di un boicottaggio vergognoso. Siamo orgogliosi di avere dato una mano a Gino Bianco a Wojciech Karpinski e a Miriam Chiaromonte in questa dedizione, i cui frutti, purtroppo, nessuno di loro ha potuto raccogliere. Nell’inserto ripubblichiamo l’intervento “Una conversazione che non è mai finita”, che Karpinski tenne al convegno dedicato a Chiaromonte organizzato da “Una città” nel lontano 2002. Ricordiamo i partecipanti, da Enzo Golino, che purtroppo non c’è più, a Irena Grudzińska Gross che in fuga dalla Polonia trovò, come tanti altri polacchi, rifugio in via Ofanto; a Ugo Berti, il primo a pubblicare per il Mulino testi di Chiaromonte; a Pietro Adamo, Gregory Sumner, Marino Sinibaldi. Ricordiamo la soddisfazione di Gino Bianco per il fatto che, con quel convegno, avevamo scongiurato un tentativo della destra di “impossessarsi” di Chiaromonte. Pubblichiamo inoltre la seconda puntata degli “appunti sull’antitotalitarismo italiano” di Massimo Teodori.

in memoria

Ricordiamo Giorgio Bacchin

Giorgio Bacchin, uno dei fondatori della nostra rivista, dopo un mese di ricovero in ospedale per un’emorragia all’aorta, quando sembrava ormai fuori pericolo, è morto nella notte fra il 26 e il 27 novembre. Aveva 65 anni.

Giorgio Bacchin (a destra) e Gianni Saporetti (foto di Fausto Fabbri, 1999)

La prima volta che andai a Firenze a intervistare Michele Ranchetti, non ero ancora entrato nella casa che mi chiese: “Come sta Giorgio?”. Io sapevo solo che era stato suo professore all’Università di Firenze, dove Giorgio si era laureato con una tesi sul Guicciardini, ma rimasi sorpreso che si ricordasse così di un suo studente di più di vent’anni prima. E non solo lo ricordava, ma sapeva delle sue vicissitudini e anche che collaborava alla rivista. Mi disse che era stato uno degli studenti più intelligenti che avesse avuto.

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In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scrittaal Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti. [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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La newsletter

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discussioni
di questi giorni

appunti del direttore

12 giugno
Ecco a cosa ci porta la demonizzazione della guerra, la guerra come male assoluto: alla banalizzazione della prepotenza, della cattiveria, del sopruso, della violenza contro gli inermi, dell’uso del terrore. Ci stiamo anestetizzando. Abbiamo visto civili costretti a correre in fila indiana ognuno con una mano sulla spalla dell’altro e poi il mucchio dei loro corpi, e veniva in mente quel video dove i serbi di Mladic fanno scendere da un camion dei giovani prigionieri, li fanno stendere nel fossato e fanno finta di sparare e ridono e tu speri che sia stato solo un gioco crudele, ma poi in fila indiana li fanno entrare nel bosco. Ma è la guerra. Le fosse comuni di civili giustiziati, i torturati, gli stupri, la distruzione sistematica di intere città, le deportazioni, le condanne a morte di soldati prigionieri sono guerra. Tutto è colpa della guerra. Anche Auschwitz, ci ha detto un professore universitario. L’espressione “crimini di guerra” è insensata, perché è la guerra il crimine. Così i crimini contro l’umanità. Marzabotto, Stazzema, le fosse Ardeatine sono guerra. Così le pulizie etniche, gli stupri etnici. Alla fine il genocidio sarà solo guerra. E avremo toccato il fondo.

30 maggio
Piergiorgio Bellocchio, Chiara Frugoni, ora Andrea Canevaro. Quando ad andarsene sono quelli “più grandi” di te, quelli che ti hanno insegnato delle cose, che ti hanno aiutato a capire, che ti hanno incoraggiato, ti assale un senso di perdita, di vuoto. E la sensazione, anche un po’ ridicola visto che hai più di settant’anni, che “ora devi fare da solo”.

26 maggio
Alcuni amici ci rimproverano di chiamare fascista il regime russo. Ne discuteremo. Qui riporto, intanto, una citazione di André Glucksmann che fu il primo a parlare dei tre fascismi, quello nero, quello rosso e quello verde, cioè islamico.

“[...] Da dieci anni, i nostri dirigenti disprezzano le indignazioni «morali». Da dieci anni, affermano di fare della «realpolitik»: non sarà per Grozny che il mondo smette di girare, evitiamo di urtare il gigante Russia, lasciamo agli illuminati il loro «ritornello moralistico» d’impotenti. Scusatemi, ma senza principio etico, non c’è politica a lungo termine. Morale e politica non si dissociano come credono i Machiavelli da strapazzo. La «politica» degli Airbus e degli idrocarburi, la «politica» delle riverenze, la «politica» del «me ne infischio altamente che un popolo sia sterminato» portano a Beslan. Questa non è politica, è cecità. La «belle âme» che loro deridono e che io assumo per aver combattuto, con qualche raro amico, i fascismi nero, rosso e verde, per aver sostenuto all’epoca della loro persecuzione Solzenicyn, Sakharov, Havel, Massud, i boat people, gli assediati di Dubrovnik e di Sarajevo, gli espulsi del Kossovo, gli sgozzati d’Algeria, tutti quei «senza potere» sui quali i sostenitori della realpolitik non scommettevano un chiodo, la mia anima pietosa vi dice che non si cancella un popolo dalla carta, fosse pure irrisoriamente piccolo a giudizio delle nostre grandi nazioni”.

“Corriere della sera”, 16 settembre 2004

20 maggio
Una domanda ancora ai pacifisti. Visto che prima di perorare diplomazia, negoziato, compromessi, per fermare la guerra, premettete sempre di considerare Putin colpevole di un’aggressione criminale, anche voi, evidentemente, non vi fidate di lui. Quindi, qualora gli ucraini si decidessero a cedere parte del loro territorio, che garanzie avrebbero che un domani non si potrebbe ripetere un’altra aggressione? Perciò sareste d’accordo a rassicurare gli ucraini con una specie di articolo 5, per cui, in quel caso, si interverrebbe militarmente immediatamente al loro fianco?

13 maggio
Ci risiamo. Perché mai la Finlandia, dopo quel che è successo e continua a succedere, non dovrebbe entrare nella Nato? Risposta pacifista: perché confina con un prepotente molto pericoloso. Già.

11 maggio
Finirà che gli ucraini, siccome forse stanno vincendo, dovranno perdere? Biden, aiuta tu l’Europa a tener la schiena dritta.

Leggi di più

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video

"Ricordare"
Intervista a Vittorio Foa

"La socialdemocrazia è morta?"
Intervista a Michael Walzer

video-intervista a Michele Ranchetti realizzata dal "collettivo minimo torinese"

Presentazione dell'associazione "Amici di Nicola Chiaromonte"
con interventi di Marta Herling, Massimo Teodori, Cesare Panizza

Intervista a Lissi Lewin che ricorda il fratello Alfred e la madre, uccisi nell'eccidio dell'aeroporto di Forlì

Valdo Spini
sui fratelli Rosselli

Daniele Menozzi presenta il libro "Giudaica perfidia"

Cesare Panizza presenta il libro su Nicola Chiaromonte

Gianni Saporetti
intervistato l'11.05.17 sul '68 a Forlì

Jamila Hassoune presenta il libro "Dove i libri sono rari come la pioggia"

Edoardo Albinati presenta il suo libro "La scuola cattolica"

Alberto Saibene presenta il libro "L'Italia di Adriano Olivetti"

Cesare Panizza presenta il libro "Piero Gobetti: l'autobiografia di una nazione"

Pietro Polito presenta il libro "Il dovere di non collaborare"

Roberto Balzani, Nicola Del Corno e Carlo De Maria
"I fratelli Rosselli nella storia d'Italia"

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