La conseguenza più evidente è che l’Europa dovrà cavarsela da sola e risolvere autonomamente i propri problemi e le proprie sfide geopolitiche. Tuttavia, l’Europa non ha esercitato un ruolo di leadership a livello geopolitico sin dall’inizio del XX secolo. Pertanto, gli sforzi volti a essere all’altezza della situazione meritano grande attenzione.
“Europa” non significa solo Unione europea. L’Ue svolge indubbiamente un ruolo centrale negli affari economici, con un mercato comune e un’unione doganale, una moneta e una banca centrale condivise, un quadro giuridico e normativo sovranazionale e, soprattutto, delle solide relazioni commerciali con l’estero. Anche la Nato, pur nella sola dimensione europea e canadese, rimane indispensabile per la sicurezza del continente, pur essendo tuttavia destinata a essere di gran lunga più debole senza la partecipazione della principale superpotenza mondiale.
Rimane tuttavia una grande domanda: chi dovrebbe guidare questa entità fragile e politicamente incompleta? Nessuna singola potenza europea ha i mezzi per farlo da sola, in quanto nessuna possiede le dimensioni in termini di territorio e popolazione, la forza finanziaria o il potenziale tecnologico ed economico necessari.
Inoltre, per una governance efficace c’è bisogno di altri due elementi essenziali: una lunga tradizione storica di leadership a livello regionale e una popolazione ampiamente dedita al progetto europeo. Allo stato attuale, si può dire che solo la Francia e la Germania siano in possesso di questi requisiti. La maggior parte degli altri stati membri può infatti soddisfarne uno, ma non entrambi. Senza il partenariato franco-tedesco, l’idea di una leadership europea è quindi destinata a fallire sin dall’inizio.
Il ritiro degli Stati Uniti dall’Europa rappresenta tuttavia una sfida particolarmente delicata per la Germania, specialmente nel contesto dell’attuale processo di potenziamento militare e del rafforzamento delle forze neonazionaliste in tutta Europa, anche nella stessa Germania. Per decenni, la presenza militare statunitense ha rassicurato molti europei, compresi gli ex avversari bellici della Germania, che temevano un ritorno della potenza tedesca. Anche questo fattore verrà a mancare in futuro, richiedendo alla Germania di mostrare una sensibilità ancora maggiore nei confronti della propria storia. Guidare senza dominare significherà trovare un delicato equilibrio.
Inoltre, il progresso dell’Europa è sempre stato guidato da iniziative congiunte, la maggior parte delle quali sviluppate da Francia e Germania. Sotto la pressione dell’aggressione russa, che ha raggiunto la sua massima espressione nella guerra in corso contro l’Ucraina, e di un’amministrazione statunitense sempre più ostile, la priorità immediata dovrebbe essere quella di creare un’Unione europea della difesa. Tuttavia, data questa necessità e il ruolo indispensabile della leadership franco-tedesca nel raggiungerla, il fallimento del progetto congiunto franco-tedesco, ovvero il Future Combat Air System (Fcas), dovrebbe essere considerato un allarme di massima gravità. Se infatti questo fallimento può rappresentare un’anteprima di ciò che ci aspetta, l’Europa è già condannata.
Si dice spesso che la concorrenza faccia bene agli affari. Nel contesto delle relazioni franco-tedesche, tuttavia, ciò è vero solo se la concorrenza poggia su una fiducia reciproca con basi solide, altrimenti si può facilmente trasformare in un fenomeno reciprocamente distruttivo. Dato l’attuale contesto geopolitico e strategico, questa è l’ultima cosa che l’Europa può permettersi.
Purtroppo, al momento ci sono governi politicamente deboli su entrambe le sponde del Reno. Al presidente francese Emmanuel Macron resta circa un anno di mandato, al termine del quale la Francia potrebbe benissimo eleggere un rappresentante euroscettico di estrema destra del partito Rassemblement National di Marine Le Pen. Inoltre, nessuno può dire con certezza per quanto tempo il cancelliere tedesco Friedrich Merz rimarrà in carica, visti i pessimi indici di gradimento del suo governo e gli indicatori economici della Germania altrettanto preoccupanti.
Eppure questo è proprio il momento in cui l’Europa ha bisogno di una leadership forte sia a Parigi che a Berlino. C’è bisogno di politici ambiziosi, lucidi, proattivi e attenti al bene comune per avviare e sostenere le iniziative che l’attuale contesto richiede, a partire da un’unione della difesa.
Noi europei viviamo in pace da oltre ottant’anni. Ma ormai dovremmo aver imparato che la storia può essere crudele e spietata. Questa volta nessuno verrà in nostro soccorso, dovremo salvarci da soli.
Joschka Fischer, ministro degli Esteri e vice Cancelliere della Germania dal 1998 al 2005, è stato leader del partito dei Verdi tedesco per quasi vent’anni.
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