Nei n. 247/248 di “Ha Keillah”, la rivista del gruppo di studi ebraici (Gse) di Torino, che, tenacemente da oltre cinquant’anni, occupa uno spazio di qualche peso nella cultura della sinistra ebraica italiana, si è svolto un dibattito a più voci, (anche la mia), teso ma composto, su di un tema scottante, l’emergenza suprema. Il problema era quello della proporzionalità nelle azioni di guerra, che vieta attacchi contro obbiettivi militari che comportino perdite civili eccessive, rispetto al risultato militare atteso e la possibilità in casi estremi di superare i limiti della proporzionalità nella risposta. In un libro del 1977 (Guerre giuste e ingiuste, Laterza 2009) Michael Walzer, il più noto filosofo contemporaneo della guerra giusta, scriveva: “La proibizione di uccidere innocenti è assoluta, ma in quelle circostanze (la guerra contro i nazisti) era giusto andare contro i principi sanciti dallo ius in bello: ci sono limitazioni sul modo di condurre la guerra, ma ci sono momenti in cui possiamo, e forse dobbiamo, infrangere quelle limitazioni”. Ora, il 7 ottobre è stato un caso di emergenza suprema? Israele si è guadagnata una sorta di impunità? La sua condotta di guerra è diventata moralmente difendibile?
Non è dubbio che Hamas sia stata e sia una minaccia seria per gli israeliani e non si può non partire dal fatto che Hamas, quando si tratta di ebrei non rispetta la distinzione tra civili e combattenti, ricorre alla violenza senza discriminare tra civili e militari, non si cura di proteggere i civili palestinesi, anzi, e lo hanno dichiarato espressamente i suoi capi, è desiderosa di sangue gazawi. Ma va considerato che dichiarazioni, del tutto parallele e speculari, hanno fatto i leader israeliani sulla cancellazione di Gaza dalle mappe e dalla faccia della terra, mentre è pacifico che sono stati realizzati attacchi contro i leader di Hamas che mettevano in conto la morte di un numero spropositato di non combattenti. Insomma sia per Hamas che per Israele la distinzione tra civili e combattenti non ha rilevanza e non ha carattere prioritario. 
Se le cose stanno così siamo o non siamo di fronte ad un caso di emergenza suprema? Israele ha corso veramente il rischio dell’annientamento come nel caso della Shoah? Il 7 ottobre può rappresentare un caso di autodifesa da un’aggressione potenzialmente letale? Al tempo della Shoah era immorale l’uccidere nazista di milioni di innocenti, ma lo era altrettanto lasciarsi massacrare, c’era un’equivalenza assoluta tra l’una e l’altra faccia della medaglia, per cui era invocabile l’emergenza suprema. Ma essa è invocabile solo quando la sopravvivenza fisica di una comunità ha subìto una minaccia esistenziale, ed è allora che i leader politicisono autorizzati a sporcarsi le mani e a superare tutti i vincoli consueti della guerra (distinzione, proporzionalità) anche se questo comporta uccidere deliberatamente degli innocenti”. Ora, la guerra che si combatte a Gaza è simile o sostanzialmente diversa da quella contro la Germania nazista? E la cancellazione di Israele è una possibilità attuale o remota in riferimento alle minacce di Hamas e dell’Iran? Lo ius in bello, il complesso delle norme che regolano i comportamenti degli stati in guerra, traccia una netta distinzione tra civili e combattenti, e certo può accadere che i civili siano incidentalmente colpiti, ma le convenzioni di Ginevra stabiliscono che essi non debbono essere oggetto di attacchi intenzionali, e nel caso nostro il dato di fatto tuttavia è che entrambe le parti non rispettano la distinzione. Ma è altrettanto evidente che le armi e i combattenti di Hamas sono in mezzo alla popolazione civile ed è praticamente impossibile per Israele combattere Hamas senza fare vittime civili, ma nel contempo il numero delle vittime civili è spropositato e il fatto è in sé e per sé profondamente immorale.
Ma il dato essenziale è che non esiste lo stesso rischio esistenziale di sterminio che esisteva nella Shoah; esiste solo un rischio immaginario. Israele non è più quel popolo inerme, condotto al macello dai nazisti, è uno stato ben funzionante e moderno, che esporta valori e innovazione, ha l’esercito più potente e attrezzato del Medio Oriente e possiede un alleato fidato che mai consentirebbe la sua distruzione. Perciò non esiste alcun rischio reale di una distruzione d’Israele per mano nemica, ma solo la sua rappresentazione soggettiva e fantasmatica; esiste la memoria della Shoah e il fatto che 7 ottobre ha ...[continua]

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