Meglio nutriti, ma non basta
Queste considerazioni non debbono oscurare il fatto che almeno a livello globale si sono fatti notevoli progressi nonostante che le disuguaglianze tra paesi, o tra strati sociali, continuino a essere rilevanti. Al lordo degli sprechi, le disponibilità caloriche pro-capite giornaliere, nel 2024, sono prossime a 3.000 kcal nella media mondiale, con un minimo in Africa (2.500) e un massimo in America del nord (oltre 3.500). Valori in sensibile crescita rispetto al 2000, quando erano rispettivamente pari a 2.700, 2.400 e 3.400. Il progresso è confermato da una misura più sofisticata, denominata “indice di adeguatezza calorica della dieta” (Adesa), o il rapporto tra l’energia calorica contenuta dalla dieta effettiva e il fabbisogno della popolazione considerata. Un rapporto pari al 100% implica che la dieta effettiva è sufficiente solo nell’astratto caso di perfetta uguaglianza di consumi dei componenti della popolazione, ma data la distribuzione asimmetrica delle risorse caloriche (a causa delle forti disuguaglianze tra persone), un rapporto del 100% implica che una notevole parte di questa rimane affamata1, e questo vale, di norma, anche per rapporti superiori, ma inferiori al 120%. A livello globale il rapporto è cresciuto da 113 nel 2003-05 a 125 nel 2022-2024, denotando un notevole progresso, ma l’indicatore rimane sensibilmente inferiore a 120 nell’Africa Sub-Sahariana e nell’Asia meridionale.
Dai dati emerge un graduale miglioramento dei livelli medi di alimentazione, ma con il permanere di forti disuguaglianze tra paesi e nei paesi, e un’incidenza ancora molto elevata degli affamati e dei malnutriti. Non basterà perciò che i sistemi agroalimentari producano un 20-25% di alimenti in più nei prossimi trent’anni, al ritmo della crescita demografica: dovranno fare di più per migliorare i livelli nutritivi là dove sono tuttora insufficienti, e abbassare le disuguaglianze.
Dall’inizio del secolo scorso ad oggi, nonostante che la popolazione sia quintuplicata di numero e sia meglio nutrita, i prezzi reali dei cereali (grano, mais e riso) -da cui proviene la maggior parte dell’apporto calorico dell’umanità- hanno tracciato un percorso discendente. L’andamento dei prezzi di queste derrate è una buona spia delle tensioni dei mercati, dell’abbondanza e della scarsità: con diverse oscillazioni, la discesa ha portato gli indici, nel 2020, a livelli tra un quarto e un terzo di quelli d’inizio Novecento. Proseguirà questo favorevole andamento nel futuro? Riusciranno i sistemi agroalimentari a soddisfare la domanda crescente? Continuerà a crescere la produttività del sistema?
Tre opzioni per il futuro
Le tendenze del passato illustrano le opzioni aperte per il futuro. Dai dati emerge -per il mezzo secolo appena trascorso- l’andamento dell’indice di produzione dei cereali (quadruplicato), quello dell’input di fertilizzanti (cresciuto di nove volte), e la superficie coltivata, praticamente invariata. Le stesse opzioni sono aperte per il futuro: l’espansione della produzione di cereali potrà essere ottenuta sia espandendo la terra da coltivare, sia attraverso l’intensificazione produttiva della terra già coltivata. Le due opzioni hanno però effetti potenziali diversi sull’ambiente. L’estensione delle coltivazioni accresce l’antropizzazione dello spazio, ma non occorre citare Malthus per comprendere che questo processo non può continuare per sempre; invero in molti paesi -in Bangladesh, per esempio- i limiti sono già stati raggiunti ...[continua]
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