grazie della Sua buona lettera e grazie soprattutto del suo fraterno interessamento per me. I primi giorni qui sono stati più difficili di quanto mi immaginassi, ma ora vado riprendendo -sia pur lentamente- il mio coraggio e un po’ della mia forza fisica. Mia madre non ha potuto ancora raggiungermi perché il suo passaporto era scaduto e le fanno mille difficoltà per il rinnovo. Non solo, ma di tutte le lettere che io ho scritto ai miei e ai parenti di Mario, non una è stata recapitata. Quanto fanno paura anche i morti ai vilissimi governanti del nostro paese! Ad ogni modo io ho deciso di ritornare in Ispagna fra voi -appena avrò riacquistato le forze perdute e avrò sistemati i pochi affari che il mio Mario, partendo, aveva lasciati in sospeso. […] Io non vedo l’ora di tornare fra voi e sento che soltanto il giorno in cui avrò potuto raggiungere la Colonna, avrò trovato un po’ di pace e un po’ di sollievo alla mia pena.
(15 settembre 1936)
Giaele Franchini Angeloni
Cara Signora e amica,
[…] Giovanna [Caleffi] e mia madre mi scrivono di lei, confermandomi che va riprendendo quel suo bel coraggio che è in lei, con la bontà e la schiettezza, la virtù che ammiro. E io ne sono sollevato come di un arcobaleno che si affacciasse sul cielo della mia vita. Ora, poi, spero proprio di rivederla; e fra non molto. Saperla a Parigi mi dà l’impressione che lei sia “in viaggio”. Barcellona è, ormai, così nostra! Non vorrei stabilirmici, ma questa è la città di oggi. E credo che il clima spirituale di qui faciliterà il ritorno del suo cuore alla vita, poiché vi è un ritorno e un respiro che non sono unicamente individuali.
Camillo Berneri
All’alba del 28 agosto 1936, a Monte Pelato, la Colonna italiana fu attaccata da un contingente franchista circa sette volte più numeroso. Tra i caduti c’era Mario Angeloni, primo comandante straniero a cadere sul fronte catalano. La moglie Giaele seppe della tragedia da un telegramma lasciato nella sede di Giustizia e Libertà di Parigi, dove si recava ogni mattina a prestare la sua opera. Partì immediatamenteper Barcellona, dove fu accolta da Camillo Berneri.
Le lettere sono del settembre 1935. Camillo Berneri verrà ucciso pochi mesi dopo a Barcellona da sicari stalinisti quasi certamente italiani. Giaele resterà in Spagna, prima come infermiera al fronte e, dal 1937, a dirigere l’ufficio del Consolato italiano antifascista di Barcellona. Durante la guerra, con l’aiuto di Giuseppe Faravelli, vivrà clandestinamente prima a Marsiglia e poi in Messico. Tornerà in Italia nel 1946, dove si accontenterà di un modesto impiego presso la Direzione del Psi, dove lavorerà fino al momento del pensionamento.
Le lettere sono tratte da Le Vite dei Cesenati, vol. VII (2013), a cura di Pier Giovanni Fabbri e Alberto Gagliardo, Cesena, Stilgraf, 2013 - https://www.levitedeicesenati.it/volume/volume-7-le-vite-dei-cesenati/
Le lettere sono tratte da Le Vite dei Cesenati, vol. VII (2013), a cura di Pier Giovanni Fabbri e Alberto Gagliardo, Cesena, Stilgraf, 2013 - https://www.levitedeicesenati.it/volume/volume-7-le-vite-dei-cesenati/

















