La Grande Guerra Patriottica, cioè la seconda guerra mondiale, costò all’Unione Sovietica oltre venti milioni di vite umane, tra militari e civili. Di fronte a quella catastrofe, le centinaia di migliaia di morti provocate dalla guerra di aggressione ancor oggi in atto, appaiono un modesto tributo che l’impero putiniano è costretto a pagare per riappropriarsi dell’Ucraina. Questo, nonostante “l’operazione militare speciale”, che doveva essere un rapido intervento chirurgico, si sia trasformata in una “vera e propria guerra” (a “real war”), come ammesso dallo stesso portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, in una recentissima intervista. Una guerra che, secondo la propaganda ricorrente, è stata scatenata per colpa dell’aggredito che osa difendersi, e dell’Europa che lo aiuta. 
Ho citato la Grande guerra patriottica non perché “l’operazione speciale” le somigli (tutt’altro, allora era l’Urss la vittima dell’aggressione!), ma per ricordare l’immensa capacità di sofferenza, di resistenza e adattamento del popolo russo, disperso nello sconfinato paese, governato con mano dura dal potere centrale, represso se ribelle, isolato dalla censura. Se negli Stati Uniti qualche centesimo in più del prezzo del gallone di benzina può costare ai repubblicani la maggioranza nel Congresso, non saranno centomila morti in più nella “real war” a scalfire il potere di Putin. Almeno per ora!
Quando le statistiche tacciono…
Non esistono statistiche ufficiali delle vittime del conflitto: le censure in tempo di guerra, non solo in Russia, tengono occultati dati e indizi specifici sul tema. Ma ci sono vie indirette per valutazioni attendibili, come già riferito più volte su Neodemos. Sono quelle seguite dagli esperti coordinati nel sito russo “Mediazone”, adesso costretto ad operare all’estero. Le fonti sono di tre tipi: 1) una rilevazione capillare dei necrologi di militari morti apparsi sulla stampa, sui media, e su post dei social, fatta da una rete di volontari e dalla Bbc.  Naturalmente i dati sottostimano il fenomeno, perché una quota importante dei deceduti non dà luogo a “segnali” e quindi rimane occulta, sfuggendo alla rilevazione. Ma i dati che se ne ricavano forniscono un sicuro “minimo” delle perdite. 2) I dati del Registro Nazionale delle Successioni Omologate (National Probate Registry), nel quale vengono obbligatoriamente inseriti i deceduti (entro sei mesi dal decesso) per consentire la trasmissione agli eredi di beni reali (case, terreni, auto) o finanziari. Non tutti i deceduti vi sono iscritti: molti, soprattutto i più giovani, non hanno eredità da trasmettere, e la proporzione dei non registrati cresce quanto più poveri sono i defunti. 
3) Infine una terza via (che però dipende dalla disponibilità di dati adesso in parte occultati dalla censura) si avvale del confronto tra l’andamento “normale” dei decessi per mese degli uomini tra i 15 e i 50 anni (negli anni di pace precedenti la guerra, e il Covid) e l’andamento dei decessi nel periodo del conflitto, con attribuzione della “discrepanza” in eccesso dei secondi alla mortalità di guerra.
Perdite mai così alte nei conflitti successivi alla Seconda guerra mondiale
In base ai dati disponibili, da cui sono esclusi i decessi di militari stranieri (ad esempio i soldati nordcoreani), i dispersi, i disertori e i civili, risulta che nel periodo da febbraio 2022 a fine 2025, i decessi militari sarebbero stati 352.000, con massimi nell’ultima parte del 2024 e nella prima parte del 2025, con punte fino a 4.000 decessi settimanali. A metà 2026, le perdite totali si situerebbero tra 400.000 e 450.000. Questo numero si pensa che vada moltiplicato per due o per tre per ottenere il numero dei feriti, che porterebbero a circa 1,5 milioni le persone di fatto eliminate dal conflitto. Le perdite e i decessi russi sono notevoli se confrontati con i conflitti successivi alla Seconda guerra mondiale. I caduti sul campo di battaglia in Ucraina sono oltre ventotto volte superiori ai caduti sovietici in Afghanistan negli anni Ottanta, oltre diciotto volte superiori a quelli registrati durante la prima e la seconda guerra cecena della Russia negli anni Novanta e Duemila, e oltre nove volte superiori a quelli di tutte le guerre russe e sovietiche messe insieme dal secondo dopoguerra. “Il numero delle vittime e dei caduti russi è sbalorditivo. Dalla Seconda guerra mondiale, nessuna grande potenza ha subito in nessuna guerra un numero di vittime o di caduti nemmeno lontanamente parag ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!