Pubblichiamo un’intervista a Stephen Eric Bronner apparsa sulla rivista letteraria iraniana "L’itrarcoria”.

Cominciamo con una domanda poco convenzionale: quanto consideri positiva, o negativa, la visione del mondo dell’assurdo e le sue attuali conseguenze nella vita delle persone e dell’umanità in generale?
L’"assurdo” è un concetto, o meglio, un atteggiamento. Parla alle emozioni dell’insensatezza della vita e del relativismo morale provocato dalla mancanza di fondamenta filosofiche, o di Dio. Sartre riteneva che l’esistenza fosse basata sul nulla, quindi niente ci fornisce significati o scopi precostituiti. Siamo sempre liberi di scegliere (o definirci), e siamo responsabili di quella scelta. Altri identificano l’assurdo con sensazioni di angoscia, relativismo, con un indefinito senso di colpa o con la semplice pazzia. Kafka probabilmente dipinge in modo più drammatico il mondo alienato dell’assurdo, dominato da una burocrazia anonima, spietato nel trasformare l’individuo in una figura senza nome impiegata in lavori noiosi, che obbedisce agli ordini, incapace di prendere decisioni e dichiarata arbitrariamente colpevole o innocente, e infine condannata, come nell’ultima riga de Il processo, a essere "ucciso come un cane”. Sicuramente Kafka anticipò l’universo dei campi di concentramento, ed è in questo contesto che l’assurdo divenne un concetto popolare all’indomani della Seconda guerra mondiale. Forse questo concetto non gode dello stesso prestigio di un tempo, nonostante l’egocentrismo che esprime e la paralisi politica che ha generato siano evidentemente ancora con noi oggi.   
Esistono lingue, come il farsi, che non hanno espressioni o parole adeguate per connotare o denotare completamente il significato di un concetto come "l’assurdo”. Spesso viene assimilato alla parola "nichilismo”. Forse potremmo trovare un significato più preciso provando a definire il contrario di questa parola, o concetto.
Il nichilismo è senz’altro un’implicazione dell’assurdo. Camus la pensava così non solo ne Lo straniero, ma anche in opere teatrali come "Caligola” o, più sorprendentemente, in saggi come "L’uomo in rivolta”. Se dovessi cercare di capire l’assurdo a partire da una nozione antitetica probabilmente sceglierei autodeterminazione convinta, o forse solidarietà.
La tendenza ad ammettere che il mondo sia assurdo o a identificarlo con la sua antitesi fa parte dell’essenza della natura umana?
L’assurdo è un concetto moderno legato agli effetti stranianti del capitalismo, dei rapidi cambiamenti scientifici e tecnologici, della vita urbana e dell’anonimia che genera, e di quello che Max Weber definì "disincanto del mondo”. Il pericolo sta nel vedere l’assurdo senza comprenderne il carattere ideologico. Ciò accade per diversi motivi: sperimentare l’assurdo fa sì che la sensibilità dell’individuo venga esasperata in una forma di drammatizzazione, enfasi e giustificazione di una paralisi etica e politica. Indulgere nell’assurdo diventa un modo per legittimare l’abbandono della responsabilità per atti intrapresi in nome di un pensiero mitologico religioso, ideologico o egoistico. Sartre affermò che "l’esistenza precede l’essenza”; intendeva dire che una "situazione” sociale e storica oggettiva produce alternative concrete a partire dalle quali si operano delle scelte che definiscono noi stessi.
Concentrandosi sull’assoluta insensatezza dell’esistenza diventa facile dimenticare sia gli squilibri di potere che nascono dalle situazioni concrete nel qui e ora, che il bisogno di cambiare questa situazione. Spesso l’assurdo è una trappola che impedisce all’individuo di affrontare il mondo in modo significativo. Thomas Mann avrebbe considerato l’interesse per l’assurdo come un segno di "chiusura aiutata dal potere”.
Quali pensa che siano state le forze che hanno spinto Camus a studiare nozioni esistenziali come l’assurdo, l’essere o il significato dell’esistenza?
Camus non amava essere identificato come "esistenzialista”, anche se in realtà le tematiche a cui era interessato non erano molto diverse da quelle dominanti nella tradizione esistenzialista. La sua infanzia a Orano fu segnata dalla povertà e vissuta con la madre e la nonna in una casa senza libri e silenziosa. Cercava Dio pur rifiutandosi di credere nella sua esistenza; mentre lavorava come giornalista ebbe una breve infatuazione per il partito comunista algerino e testimoniò l’effetto devastante dell’imperialismo. Per tutta la sua vita C ...[continua]

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