Giancarlo Parissi ha una pluridecennale esperienza di lavoro in ambito di esecuzione penale; è ricercatore autodidatta sul sistema giudiziario e sul sistema sanzionatorio; dal maggio 2025 è garante delle persone private della libertà personale a Firenze.

Nel maggio 2025 sei stato eletto dal consiglio comunale di Firenze “Garante delle persone private della libertà personale”. In cosa consiste il tuo lavoro?
Il garante si occupa dei diritti delle persone private della libertà personale. Dietro la parola “diritti” ci sono parecchie cose: diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto a spazi adeguati… Quindi il garante ha una funzione molto articolata (può mettere gli occhi un po’ dove vuole in carcere e in altri luoghi) e anche molto gratificante, in teoria. Dopo quasi un anno di esperienza, però, devo dire che nella pratica le cose sono andate in modo piuttosto diverso.
Cominciamo dalle tue visite al carcere di Sollicciano di Firenze. Come si svolgono generalmente?
Dunque, io mi presento e posso accedere a qualunque recesso della struttura. Nel caso di parlamentari, consiglieri regionali o comunali o altre figure politiche sempre, o quasi, che io sappia, ci sono telefonate preventive, tutto è molto formale. Nel caso del garante no, io fin dall’inizio ho potuto entrare dove volevo, al transito, all’accoglienza, al centro clinico, nei posti anche più critici senza dover preavvertire. 
Puoi parlare anche con le persone detenute e accedere alla documentazione che li riguarda?
Sì, se lo chiedo posso parlare con ognuno di loro senza che siano presenti l’educatore o altre figure. La figura del garante da questo punto di vista è molto ben tutelata. L’asino cade quando si tratta della sua assoluta mancanza di poteri rispetto all’autorità che il carcere mantiene, della distanza fra il rilevare un mancato rispetto dei diritti di uno o più o di tutti i detenuti e il poter incidere al di là della segnalazione. Quello che faccio, che sto imparando a fare, è segnalare il più oculatamente possibile i problemi che ci sono, per esempio la mancanza di pulizia o di luce nelle celle e anche nel corridoio di accesso alle celle. Al transito ci sono circa quindici celle con finestre che danno su un muro posto a uno-due metri di distanza, e il corridoio su cui affacciano le porte delle celle è privo di finestre. In queste celle si trovano dalle venti alle trenta persone -dipende dall’affollamento- che, non bisogna mai dimenticarselo, dentro quegli spazi ci vivono.
Quella parte di Sollicciano si chiama “transito” proprio perché teoricamente è dedicata a chi arriva nel carcere dopo l’arresto o il trasferimento; è il luogo dove si staziona per alcuni giorni, a volte per alcune settimane, a volte per alcuni mesi, per motivi giudiziari o per altri motivi, prima di poter essere trasferiti nelle sezioni ordinarie. Lì le persone ci vivono, cioè ci dormono, ci mangiano, ci cucinano e lavano i panni, usano il bagno, insomma fanno tutto quello che noi facciamo nelle nostre case; e lo fanno in spazi ristretti, privi di aerazione. Non c’è circolazione dell’aria -a proposito di diritto alla salute e al non essere vessati con situazioni non plausibili rispetto a una quotidianità di vita condivisa con decine di persone.
Ecco, questo tipo di problemi, io li posso segnalare, alla direzione, alla sindaca, al Provveditorato regionale, al Dap nazionale, a chi mi pare, dopodiché solitamente mi viene data una risposta dal Prap, Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria. Anche la direzione naturalmente risponde, e la risposta è più o meno la stessa: la ringraziamo per la segnalazione, prendiamo atto delle disfunzioni da lei indicate, appena ci sarà possibile vedremo di rimediare. Ti ho sintetizzato una risposta che burocraticamente è un pochino più articolata, ma insomma è questa. Così, come si capisce bene, si sminuisce e si riduce di molto il ruolo del garante.
Non c’è il rischio che questa figura finisca per essere o venga percepita come la foglia di fico di un sistema poco incline a cambiare?
Credo che tu abbia centrato uno degli aspetti problematici dell’esecuzione della pena, il garante come foglia di fico istituzionale. Il fatto, per esempio, che questa figura dall’anno scorso sia eletta da una maggioranza all’interno del consiglio comunale ne accentua -ahimé, aggiungo- la “politicizzazione” cioè è accentuato il pericolo di contaminazione negativa per troppa vicinanza alla politica formale. Come garante, ho ...[continua]

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