In Francia alle mail si risponde. E in Italia no. Ti rispondono alle mail i professori delle università, ti rispondono i giornali, ti rispondono agli annunci di lavoro. Anche solo per dire no.
Penso che se iniziassimo, sistematicamente, a rispondere alle mail, il nostro paese andrebbe meglio. Non so dove, ma andrebbe meglio. Un esempio: all’ultima dichiarazione dei redditi che ho fatto ho pagato troppo. Avendo la tessera da giornalista avevo diritto a uno sgravio. Non lo sapevo, quindi l’errore era mio. Ho scritto qualche mail (non fax, non raccomandate), rompendo un minimo le scatole ed è bastato che inviassi i miei documenti scannerizzati per avere il rimborso nel giro di un mese. Con un assegno via posta. In Italia per avere i rimborsi passano due anni. E se nel frattempo hai cambiato lavoro, il sistema si inceppa perché non sanno dove farti l’accredito (te lo farebbero in busta paga, ma ora che le persone non hanno il posto fisso…) per cui rischi di perderli.
In Francia ho avuto a che fare con l’Università, con il Pôle emploi (che si occupa dell’assistenza e della ricerca di lavoro), con la Sanità e con le l’Ufficio delle Entrate. Ho sempre avuto risposte in giornata o nel giro di pochi giorni. E ho sempre risolto i miei problemi.
La Francia ha tanta, tantissima burocrazia. Fogli su fogli, giri negli uffici pubblici… Telefonate, richieste, chiarimenti, errori e soluzioni. Ma non dico "troppa” perché una volta che entri nel sistema, che ti hanno "schedato” e che tutti i tuoi dati sono chiari, beh, funziona. Sei tutelato.
Gli amici che in Italia, ad esempio, hanno avuto a che fare con l’Inps, mi raccontano di documenti richiesti, spesso inutili, che vengono persi. Di soldi che non arrivano, di ritardi, di informazioni perse.
Altro esempio: i rimborsi delle spese mediche, quindi i farmaci o le visite. Come funziona in Italia? Ti devi tenere gli scontrini delle farmacie. E questo nonostante presenti il codice fiscale quando le compri (è un dato che permetterebbe a due ministeri di interfacciarsi ed evitare burocrazia, appunto). In Francia la tessera sanitaria -che qui si chiama Carte Vitale- ha un chip. Questa tessera la presenti in farmacia, se hai un medicinale prescritto, oppure dal medico, dopo una visita. O anche se devi fare gli esami del sangue.
Paghi dopo la prestazione e ogni dottore, ambulatorio o farmacia è dotato di un terminale nel quale inserire la Carte Vitale. Nel giro di 20 giorni il rimborso relativo alla prestazione ti viene accreditato sul conto corrente.
Basterebbe copiare. Si evaderebbero meno le tasse, si avrebbero meno problemi. E potremmo tutti, con grande sollievo, smettere di tenere gli scontrini.
Francesca Barca
Francesca Barca sulla burocrazia e la netiquette in Francia
lettere da...
Una Città n° 208 / 2013 Dicembre
Articolo di Francesca Barca
UN APPUNTO DA PARIGI
Archivio
Una giustizia speciale
Una Città n° 219 / 2015 febbraio
Cari amici, è difficile scrivere da Parigi senza parlare, ancora, di quello che è successo a "Charlie Hebdo”. Nell’immediato l’impatto è stato molto forte, per tutti. Abbiamo vissuto giorni angoscianti: per la paura e per il dispiacere. Ora che è passato ...
Leggi di più
Terra e cibo: l'inizio di una rivoluzione?
Una Città n° 320 / 2026 giugno-luglio
Se si escludono i periodi di gravi calamità, imputabili alla natura o alla dissennatezza umana -peraltro numerosi, e spesso prolungati- la Madre Terra è stata in grado di sfamare i suoi ospiti umani: qualche milione all’inizio dell&rsq...
Leggi di più
Essere più umani
Una Città n° 320 / 2026 giugno-luglio
ari amici,
immaginate per un momento che vostro figlio sia tormentato da pensieri così invasivi da colpirsi ripetutamente la testa con una scarpa, mentre voi non potete fare altro che cercare di trattenergli le mani e sperare che passi. Oppure imm...
Leggi di più
Giaele Franchini Angeloni e Camillo Berneri
Una Città n° 320 / 2026 giugno-luglio
Carissimo amico,
grazie della Sua buona lettera e grazie soprattutto del suo fraterno interessamento per me. I primi giorni qui sono stati più difficili di quanto mi immaginassi, ma ora vado riprendendo -sia pur lentamente- il mio coraggio e un po...
Leggi di più
Mohammed e la cittadinanza
Una Città n° 320 / 2026 giugno-luglio
Lunedì 22 dicembre, verso le 18.
Mohammed aveva telefonato il giorno prima per dire che sarebbe passato per gli auguri.
Sono diverse settimane che non lo sento. Da quando ha preso il diploma di elettricista all’Istituto professi...
Leggi di più

















