(...) Non sono per nulla propenso al perdono cristiano degli aguzzini di Buchenwald e dei loro complici schifosi; se, sul modello milanese, li impiccassero tutti all’Uniprix, non leverei la minima protesta. Tuttavia -è naturale- non potrei partecipare all’allestimento della mostra. In questo sta la terribile assurdità della "nostra” battaglia: l’avversario ha superato i limiti di ciò che è umano, cosa che non può essere una passione sana (come l’odio reciproco tra realisti e giacobini o persino tra decabristi e Miloradovič). Schiacciare i mostri è cosa necessaaria ma che non nobilita affatto: dopo, e a lungo, ci rimarrà addosso un brivido disgustoso, come se io stesso fossi inzaccherato del loro fetore.
Sono contento di quello che mi dite di Kristi e del salvataggio del dottor Aitov. Mi fa ancora più piacere la notizia del tipografo belga.
La Vostra osservazione sulla terra di Francia, motivo per cui rifiutate in anticipo di venire a Roma, mi ha indotto a riflettere. In realtà, forse, ogni spostamento adesso è diventato pesante, "serio e per molto tempo”. E pensate che ho trascorso cinque anni ininterrotti in una città che mi è indifferente. Sono poche poi le speranze (prendendo in considerazione tutte le circostanze) che tornerà quell’irrequietezza grazie alla quale potrei rendermi conto di essere europeo. Anche per me sarebbe penoso un ragionevole "addio per sempre” alla terra di Francia. È mai possibile che siamo condannati a finire l’esistenza in cella, su ordine di onnipossenti sovrani? Ringrazio però di non trovarmi, come negli stessi giorni di maggio dello scorso anno, in una cella vera.
da una lettera a Tat’jana Alekseevna
Tolosa, 15 maggio 1945
in memoria
Una Città n° 246 / 2018 febbraio
Articolo di reprint di Andrea Caffi
LA VISITA - ANDREA CAFFI
Visita alla tomba di Andrea Caffi
Archivio
Stavo finendo il liceo...
Una Città n° 295 / 2023 settembre
Realizzata da Gianni Saporetti, Massimo Tesei
Realizzata da Gianni Saporetti, Massimo Tesei
Mio padre era morto nel 1927 di cancro allo stomaco. Più tardi ci saremmo detti spesso che aveva avuto fortuna.
Nel 1933 io stavo finendo il liceo, l’era nazista stava iniziando. Di circa 20 alunni ero l’unica ebrea e fino ad allora ...
Leggi di più
Piero Gobetti
Una Città n° 316 / 2026 febbraio
“Che cosa ho io a che fare con gli schiavi?” (ti moi sun douloisin) è il noto motto, di lingua greca, che Piero Gobetti adottò come simbolo della sua casa editrice. Le parole originariamente utilizzate da Vittorio Alfieri esprimo...
Leggi di più
MIO PADRE
Una Città n° 315 / 2025 dicembre 2025 - gennaio 2026
Realizzata da Simone Zoppellaro
Realizzata da Simone Zoppellaro
Autrice di studi e mostre dedicate all’arte figurativa del Seicento in Francia e in Italia, Paola Bassani Pacht ha insegnato presso le Università di Tours e di Rennes. Dirige la rivista internazionale ArtItalies e presiede l’Association...
Leggi di più
LA VISITA - LINA MERLIN
Una Città n° 316 / 2026 febbraio
Angelina Merlin, più nota come Lina, nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: a lei si deve l’interpolazione della locuzione “di sesso’” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non possono determinare discr...
Leggi di più
LA VISITA - NESTOR MAKHNO
Una Città n° 315 / 2025 dicembre 2025 - gennaio 2026
“La maggior parte delle comuni agricole era composta da contadini. Alcune comprendevano anche lavoratori e coltivatori degli uliveti. Queste comuni erano basate innanzitutto sull'eguaglianza e la solidarietà dei loro membri. Tutti i membr...
Leggi di più

















