Angelina Merlin, più nota come Lina, nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: a lei si deve l’interpolazione della locuzione “di sesso’” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non possono determinare discriminazioni di trattamento. Nel 1948 fu eletta al Senato, insieme con tre altre donne, mentre nel 1953, alla sua seconda legislatura, sempre al Senato, fu invece l’unica donna (“Si diceva che il Senato avesse una donna sola, ma una di troppo”, affermava).
Nel 1926, essendosi rifiutata di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista, perse il lavoro di maestra.
Questa la lettera inviata al commissario:
“Io sottoscritta, insegnante nelle scuole elementari di Padova, fui assente dalla cerimonia del giuramento celebrata in Municipio. La ragione è semplice e chiara. Ho l’onore di appartenere al Partito socialista italiano e ho la volontà di rimanervi, convinta della nobiltà del mio ideale. Non vedo alcuna ragione che renda incompatibile la professione del mio pensiero e delle mie azioni politiche con l’atto e il dovere del ministero di educatrice; ma ponendo in comparazione alcune affermazioni della formula del giuramento, tra le quali la seguente: ‘Giuro che non appartengo, né apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili coi doveri del mio ufficio’, con il disposto del R.d. 23 ottobre 1925 n. 2115 relativamente alle sanzioni disciplinari che il prefetto può adottare a carico degli impiegati che svolgono atti incompatibili con le generali direttive politiche del Governo, obbedisco all’imperativo categorico della mia coscienza che mi impedisce di nascondermi nell’indeterminata formula del giuramento. Per tutto questo mi pregio avvertirla che non mi presenterò a giurare.
Con ossequio, Padova, 11 marzo, f.to Prof. Merlin Angelina”
(“L’Avanti”, 13 marzo 1926)
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