Nel giro di due settimane, Xi Jingping ha ospitato due personaggi impegnativi: Donald Trump e Vladimir Putin. I modesti risultati dei due incontri sono stati vagliati dagli analisti, ma non hanno rivelato novità di rilievo: la navigazione dei tre leader procede di conserva, apparentemente sicura quella di Xi, in acque assai più turbolente quelle di Vladimir e di Donald. Neodemos s’interessa di popolazione e società, e non perde di vista un protagonista occulto e potente nelle relazioni internazionali: la demografia. Nel prossimo quarto di secolo (2025-2050), secondo le più recenti proiezioni delle Nazioni Unite, la popolazione in età attiva (20-65 anni) della Cina scenderà del 22% (quasi 200 milioni in meno) mentre negli Stati Uniti continuerà ad aumentare del 5,4% (10 milioni in più). Lasciamo da parte la Russia, che tuttavia perderà il 10% della sua popolazione attiva nello stesso spazio di tempo, ma che è un partner minore nel club delle grandi potenze. In Cina, la recessione demografica si prospetta con una gravità e rapidità inattesa, e ineguagliata in altri paesi. È naturale che il faro internazionale rimanga puntato sulla prima immediata causa: la caduta delle nascite. La demografia degli Stati Uniti, pur con una natalità in frenata (ma tuttora a livelli più elevati di quella europea), appare relativamente stabile, e può contare su flussi di immigrati capaci di attenuare eventuali squilibri nel mercato del lavoro. È invece impossibile che questo possa avvenire in Cina, sia perché “chiusa” verso l’esterno, sia per le gigantesche dimensioni che dovrebbero assumere eventuali (ma impensabili) flussi riequilibratori. Le relazioni tra dinamica demografica e cambio economico sono complesse, ma un’amputazione così rilevante del capitale demografico della Cina preoccupa fortemente i governanti e il loro indiscusso capo, che pur si trincerano dietro nuove parole d’ordine.

Nascite in picchiata anche nel 2026?
Il 2025 si è chiuso, dopo il modesto rimbalzo del 2024 (dovuto in parte alle prospettive favorevoli per i nuovi nati nell’anno del “Drago”), con un nuovo record negativo di nascite, scese a 7,92 milioni, 17% in meno dei 9,52 milioni del 2024, e 12% in meno rispetto ai 9 milioni del 2023. (Si veda, a questo proposito, Massimo Livi Bacci, “Cina: si chiude l’anno del Drago”, Neodemos, 20 Dicembre 2024) Le prime avvisaglie per il 2026 fanno prevedere un’ulteriore caduta: nel primo trimestre dell’anno le nascita sono scese del 3,4% (rispetto allo stesso periodo del 2025) nella “piccola” provincia meridionale di Heinan, e del 7-8% nelle “non piccole” città di Tianjin e Suzhou. Significativo è il fatto che molte città e contee abbiano smesso di pubblicare dati mensili sulle nascite, a ulteriore prova che nei regimi autocratici la demografia è un argomento politicamente molto “sensibile”. Il tasso di riproduttività è sceso a 0,9 figli per donna, e solo la Corea del Sud, tra i grandi paesi, ha una riproduttività più bassa. 
Per dare un’idea di quanto inattesa sia la velocità di caduta della natalità, i sette milioni e mezzo di nascite prevedibili nel 2026, sono un milione abbondante in meno di quelle previste appena due anni fa dalle citate proiezioni delle Nazioni Unite. 
La bassissima riproduttività riguarda tutte le province della Cina, anche il Tibet (1,78 nel 2023) che detiene la prima posizione.

Politiche di sostegno alle nascite… senza crederci troppo
È possibile che i governanti cinesi si rendano realisticamente conto che la mano dura -che ha permesso, con la politica del figlio unico, di ridurre rapidamente la natalità- non sia granché utile per convincere centinaia di milioni di coppie ad avere uno o due figli in più. Nonostante la consueta retorica a favore della natalità, le misure prese finora appaiono abbastanza blande. Nel maggio 2025 si sono presi provvedimenti per sburocratizzare il matrimonio, consentendo alle coppie di sposarsi in qualsiasi parte del paese, anziché solo nel proprio luogo di residenza. Questo ha reso più facile l’unione per le centinaia di milioni di migranti che vivono abitualmente a grande distanza dai luoghi di residenza. Il cambiamento ha funzionato, e c’è stato un sensibile aumento dei matrimoni nella seconda parte del 2025, seguito però da una caduta del 7,2% nel primo trimestre del 2026 (anno su anno), con un minimo storico di 1,99 milioni di unioni. Insomma, rimbalzo e caduta di natura congiunturale, senza duraturi effetti strutturali. Non diversamente ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!