Con la modica spesa di 25 milioni, il presidente della Federazione coltivatori diretti, on. Bonomi, e il presidente della Confederazione degli agricoltori, Conte Gaetani, hanno da qualche tempo “affittato” alcune decine di uffici statali, cui fanno svolgere un lavoro così minuzioso che frutta alle organizzazioni la cifra media di 400-500 milioni l’anno. L’ingegnoso sistema, escogitato dai tecnici delle due associazioni per risparmiare tempo e lavoro guadagnando denaro, è degno della massima considerazione. Essa si basa essenzialmente sull’attività del “Servizio per gli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli e per i contributi unificati per l’agricoltura”, dipendente dal Ministero del lavoro. Il “servizio” che è regolato dalla legge 8 del 1945 n 75, ha un duplice compito: quello di riscuotere i contributi dovuti dagli agricoltori e dai lavoratori agricoli “per l’assistenza malattie, invalidità e vecchiaia, tubercolosi, nuzialità e natalità, assicurazione infortuni sul lavoro e corresponsione assegni familiari” - contributi tutti che furono unificati conio R.D.L. 28 novembre 1938 n.2138; e quello di compilare gli elenchi nominativi dei lavoratori aventi diritto alle prestazioni assicurative obbligatorie. A norma dell’art. 1 della legge del 13 maggio 1947, che è intervenuta ultima a regolare la materia, i contributi “sono riscossi a mezzo dei ruoli dagli esattori delle imposte dirette” e vengono generalmente pagati in sei rate. Praticamente gli uffici provinciali del “Servizio” inviano ogni due mesi a tutti gli agricoltori e coltivatori diretti un modulo di versamento in conto corrente già preventivamente compilato in ogni sua parte: e i contribuenti, risparmiandosi ogni altra fatica, non debbono far altro che recarsi al più vicino ufficio postale, presentare il modulo e pagare la somma ivi indicata.
Ora, su pressione della Confida e della Coltivatori diretti, la Direzione Generale del “servizio” ha disposto che nei moduli venga inscritta, non solo la prima rata del contributo stabilito dalla legge, ma anche una addizionale del due per cento sulla somma complessivamente dovuta: per l’appunto si tratta della quota di iscrizione alla Confida o alla Coltivatori diretti. Le somme così raccolte ammontano, come si diceva, a 4-500 milioni. Esse affluiscono sul conto corrente del Servizio contributi unificati che, a sua volta, provvede a stornare alle due associazioni sindacali.
Il sistema, come si vede, è semplice ma di sicuro risultato. C’è anche una perequazione nel pagamento delle quote associative: chi paga più allo stato, paga più anche per iscriversi alla Confida o alla Coltivatori diretti: chi paga meno, dà meno. In questo modo, la campagna per il tesseramento, che in genere costituisce per una organizzazione sindacale la principale e più impegnativa attività, viene praticamente effettuata da un ufficio statale, che vi impegna i suoi impiegati, putacaso, non basta per compiere il surplus di lavoro necessario per far fronte alle esigenze delle due organizzazioni private, ne viene assunto altro. E se qualcuno obbietta essere strano che un ufficio statale compia un complesso di attività a beneficio di associazioni private, disperdendovi il tempo e le energie dei suoi funzionari, si risponde facilmente che, per questo, la Confida e la Coltivatori diretti pagano ben 25 milioni l’anno.
Di modo che, presto, con la stessa logica, l’attività degli uffici statali ce la contenderemo tra privati, in regolari gare di appalto.
Tutto questo, però, sembrerà solo relativamente scandaloso, considerando che, con il sistema descritto, l’on. Bonomi e il Conte Gaetani hanno trovato il modo di rendere obbligatoria l’iscrizione di tutti gli agricoltori italiani alle loro private associazioni.
Che cosa avviene, infatti? Avviene che l’addizionale del due per cento di cui abbiamo parlato non viene conteggiata solo sui moduli inviati a coloro che sono già iscritti alla Confida o alla Coltivatori diretti, ma su tutti i moduli, inviati a tutti gli agricoltori. Essa viene abilmente camuffata sotto il nome di “rata unica contributi associativi”, che somiglia assai all’espressione “rata unica contributi unificati” con la quale lei indica ciò che è dovuto per legge allo Stato. Nel bollettino di versamento, poi, le due rate - quella a favore dello Stato e quella a favore delle due private organizzazioni sindacali - si trovano già sommate. In modo che l’attenzione cade senz’altro sulla cifra complessiva: e chi potrebbe sospettare un inganno?
È vero che, a tergo dello stesso bollettino di versamenti, c’è un’avvertenza, (peraltro stampata in caratteri piccolissimi) la quale ammonisce che il pagamento dell’addizionale è solo facoltativo. Ma, di regola, chi riceve il bollettino già compilato paga il totale conteggiato dall’ufficio statale, ignorando che cosa significhi “rata unica contributi associativi” e ritenendo ovviamente che si tratti di una nuova imposizione obbligatoria di cui non ha avuto notizia. Così, centinaia e migliaia di agricoltori e coltivatori diretti si sono trovati iscritti alle associazioni sindacali dell’on. Bonomi e del Conte Gaetani senza averlo mai neppure immaginato.
Nemmeno quando il titolare del Ministero del Lavoro era il democristiano on. Rubinacci si era giunti a tanto. Il sistema che abbiamo descritto, infatti, è una innovazione nuovissima, adottata quest’anno. Negli anni precedenti la cosa era un poco più decente: i bollettini di versamento venivano distribuiti direttamente dalle federazioni provinciali della Confida e della Coltivatori diretti, le quali aggiungevano un secondo bollettino, a loro intestato, per la quota di iscrizione. Si vede che il sistema non funzionava troppo bene e che le adesioni volontarie non erano molte: e allora si è pensato di mutarlo nell’attuale, che conduce addirittura alle iscrizioni obbligatorie. Se il servizio contributi unificati non avesse voluto favorirle, avrebbe potuto adottare un mezzo semplicissimo: richiedere gli elenchi nominativi degli iscritti alle due organizzazioni e conteggiare l’addizionale solamente sui moduli da inviare ai già iscritti. Ma si è voluto precisamente il contrario. La riprova è data da una circolare della Coltivatori diretti e della Confida di Palermo (data del timbro postale, numero di protocollo 3232) a firma del delegato confederale Isidoro Bomponati e del Presidente provinciale degli agricoltori, Michele De Stefani Dara. Essa avverte che ” da un esame dei contributi a versamenti diretti della prima rata dei contributi unificati agricoli è emerso che la S.V. non ha provveduto a versare l’importo del 2% applicato delle scriventi organizzazioni”; e minaccia che, se la quota associativa non sarà pagata con la seconda rata, “per l’avvenire non sarà esplicata alcuna azione per il regolare invio dei bollettini”. Il caso è stato piuttosto raro. Ma la minaccia delle private organizzazioni di far sospendere un servizio statale - cioè l’invio al destinatario dei bollettini - non è meno sintomatica.
In pratica, l’on. Bonomi è riuscito a far ripristinare la norma fascista contenuta nella legge 28 novembre 1938, ove, all’art. 1, era stabilito che i contributi unificati dovessero esser pagati anche “per le associazioni professionali”. Ma la norma, allora, era perfettamente coerente al sistema. Quale “ratio” invece giustifica la prassi odierna?
Si può rispondere abbastanza facilmente: la potenza politica dell’on. Bonomi. Il quale tiene alle sue dipendenze, quale consulente tecnico della Federazione Coltivatori diretti, lo stesso dott. Pietro Chilanti che, al Ministero del Lavoro, è direttore generale del Servizio contributi Unificati.