Fortuna, Maria, Patrizia e Tonia sono le “mamme sociali” del modulo Chance, un progetto contro la dispersione scolastica, di San Giovanni-Barra, Napoli.

Volete descrivere brevemente il percorso che vi ha portato a Chance?
Maria. Io sono arrivata a Chance al seguito delle colleghe dell’associazione Boomerang che già ci lavoravano; mi ha sempre attratto lavorare con i ragazzi, in particolare di questa età.
A Boomerang ero entrata dopo il Corso europeo per genitori contro la dispersione scolastica, organizzato dal 48° Circolo didattico. Dopo i due anni di corso, nel 1997, avevamo fondato l’associazione di volontariato; eravamo tutte mamme che volevano impegnarsi per i ragazzi del territorio, non solo per i nostri figli. Abbiamo fatto la scuola estiva, attività pomeridiane, abbiamo collaborato con gli insegnanti della scuola per i bambini più difficili, per le uscite; poi sul territorio ci siamo impegnate per offrire un sostegno alle famiglie che ne hanno bisogno; adesso stiamo aiutando una signora che ha molti figli.
Qui nella scuola alla mattina teniamo uno sportello per i genitori che hanno qualche difficoltà: a volte non sanno scrivere un modello, una domanda, non sanno come prenotare una visita medica; sono genitori come noi, che hanno i loro figli in questa scuola. Io avevo i miei figli qua, poi loro sono cresciuti e sono usciti, mentre io sono rimasta, perché ci credo; credo che non solo i miei figli abbiano bisogno di me, ma anche altri ragazzi.
Fortuna. Anch’io faccio parte dell’associazione Boomerang. A un certo punto, abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa sia per i ragazzi sia per noi stesse; non potevamo restare chiuse tra quattro mura a fare soltanto le mamme dei nostri figli: guardandoci intorno avevamo visto che c’era molto, ma molto da fare. Quando è iniziato il Progetto Chance alcune di noi sono entrate subito, io ci sto da due anni.
Ora vedo le cose diversamente da come le vedevo prima, e questo mi dà un bel daffare, anche proprio con me stessa.
Patrizia. Ho iniziato anch’io con il Corso per genitori della Cee presso la scuola media Testa, dove andava mia figlia; devo dire la verità: è stato magnifico, c’erano sia operatori dell’Asl sia del Sert, esperti degli adolescenti; alla fine dei due anni abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa di buono per i ragazzi, così abbiamo fondato l’Associazione Aquilone; la nostra presidente è la madre superiora che ha fatto il corso con noi, perché lei ha il semiconvitto e quei ragazzi li tiene come figli suoi. Abbiamo lavorato con gli insegnanti, abbiamo fatto i laboratori, il carro di carnevale; poi il nuovo preside ci ha cacciate, perché non vuole estranei nella scuola. Sto a Chance dall’inizio, nel ’98.
Tonia. Io sono entrata nell’associazione Boomerang poco dopo la sua fondazione: conoscevo una delle mamme, che me ne aveva parlato, e l’idea mi era piaciuta; i miei figli erano ormai cresciuti, quindi avevo del tempo da dedicare. Quando Chance ha chiesto l’appoggio dell’Associazione sono entrata nel progetto. Ancora non era chiara la figura della mamma sociale, eravamo impegnate per poche ore. Poi man mano questa figura è andata rafforzandosi, e le ore sono aumentate.
Come si è andata definendo questa figura?
Tonia. All’inizio è stato molto duro. I ragazzi erano trenta, e io ero abituata ai bambini delle elementari, sui dieci anni. Ora posso dire che, conoscendo la tipologia dei ragazzi Chance, i bambini di via Mastellone non erano tanto diversi…
Patrizia. A me ha aiutato molto il fatto di abitare a via Mastellone: quando sono venuta a Chance già conoscevo i loro comportamenti… ci siamo pure confrontate con Tonia, abbiamo parlato parecchio, io e lei, e siamo arrivate al punto che bastava che ci guardassimo e già sapevamo che cosa stavano facendo i ragazzi.
Tonia. Quando siamo entrate era come essere su un fronte di guerra, con i pericoli, le paure, e questo ci ha compattate.
Patrizia. Tutto quello che avevamo da dirci ce lo dicevamo, anche quando non eravamo d’accordo.
Tonia. Comunque, le discussioni le facevamo tra di noi, davanti ai ragazzi siamo sempre state ferme e compatte.
Patrizia. Eppure gli scontri non sono mancati; per esempio se un ragazzo chiedeva un cornetto in più, io tendevo a darglielo, invece Tonia diceva che bisognava rispettare l’orario, e aveva ragione, perché se c’è una regola va seguita. Davanti ai ragazzi non si può fare che io sono la “buona” e lei la “cattiva”, questo è importante, dobbiamo st ...[continua]

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