Mattia, Gianluca, Francesca e Massimo, lavoratori precari e non, condividono un appartamento a Roma.

Mattia. Io ho 27 anni, faccio il dottorato di ricerca e anche un po’ il giornalista, e sono in questa casa da ottobre. Sono romano, prima abitavo a Trastevere e ora abito qui sulla Portuense.
Gianluca. Io ho origini amalfitane, ho vissuto a Napoli, sono laureato in economia e sono venuto a Roma nove mesi fa per lavoro. Purtroppo tra una settimana dovrò lasciare l’appartamento per trasferirmi a Milano, sempre per lavoro. Sto lavorando per una multinazionale che abbandonerò per andare in un’altra.
Francesca. Ho 27 anni e sono romana. Sono laureata in scienze politiche ma, ahimé, non faccio la politologa. Faccio la commerciante e da pochissimo ho iniziato a collaborare con un centro di ricerche internazionali.
Massimo. Ho 33 anni, sono il più vecchio, e vivo in questa casa da circa nove mesi. I primi due mesi sono stato da solo, poi a luglio è arrivato Gianluca e a ottobre Mattia e Francesca. Sono un biologo e lavoro al Gemelli in una situazione di estremo precariato. Sono un po’ girovago: sono originario dell’Irpinia, ho fatto Biologia a Napoli, poi ho vissuto a Pavia e un po’ negli Stati Uniti, e adesso sono arrivato a Roma. La precarietà e il girovagare, nella mia vita, sono due concetti strettamente connessi, perché il lavoro di ricercatore mi ha portato in giro per il mondo, ma sempre con contratti precari. Così, nonostante i miei 33 anni, non ho ancora una fissa dimora.

Mattia. Io ho già avuto una decina di contratti. Adesso, per fortuna, ho il contratto più lungo della mia vita, tre anni, però già il lavoro come giornalista è molto precario, mi pagano a singolo articolo…
Francesca. Però ti pagano! Io sono passata di stage gratuito in stage gratuito.
Gianluca. Io sono il meno precario, ho un contratto a tempo indeterminato, con uno stipendio che forse mi consentirebbe di vivere anche da solo. Perciò, per me, il vivere con altre persone è più una scelta che un percorso obbligato, dettata dal fatto di venire in una città nuova e di voler stare in compagnia. Tra l’altro era un’esperienza che non avevo mai potuto fare prima perché ai tempi dell’università avevo continuato ad abitare coi miei genitori. E credo che a Milano cercherò di ricreare la stessa situazione, forse ancora per un anno o due.

Massimo. Sicuramente il lato economico, la necessità di dividere le spese, costituisce l’elemento comune, perché gli affitti, attualmente, non sono assolutamente rapportabili agli stipendi. Poi ci sono le diverse problematiche personali, il fatto per esempio di andare a vivere in una città in cui non conosci nessuno. Io sono arrivato a Roma soltanto a maggio e dividere casa con altri è stato anche un modo per fare nuove conoscenze. Forse incide anche il fatto di non avere un rapporto stabile con una persona. Se hai la ragazza tendi a dire: ok, prendo il bilocale, divido l’affitto con lei, ed ecco che il problema economico è in parte risolto. Ma se sei da solo e vuoi trovare una sistemazione un minimo decorosa, che non sia proprio una topaia, in una città come Roma la condivisione della casa diventa quasi una scelta obbligata.
Il problema della convivenza è legato anche all’età. Finché sei neolaureato, hai 27 o 28 anni, non ci sono problemi, ma già alla mia età la questione diventa un po’ più complessa. Infatti come trentatreenne sono un po’ anomalo, soprattutto se mi confronto con i miei colleghi coetanei, che hanno già esigenze e condizioni di vita diverse.
Francesca. Io volevo andare a vivere fuori dalla famiglia. Avendo vissuto un anno in Irlanda sarebbe stato difficile rientrare a casa coi genitori. L’età c’è e l’esigenza di indipendenza anche. Il problema degli affitti, poi, ha certamente influito sulla scelta di condividere la casa con altre persone.

Gianluca. E’ vero, la nostra assomiglia più a una convivenza che a una coabitazione. La cosa è nata un po’ per caso e un po’ per nostra volontà.
Noi non ci conoscevamo prima, e venivamo da esperienze di vita diverse, però forse avevamo tutti lo spirito giusto. E mi ritengo fortunato perché era esattamente ciò che desideravo e che mi aspettavo.
Massimo. Un po’ dipende dal fatto che è una casa ristrutturata appositamente per permettere la coabitazione di quattro persone.
Gianluca. E con una grande cucina, uno spazio fisico comune che ci ha dato la possibilità di ritrovarci e sviluppare un vero e proprio gruppo.
Massimo. Poi c’è ...[continua]

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