Nadia Urbinati insegna Teoria politica alla Columbia University di New York. Collabora a varie riviste di teoria e filosofia politica. Nel prossimo numero pubblicheremo una "seconda puntata” dedicata al tema della corruzione.

Sappiamo che ti stai interessando della cosiddetta "sfera pubblica”, quella in cui operano, fra gli altri, intellettuali e filosofi, e proprio del loro rapporto con l’idea di democrazia vorremmo poi parlare. Ma intanto cos’è questa "sfera pubblica”?
Sfera pubblica designa non soltanto ciò che pertiene alla dimensione del governo, delle leggi e dell’amministrazione dello Stato, ma anche quella serie di interazioni sociali tra cittadini e gruppi o associazioni caratterizzate dall’esigenza di riflettere, di conoscere, di capire come opera il governo, come funzionano le leggi, cosa pensano i cittadini, ecc.
In questa accezione, la sfera pubblica indica la dimensione dove si forma e si esprime il giudizio sul tono generale della società. È stata sempre una croce o una delizia, in qualche modo, da quando è nata, da quando, cioè, si è manifestata nel Diciottesimo secolo come un processo di pubblicizzazione parallelo a quello di democratizzazione dello Stato. è un bisogno di rendere pubblico, di trasparenza, è la volontà di sapere, di conoscere, e quindi di controllare.
Ma questo già prima che i governi divenissero democratici, quando ancora la democrazia era ritenuta un cattivo governo dai più, e si sperava magari in un dispotismo illuminato e nella buona amministrazione; già allora si pensava che gli osservatori esterni al governo, cioè gli intellettuali e i letterati, avessero l’autorità morale e cognitiva per poter giudicare l’operato dei governi. Il giudizio era selettivo o di pochi, ma già pubblico nell’esercizio.Quando comincia a chiedere pubblicità, una società ha raggiunto la maggiore età, i suoi cittadini non sono solo soggetti alla legge, ma rivendicano anche il diritto di essere consultati perché credono di aver l’autorità di giudizio. La nascita della sfera pubblica, con autonomi cittadini che si riuniscono, che scrivono, che riflettono, che vogliono sapere e giudicare, segna inevitabilmente la fine delle società politiche senza rappresentanza, come erano nell’Ancien regime, caratterizzate da un’aristocrazia terriera, di casta, di toga o di tonaca.In quello che, a questo proposito, è ancora il libro più significativo, un libro che nel 2012 compirà cinquant’anni, cioè La trasformazione della sfera pubblica,
Habermas ricostruisce la nascita della sfera pubblica a partire proprio delle riunioni nei caffè, dalla nascita delle riviste e dei giornali. Pensiamo solo a Milano durante il governo austriaco e alle riviste del "Caffè”, del "Verri”: quell’attività volta a discutere cos’è il governo, cosa sarebbe auspicabile che facesse o si astenesse dal fare, che cosa è una legge giusta, e quando una legge o una decisione è ingiusta. Che una società voglia fare e faccia questo, rappresenta un fatto nuovissimo. Si afferma, se vogliamo dir così, un’aristocrazia della ragione, del merito, dell’opinione competente, che scalza quella delle toghe, che ha una autorità che è rivendicata nel nome di una fonte trascendente ma si fonda su se stessa, è autonoma.
Ma la sfera pubblica è fatta anche di tante altre cose…
Certo, quella di cui ho appena parlato è la parte nobile. Ed è proprio Habermas a indicare anche l’altro aspetto, cioè che la sfera pubblica è un fenomeno utile alla società di mercato industriale che stava nascendo. Perché il mercato, lo scambio, ha bisogno di conoscenze, di informazioni sui prodotti e i costi affinché gli operatori possano fare scelte oculate o ragionate.
Dunque, da un lato c’è un desiderio di conoscenza, dall’altro questa conoscenza risponde a un bisogno, è utile.
Queste due realtà -gli interessi e le ragioni, o la Ragione- si sono spesso scontrate, benché nascano in stretta correlazione; la sfera pubblica è anche un’espressione di questa tensione e immancabile correlazione critica. C’è poi un terzo tassello che è apparso insieme alla sfera pubblica: lo stato nazione. Quando comincia a esserci un pubblico che vota, che legge i giornali, che ha interessi, allora cambia anche la sfera della politica. Gli stati nazionali che mantengono in mano le leve della coercizione, e però sono oggetto di giudizio critico da parte della sfera pubblica, sono stati che hanno bisogno del mondo dell’opinione, sono essi stessi interessati allo sviluppo di una sfera ...[continua]

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