Chi sapeva, chi ha visto...
internazionalismo
Una Città n° 316 / 2026 febbraio
Intervista a Daria Herasymchuk
Realizzata da Pietro Pontecorvo
CHI SAPEVA, CHI HA VISTO...
La deportazione sistematica di bambini ucraini nei territori occupati e il loro annientamento culturale: lingua cancellata, identità riscritta, future generazioni addestrate a diventare russe; i rimpatri faticosamente ottenuti, le terribili testimonianze di chi fa ritorno; l’impegno di chi porta questa voce davanti all’Onu e alle istituzioni europee; l’invito ad ascoltare le voci dei bambini ucraini, accessibili sul sito internet “Children of War”. Intervista a Daria Herasymchuk.
Daria Herasymchuk è Consigliera e Commissaria del Presidente dell’Ucraina per i Diritti dell’infanzia e la riabilitazione dei minori. Coordina BringKidsBackUA, l’iniziativa voluta dal presidente Zelensky per il rimpatrio dei bambini ucraini illegalmente deportati dalla Russia. Intervista in collaborazione con Memorial Italia; i dati si riferiscono alla situazione al 18 febbraio 2026, data dell’intervista.
Può darci un quadro generale di quello che sta succedendo ai bambini ucraini, in Ucraina e anche in Russia? Cosa sta succedendo?
È un tema ampio e complesso. In tempo di guerra, in qualsiasi paese del mondo, i bambini sono delle vittime, perché vengono feriti e comunque segnati dalla guerra. Per questo andrebbero anche ricordati i sette milioni e mezzo di bambini ucraini che sono stati colpiti da questa guerra orribile. Oggi vogliamo denunciare quello che i russi hanno fatto al popolo ucraino attraverso i nostri bambini. Parliamo di un crimine di genocidio, perché è questo che stanno facendo ai bambini ucraini. Come sappiamo, la guerra non è iniziata il 24 febbraio 2022, bensì già nel 2014. Ad ogni modo, a partire dall’inizio dell’aggressione su larga scala della Federazione Russa, 2.367 bambini sono stati gravemente feriti. Circa il 3% di tutti questi ha subìto un’amputazione e 684 sono rimasti uccisi. Questi sono solo i casi che conosciamo esattamente, a partire dall’inizio dell’aggressione del 2022.
Purtroppo dobbiamo registrare anche casi di violenza sessuale. Abbiamo già documentato 23 casi, un numero che può sembrare contenuto, ma che non rappresenta affatto la realtà nella sua interezza. È un numero che rappresenta le poche famiglie e i pochi bambini che hanno trovato il coraggio di raccontare, di parlare. Dietro quei 23 casi ce ne sono molti altri che non conosceremo mai. Vorrei richiamare la vostra attenzione su un dato che lascia senza parole: la vittima più giovane della violenza sessuale perpetrata dagli occupanti russi aveva solo quattro anni.
Perché parlo a voce alta di questi fatti? Perché continuo a farlo con forza? Perché rappresentano solo una parte di un quadro molto più ampio, che ci permette di denunciare il programma sistematico e metodico messo in atto dalla Federazione Russa contro i bambini ucraini. Esiste una politica sviluppata deliberatamente allo scopo di sottrarre i bambini alla loro nazione e quindi alla loro identità.
Il crimine più grave, però, rimane quello del rapimento e dell’indottrinamento di questi bambini: prova ulteriore dell’esistenza di una politica sistematica e freddamente pianificata. Nella storia dell’umanità ci sono stati dei precedenti, ma ciò che accade in Ucraina è senza paragoni: non esiste nella storia recente un caso in cui il rapimento di bambini sia stato praticato in modo così massiccio e organizzato.
A partire dall’inizio dell’invasione su larga scala, la stessa Federazione russa ha dichiarato pubblicamente di aver portato via dall’Ucraina 744.000 bambini. Nessuno al mondo, né l’Ucraina come paese, né alcuna organizzazione internazionale, ha la possibilità di verificare questi dati. Nessuno sa chi siano questi bambini, da dove vengano, dove siano stati portati, perché la Federazione russa non ha fornito ad alcuna organizzazione internazionale, né al nostro paese, alcun elenco. Dobbiamo quindi prendere atto, con grande amarezza, che probabilmente non sapremo mai i loro nomi. Tanto più che, da quando il presidente Putin e il suo commissario per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova hanno ricevuto i mandati di arresto dalla Corte Penale Internazionale per questo crimine orribile, i russi hanno smesso di fornire qualsiasi dato su questi bambini. A oggi, l’Ucraina ha raccolto informazioni su quasi 20.000 casi di rapimento di bambini ucraini da parte dei russi. Si tratta di una piccola quota rispetto al totale, ma di questi abbiamo i dati. Questo è il numero di cui l’Ucraina può parlare a livello ufficiale.
Va detto che oggi i russi non hanno più bisogno di rapire i bambini dai territori temporaneamente occupati; hanno talmente tanti modi per indottrinarli e per “annientare” l’identità ucraina. Perché è questo il loro obiettivo principale, e ora possono manipolarli direttamente nelle loro case.
Voglio anche ricordare che ci sono quasi 2,6 milioni di bambini che vivono nei territori temporaneamente occupati.
Lei ha qualche idea di cosa succede ai bambini quando sono in Russia? Lo Yale Humanitarian Lab ha individuato 210 strutture in tutta la Federazione russa dove vengono portati questi bambini, attrezzate con addestramento militare, dove cantano l’inno russo. Ha qualche contatto con bambini che sono stati in Russia? Può dirci qualcosa di più al riguardo?
Se avessimo contatti diretti con i bambini ucraini che vivono ancora nei territori temporaneamente occupati, o che sono stati trasferiti nel territorio della Russia, sarebbe più facile trovare un modo per riportarli a casa. Purtroppo non abbiamo questi contatti.
Possiamo parlare di quello che è successo loro solo sulla base delle testimonianze dei bambini che sono stati restituiti. Nell’ambito dell’iniziativa del Presidente dell’Ucraina, il piano “Bring Kids Back Ua”, siamo riusciti a far tornare a casa 2.003 bambini. È attraverso le loro storie che possiamo ricostruire quello che hanno passato.
Ho già menzionato la cancellazione, l’uccisione dell’identità nazionale ucraina di questi bambini. Prima di tutto, c’è il divieto della lingua: non possono parlare ucraino, non possono leggere libri ucraini, non possono studiare secondo i programmi educativi ucraini, non hanno accesso ad alcuna informazione sulla storia ucraina. Devono parlare solo russo, seguire i programmi russi ed essere bravi russi. Punto. Il secondo obiettivo è la loro totale militarizzazione. Le ricerche più recenti, incluse quelle dello Yale Humanitarian Research Laboratory, mostrano come il sistema di militarizzazione dei bambini ucraini nei territori occupati stia crescendo in modo allarmante. Quasi ogni settimana aprono nuove classi militarizzate, nuove filiali delle loro organizzazioni paramilitari, come la “Yunarmiya”, l’Organizzazione dei Primi e altre ancora. Stanno formando i futuri giannizzeri: bambini che verranno arruolati nell’esercito russo e che torneranno sulla propria terra come soldati del paese aggressore.
Un ulteriore crimine è la separazione e l’allontanamento forzato dei bambini ucraini dalle loro famiglie. Li portano via e li collocano altrove, anche presso famiglie russe, assegnando loro nuovi documenti, nuovi nomi e la cittadinanza russa. Anche questa è una parte della loro politica.
La quarta componente è la violazione dei confini personali e dell’identità individuale. Qui adottano tecniche orribili: dalla spogliazione dei bambini davanti ad estranei, alla somministrazione di diversi tipi di farmaci ed anche esami medici, in particolare di natura psicologica. Quei farmaci, quegli esami, servono a distruggere la loro identità, a eliminare qualsiasi forma di personalità. Perché hanno bisogno di bambini docili e ubbidienti, perfettamente integrati nel loro sistema. L’obiettivo è creare il cosiddetto buon cittadino, un buon russo.
È possibile vedere le prove di questi fatti nei video presenti sul portale “Children of War”, dove le testimonianze sono disponibili anche in inglese. Lì troverete le storie personali di questi bambini: quello che hanno vissuto, quello che i russi hanno fatto loro.
Puoi citare qualche caso?
Posso fare qualche esempio: Vladyslav Rudenko, al quale i russi hanno somministrato farmaci psicotropi; Ilya Matviyenko, che nonostante una grave ferita alla gamba e il ricovero in terapia intensiva, era costretto a ricevere lezioni di lingua russa; Kira Badinska e Sasha Kovalchuk, ai quali non è stata data la possibilità di chiamare le loro nonne: il padre di Kira era stato ucciso e Sasha era stato separato con la forza dalla madre, senza sapere ancora dove si trovasse. Entrambi erano in ospedale, eppure non potevano nemmeno usare un telefono. E poi ci sono Vitalik, della regione di Kherson, e Vlad, della regione di Zaporizhzhia, entrambi tenuti in prigionia russa. Vlad vi è rimasto per quasi novanta giorni.
Non voglio parlare per loro. Vorrei che sentiste le loro storie direttamente dalle loro voci. Guardate quei video, usate le loro testimonianze, perché loro stanno già parlando ad alta voce, stanno già raccontando. E il mondo intero deve sentirli.
Come funziona l’iniziativa “Bring Kids Back Ua”? Come li riportate in Ucraina, come identificate dove si trovano e come si svolge il viaggio di ritorno?
L’Ucraina ha cercato di utilizzare tutti i meccanismi internazionali esistenti per la protezione dei bambini. Si tratta di strumenti ben sviluppati, ben documentati in carte e documenti ufficiali. Purtroppo nessuno di questi meccanismi si è rivelato efficace. Nessun sistema internazionale esistente ha funzionato per aiutarci a salvare i nostri bambini e sostenerci. È per questo che il presidente Zelensky ha creato un ombrello sotto cui riunire ogni tipo di organizzazione nazionale e internazionale, istituzioni di altri paesi, enti governativi, ong, chiunque sia impegnato per riportare a casa i bambini ucraini. È per questo che è nato “Bring Kids Back Ua”.
Qui non parliamo solo del ritorno, ma anche della reintegrazione e della riabilitazione. Nell’ambito di questa iniziativa è stata sviluppata una coalizione internazionale specifica per il ritorno dei bambini ucraini, che conta attualmente 43 membri. Paesi diversi, guidati dall’Ucraina e dal Canada; anche l’Unione europea e il Consiglio d’Europa ne fanno parte.
Come ho già detto, non stiamo parlando solo del ritorno fisico dei bambini, ma dell’intero processo: occorre trovare questi bambini nei territori russi e in quelli temporaneamente occupati, identificarli, riportarli a casa, ricongiungerli con le loro famiglie, supportarne la riabilitazione fisica e psicologica e, infine, accompagnarne la reintegrazione nella società ucraina. Il programma comprende tutto questo.
Non posso essere molto dettagliata su come avvengono i ritorni, per ragioni di sicurezza. Non possiamo, ad esempio, riportare altri bambini con le stesse modalità usate in precedenza. Ogni caso è una missione di salvataggio: una missione sviluppata specificamente per quella situazione, con una gamma molto ampia di partner coinvolti. Le ong giocano un ruolo fondamentale, perché hanno più margine di manovra rispetto agli enti governativi, sia nei territori russi che in quelli temporaneamente occupati.
Dobbiamo capire che anche quando sappiamo esattamente dove si trova un bambino e abbiamo dei familiari pronti ad accoglierlo, questo non garantisce il successo della missione. La Federazione russa crea continuamente nuove condizioni e nuovi ostacoli. Arriva persino a dire alle famiglie ucraine: “Non vi restituiremo vostro figlio. Venite in Russia, prendete i passaporti russi, ottenete la cittadinanza, vivete qui con i vostri figli come parte della Federazione russa”. Altrimenti, niente.
Un’altra delle condizioni poste alla riunificazione è un interrogatorio specificamente condotto dai servizi di sicurezza russi sui familiari che vengono a riprendere i bambini. Abbiamo già raccolto storie tragiche. Una nonna si era recata in Russia per ricongiungersi con le sue due nipoti. Avevamo già preparato tutta la documentazione necessaria. Durante le dieci ore di interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza russi, la signora è morta. Oggi abbiamo la possibilità di riportare solo la più piccola delle due bambine. La più grande è ancora in Russia e non sappiamo dove si trovi.
La Russia ha un complice, la Bielorussia. Molto spesso quando le famiglie vogliono andare in Russia per riprendere i loro figli, devono passare per la Bielorussia. Anche i bambini rapiti passano per la Bielorussia….
È così. Ci sono diverse informazioni sul coinvolgimento della Repubblica di Bielorussia in questi processi. Chiunque può trovare, ad esempio, informazioni sul coinvolgimento della Croce Rossa bielorussa nei cosiddetti “programmi di riabilitazione” per i bambini ucraini. Purtroppo nessuno sa dove finiscano questi bambini dopo tali programmi. Nessuno ha più notizie di loro.
I mandati di arresto emessi nei confronti di Putin e di Maria Lvova-Belova non sono sufficienti. Dovrebbero essercene altri. Ci sono molte più persone che devono rispondere delle proprie azioni. Chi non ha fornito alcuna informazione sul fatto che bambini ucraini si trovavano nelle proprie case, anche solo temporaneamente, è già coinvolto nel crimine di rapimento. Chi sapeva, chi ha visto bambini ucraini risiedere nelle vicinanze e non ha detto nulla, deve anch’egli rendere conto. Sono coinvolti più responsabili in questa orribile crisi umanitaria, in questo crimine contro l’umanità.
Cosa stanno facendo di concreto i 43 membri della coalizione “Bring Kids Back Ua”?
Ogni membro della coalizione decide autonomamente come contribuire all’intero processo. C’è chi fornisce supporto per i ritorni, chi per la verifica, chi per la riabilitazione e la reintegrazione. Ciascun paese membro sceglie come supportare il processo di ritorno dei bambini ucraini, e le attività svolte o da svolgere vengono discusse nelle riunioni periodiche della coalizione, co-presiedute dall’Ucraina e dal Canada.
Nel caso dell’Italia è essenziale portare alla luce le storie dei bambini ucraini, far circolare informazioni verificate, amplificare la loro voce e impegnarsi con ogni mezzo per sensibilizzare sulla necessità del loro ritorno; occorre boicottare i beni e i servizi russi, sollecitare i propri rappresentanti parlamentari e governativi. Tutto questo non serve solo a riportare a casa i bambini ucraini, ma anche a proteggere i bambini italiani. Perché se in futuro, speriamo mai, qualcosa dovesse accadere loro, se questo meccanismo funziona, saranno più al sicuro a livello internazionale.
Siamo profondamente grati a ogni membro della coalizione e a ogni paese che sta già compiendo passi concreti per sostenerci. Ma abbiamo bisogno che si faccia di più.
I bambini non fanno parte di nessuna negoziazione. I bambini sono al di fuori di qualsiasi politica. I bambini non sono il valore di una nazione, ma dell’intera umanità, di tutte le nazioni democratiche. Senza bambini, l’umanità finisce.
Vi rinnovo l’invito ad ascoltare le voci dei bambini ucraini, accessibili sul portale “Children of War”. È fondamentale che queste voci vengano ascoltate. I russi hanno fatto tutto quello che potevano, tutto quello che si può immaginare, e anche quello che non si può immaginare, per rubarle. Dobbiamo restituire a questi bambini la possibilità di parlare. Vi prego di diffondere i materiali del portale “Children of War” così da dare a tutti la possibilità di sentire le voci dei bambini.
(a cura di Pietro Pontecorvo)
Siti citati: childrenofwar.gov.ua/en/
www.bringkidsback.org.ua/en
www.memorial-italia.it/
Può darci un quadro generale di quello che sta succedendo ai bambini ucraini, in Ucraina e anche in Russia? Cosa sta succedendo?
È un tema ampio e complesso. In tempo di guerra, in qualsiasi paese del mondo, i bambini sono delle vittime, perché vengono feriti e comunque segnati dalla guerra. Per questo andrebbero anche ricordati i sette milioni e mezzo di bambini ucraini che sono stati colpiti da questa guerra orribile. Oggi vogliamo denunciare quello che i russi hanno fatto al popolo ucraino attraverso i nostri bambini. Parliamo di un crimine di genocidio, perché è questo che stanno facendo ai bambini ucraini. Come sappiamo, la guerra non è iniziata il 24 febbraio 2022, bensì già nel 2014. Ad ogni modo, a partire dall’inizio dell’aggressione su larga scala della Federazione Russa, 2.367 bambini sono stati gravemente feriti. Circa il 3% di tutti questi ha subìto un’amputazione e 684 sono rimasti uccisi. Questi sono solo i casi che conosciamo esattamente, a partire dall’inizio dell’aggressione del 2022.
Purtroppo dobbiamo registrare anche casi di violenza sessuale. Abbiamo già documentato 23 casi, un numero che può sembrare contenuto, ma che non rappresenta affatto la realtà nella sua interezza. È un numero che rappresenta le poche famiglie e i pochi bambini che hanno trovato il coraggio di raccontare, di parlare. Dietro quei 23 casi ce ne sono molti altri che non conosceremo mai. Vorrei richiamare la vostra attenzione su un dato che lascia senza parole: la vittima più giovane della violenza sessuale perpetrata dagli occupanti russi aveva solo quattro anni.
Perché parlo a voce alta di questi fatti? Perché continuo a farlo con forza? Perché rappresentano solo una parte di un quadro molto più ampio, che ci permette di denunciare il programma sistematico e metodico messo in atto dalla Federazione Russa contro i bambini ucraini. Esiste una politica sviluppata deliberatamente allo scopo di sottrarre i bambini alla loro nazione e quindi alla loro identità.
Il crimine più grave, però, rimane quello del rapimento e dell’indottrinamento di questi bambini: prova ulteriore dell’esistenza di una politica sistematica e freddamente pianificata. Nella storia dell’umanità ci sono stati dei precedenti, ma ciò che accade in Ucraina è senza paragoni: non esiste nella storia recente un caso in cui il rapimento di bambini sia stato praticato in modo così massiccio e organizzato.
A partire dall’inizio dell’invasione su larga scala, la stessa Federazione russa ha dichiarato pubblicamente di aver portato via dall’Ucraina 744.000 bambini. Nessuno al mondo, né l’Ucraina come paese, né alcuna organizzazione internazionale, ha la possibilità di verificare questi dati. Nessuno sa chi siano questi bambini, da dove vengano, dove siano stati portati, perché la Federazione russa non ha fornito ad alcuna organizzazione internazionale, né al nostro paese, alcun elenco. Dobbiamo quindi prendere atto, con grande amarezza, che probabilmente non sapremo mai i loro nomi. Tanto più che, da quando il presidente Putin e il suo commissario per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova hanno ricevuto i mandati di arresto dalla Corte Penale Internazionale per questo crimine orribile, i russi hanno smesso di fornire qualsiasi dato su questi bambini. A oggi, l’Ucraina ha raccolto informazioni su quasi 20.000 casi di rapimento di bambini ucraini da parte dei russi. Si tratta di una piccola quota rispetto al totale, ma di questi abbiamo i dati. Questo è il numero di cui l’Ucraina può parlare a livello ufficiale.
Va detto che oggi i russi non hanno più bisogno di rapire i bambini dai territori temporaneamente occupati; hanno talmente tanti modi per indottrinarli e per “annientare” l’identità ucraina. Perché è questo il loro obiettivo principale, e ora possono manipolarli direttamente nelle loro case.
Voglio anche ricordare che ci sono quasi 2,6 milioni di bambini che vivono nei territori temporaneamente occupati.
Lei ha qualche idea di cosa succede ai bambini quando sono in Russia? Lo Yale Humanitarian Lab ha individuato 210 strutture in tutta la Federazione russa dove vengono portati questi bambini, attrezzate con addestramento militare, dove cantano l’inno russo. Ha qualche contatto con bambini che sono stati in Russia? Può dirci qualcosa di più al riguardo?
Se avessimo contatti diretti con i bambini ucraini che vivono ancora nei territori temporaneamente occupati, o che sono stati trasferiti nel territorio della Russia, sarebbe più facile trovare un modo per riportarli a casa. Purtroppo non abbiamo questi contatti.
Possiamo parlare di quello che è successo loro solo sulla base delle testimonianze dei bambini che sono stati restituiti. Nell’ambito dell’iniziativa del Presidente dell’Ucraina, il piano “Bring Kids Back Ua”, siamo riusciti a far tornare a casa 2.003 bambini. È attraverso le loro storie che possiamo ricostruire quello che hanno passato.
Ho già menzionato la cancellazione, l’uccisione dell’identità nazionale ucraina di questi bambini. Prima di tutto, c’è il divieto della lingua: non possono parlare ucraino, non possono leggere libri ucraini, non possono studiare secondo i programmi educativi ucraini, non hanno accesso ad alcuna informazione sulla storia ucraina. Devono parlare solo russo, seguire i programmi russi ed essere bravi russi. Punto. Il secondo obiettivo è la loro totale militarizzazione. Le ricerche più recenti, incluse quelle dello Yale Humanitarian Research Laboratory, mostrano come il sistema di militarizzazione dei bambini ucraini nei territori occupati stia crescendo in modo allarmante. Quasi ogni settimana aprono nuove classi militarizzate, nuove filiali delle loro organizzazioni paramilitari, come la “Yunarmiya”, l’Organizzazione dei Primi e altre ancora. Stanno formando i futuri giannizzeri: bambini che verranno arruolati nell’esercito russo e che torneranno sulla propria terra come soldati del paese aggressore.
Un ulteriore crimine è la separazione e l’allontanamento forzato dei bambini ucraini dalle loro famiglie. Li portano via e li collocano altrove, anche presso famiglie russe, assegnando loro nuovi documenti, nuovi nomi e la cittadinanza russa. Anche questa è una parte della loro politica.
La quarta componente è la violazione dei confini personali e dell’identità individuale. Qui adottano tecniche orribili: dalla spogliazione dei bambini davanti ad estranei, alla somministrazione di diversi tipi di farmaci ed anche esami medici, in particolare di natura psicologica. Quei farmaci, quegli esami, servono a distruggere la loro identità, a eliminare qualsiasi forma di personalità. Perché hanno bisogno di bambini docili e ubbidienti, perfettamente integrati nel loro sistema. L’obiettivo è creare il cosiddetto buon cittadino, un buon russo.
È possibile vedere le prove di questi fatti nei video presenti sul portale “Children of War”, dove le testimonianze sono disponibili anche in inglese. Lì troverete le storie personali di questi bambini: quello che hanno vissuto, quello che i russi hanno fatto loro.
Puoi citare qualche caso?
Posso fare qualche esempio: Vladyslav Rudenko, al quale i russi hanno somministrato farmaci psicotropi; Ilya Matviyenko, che nonostante una grave ferita alla gamba e il ricovero in terapia intensiva, era costretto a ricevere lezioni di lingua russa; Kira Badinska e Sasha Kovalchuk, ai quali non è stata data la possibilità di chiamare le loro nonne: il padre di Kira era stato ucciso e Sasha era stato separato con la forza dalla madre, senza sapere ancora dove si trovasse. Entrambi erano in ospedale, eppure non potevano nemmeno usare un telefono. E poi ci sono Vitalik, della regione di Kherson, e Vlad, della regione di Zaporizhzhia, entrambi tenuti in prigionia russa. Vlad vi è rimasto per quasi novanta giorni.
Non voglio parlare per loro. Vorrei che sentiste le loro storie direttamente dalle loro voci. Guardate quei video, usate le loro testimonianze, perché loro stanno già parlando ad alta voce, stanno già raccontando. E il mondo intero deve sentirli.
Come funziona l’iniziativa “Bring Kids Back Ua”? Come li riportate in Ucraina, come identificate dove si trovano e come si svolge il viaggio di ritorno?
L’Ucraina ha cercato di utilizzare tutti i meccanismi internazionali esistenti per la protezione dei bambini. Si tratta di strumenti ben sviluppati, ben documentati in carte e documenti ufficiali. Purtroppo nessuno di questi meccanismi si è rivelato efficace. Nessun sistema internazionale esistente ha funzionato per aiutarci a salvare i nostri bambini e sostenerci. È per questo che il presidente Zelensky ha creato un ombrello sotto cui riunire ogni tipo di organizzazione nazionale e internazionale, istituzioni di altri paesi, enti governativi, ong, chiunque sia impegnato per riportare a casa i bambini ucraini. È per questo che è nato “Bring Kids Back Ua”.
Qui non parliamo solo del ritorno, ma anche della reintegrazione e della riabilitazione. Nell’ambito di questa iniziativa è stata sviluppata una coalizione internazionale specifica per il ritorno dei bambini ucraini, che conta attualmente 43 membri. Paesi diversi, guidati dall’Ucraina e dal Canada; anche l’Unione europea e il Consiglio d’Europa ne fanno parte.
Come ho già detto, non stiamo parlando solo del ritorno fisico dei bambini, ma dell’intero processo: occorre trovare questi bambini nei territori russi e in quelli temporaneamente occupati, identificarli, riportarli a casa, ricongiungerli con le loro famiglie, supportarne la riabilitazione fisica e psicologica e, infine, accompagnarne la reintegrazione nella società ucraina. Il programma comprende tutto questo.
Non posso essere molto dettagliata su come avvengono i ritorni, per ragioni di sicurezza. Non possiamo, ad esempio, riportare altri bambini con le stesse modalità usate in precedenza. Ogni caso è una missione di salvataggio: una missione sviluppata specificamente per quella situazione, con una gamma molto ampia di partner coinvolti. Le ong giocano un ruolo fondamentale, perché hanno più margine di manovra rispetto agli enti governativi, sia nei territori russi che in quelli temporaneamente occupati.
Dobbiamo capire che anche quando sappiamo esattamente dove si trova un bambino e abbiamo dei familiari pronti ad accoglierlo, questo non garantisce il successo della missione. La Federazione russa crea continuamente nuove condizioni e nuovi ostacoli. Arriva persino a dire alle famiglie ucraine: “Non vi restituiremo vostro figlio. Venite in Russia, prendete i passaporti russi, ottenete la cittadinanza, vivete qui con i vostri figli come parte della Federazione russa”. Altrimenti, niente.
Un’altra delle condizioni poste alla riunificazione è un interrogatorio specificamente condotto dai servizi di sicurezza russi sui familiari che vengono a riprendere i bambini. Abbiamo già raccolto storie tragiche. Una nonna si era recata in Russia per ricongiungersi con le sue due nipoti. Avevamo già preparato tutta la documentazione necessaria. Durante le dieci ore di interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza russi, la signora è morta. Oggi abbiamo la possibilità di riportare solo la più piccola delle due bambine. La più grande è ancora in Russia e non sappiamo dove si trovi.
La Russia ha un complice, la Bielorussia. Molto spesso quando le famiglie vogliono andare in Russia per riprendere i loro figli, devono passare per la Bielorussia. Anche i bambini rapiti passano per la Bielorussia….
È così. Ci sono diverse informazioni sul coinvolgimento della Repubblica di Bielorussia in questi processi. Chiunque può trovare, ad esempio, informazioni sul coinvolgimento della Croce Rossa bielorussa nei cosiddetti “programmi di riabilitazione” per i bambini ucraini. Purtroppo nessuno sa dove finiscano questi bambini dopo tali programmi. Nessuno ha più notizie di loro.
I mandati di arresto emessi nei confronti di Putin e di Maria Lvova-Belova non sono sufficienti. Dovrebbero essercene altri. Ci sono molte più persone che devono rispondere delle proprie azioni. Chi non ha fornito alcuna informazione sul fatto che bambini ucraini si trovavano nelle proprie case, anche solo temporaneamente, è già coinvolto nel crimine di rapimento. Chi sapeva, chi ha visto bambini ucraini risiedere nelle vicinanze e non ha detto nulla, deve anch’egli rendere conto. Sono coinvolti più responsabili in questa orribile crisi umanitaria, in questo crimine contro l’umanità.
Cosa stanno facendo di concreto i 43 membri della coalizione “Bring Kids Back Ua”?
Ogni membro della coalizione decide autonomamente come contribuire all’intero processo. C’è chi fornisce supporto per i ritorni, chi per la verifica, chi per la riabilitazione e la reintegrazione. Ciascun paese membro sceglie come supportare il processo di ritorno dei bambini ucraini, e le attività svolte o da svolgere vengono discusse nelle riunioni periodiche della coalizione, co-presiedute dall’Ucraina e dal Canada.
Nel caso dell’Italia è essenziale portare alla luce le storie dei bambini ucraini, far circolare informazioni verificate, amplificare la loro voce e impegnarsi con ogni mezzo per sensibilizzare sulla necessità del loro ritorno; occorre boicottare i beni e i servizi russi, sollecitare i propri rappresentanti parlamentari e governativi. Tutto questo non serve solo a riportare a casa i bambini ucraini, ma anche a proteggere i bambini italiani. Perché se in futuro, speriamo mai, qualcosa dovesse accadere loro, se questo meccanismo funziona, saranno più al sicuro a livello internazionale.
Siamo profondamente grati a ogni membro della coalizione e a ogni paese che sta già compiendo passi concreti per sostenerci. Ma abbiamo bisogno che si faccia di più.
I bambini non fanno parte di nessuna negoziazione. I bambini sono al di fuori di qualsiasi politica. I bambini non sono il valore di una nazione, ma dell’intera umanità, di tutte le nazioni democratiche. Senza bambini, l’umanità finisce.
Vi rinnovo l’invito ad ascoltare le voci dei bambini ucraini, accessibili sul portale “Children of War”. È fondamentale che queste voci vengano ascoltate. I russi hanno fatto tutto quello che potevano, tutto quello che si può immaginare, e anche quello che non si può immaginare, per rubarle. Dobbiamo restituire a questi bambini la possibilità di parlare. Vi prego di diffondere i materiali del portale “Children of War” così da dare a tutti la possibilità di sentire le voci dei bambini.
(a cura di Pietro Pontecorvo)
Siti citati: childrenofwar.gov.ua/en/
www.bringkidsback.org.ua/en
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