Valentina e Roberta vivono a Pinerolo con le loro figlie; fanno parte dell’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno.org).

Valentina. Ho 39 anni e una figlia di quasi 16 anni. Ho passato anni difficili durante l’adolescenza, avevo anche identificato la mia predisposizione a frequentare ragazze, a innamorarmene, ma allora -parliamo della prima metà degli anni Ottanta- non avevo trovato alcun punto di riferimento. Ricordo che scrissi una lettera a Noi donne, ricevetti molto materiale, ma erano tutte persone distanti, tutte cose già scritte, tutti vissuti di altre… La psicologa dalla quale ero andata, di nascosto dalla famiglia, un giorno mi disse: “Ma cos’è questa storia? Non ci pensare più”. Come dire: ti passerà... E’ stata una cosa un po’ triste. Poi ho trovato un ragazzo che mi ha voluto bene e questa cosa è stata molto importante nella mia vita. Morena è arrivata quasi per sbaglio. Il matrimonio è presto finito perché non era destinato a durare, eravamo degli irresponsabili, molto immaturi. La separazione è stata una liberazione, avevo proprio un problema a stare dentro un ruolo deciso da altri. Mi trovavo incastonata in una vita etero che non mi apparteneva … Non so come spiegare. Non è stata una questione di scelte sessuali, ma proprio di impianto di vita che è diverso, di come uno si concepisce, di come uno si vede. Portavo i tacchetti, mettevo il rossetto, proprio ce la mettevo tutta per starci dentro, ma era devastante come cosa, non lo potevo sopportare.
A quel punto ho in qualche modo ricominciato; alcuni amici mi hanno inserito nei loro gruppi e finalmente è arrivata una storia con una donna che è stata travolgente, è stato come andare a sbattere contro un locomotore in corsa, una cosa fortissima. Quell’esperienza mi ha costretto a riprendere un lavoro psicologico su di me, sul fatto che mi imbattevo in queste relazioni devastanti. Intanto c’era Morena da crescere, che è stato per me un puntello fondamentale; mi ha proprio aiutato a non perdere di vista gli obiettivi importanti. Certo è stata dura, ero sola…
Anche perché ai circoli gay di Torino non riuscivo a farmi accettare come mamma: essendo lesbica non dovevo avere figli. Per loro avevo compiuto una sorta di tradimento: la ragazza che aveva avuto una storia con l’uomo veniva esclusa perché non era pura...
Fino a che è arrivata lei…
Roberta. Anch’io mi sono resa conto che mi piacevano le ragazze fin da molto giovane, ma ho sempre pensato che fosse legato alla mia ansia di trasgressione. Ho avuto dei fidanzati, a 19 anni ero sposata e a 23 ero separata. Sono seguite altre relazioni, sempre con uomini, ma non funzionava mai, tra l’altro mi accorgevo di cercare uomini sempre diversi, ma non era mai la persona giusta…
Mi sono anche sposata una seconda volta. Poi è nata Martina. Neanche quella relazione funzionava. Suo padre si è ammalato e sei anni fa è mancato. A quel punto ho dovuto raccogliere tutte le energie e cercare di rimettermi in piedi perché la situazione era quella che era, con Martina da crescere e comunque il papà di Martina è stata una persona importante.
Ricordo che un giorno con mio fratello cercavo in libro in internet, e siamo incappati sul sito della Lli (Lista lesbiche italiane), una mailing list… Insomma, appena mio fratello è uscito sono andata a vedere di cosa si trattava. Io tra l’altro aveva appena iniziato a bazzicare in rete, mi faceva anche un po’ paura, ma quando mi sono resa conto che era una cosa seria, una mailing list dove potevi chiacchierare, mi sono iscritta e così ho cominciato ad avvicinarmi a quel mondo.
Intanto nella mia testa rimettevo a posto tanti tasselli, appunto le ragazze che mi erano piaciute nella vita… Pur non essendoci mai state vere relazioni, ora riconoscevo di essere stata innamorata di alcune…
Comunque a quel punto mi iscrivo anche alla mailing list Lli-mamme che allora, 5 anni fa, contava pochissimi iscritti. Di lì a poco, presa un po’ di confidenza, annuncio che vorrei tanto andare alla Marcia della pace a Perugia, che io posso mettere l’auto e se qualcuno vuole venire, si dividono le spese.
E’ stato così che ci siamo conosciute. Ci siamo date appuntamento davanti a un castello, ricordo che pioveva e che le bambine, dopo 10 minuti, facevano già tutto insieme. Poi siamo andate a casa loro, ci hanno invitato a cena, la cosa si è prolungata, le bambine sono state benissimo, noi anche.
Valentina. L’incontro con Roberta è avvenuto un po’ per caso, ed è stata un’esperienza bellissima, perché per la prima volta ho trovato una persona che aveva le mie inclinazioni e che aveva pure lei una figlia.
Tra l’altro, è vero, Morena e Martina sono subito diventate ottime compagne di giochi e il fatto che andassero così d’accordo ha posto le basi affinché noi potessimo vederci, frequentarci. Oggi si chiamano “sorelle”. Diversamente penso che sarebbe stato molto difficile che la storia potesse continuare. Per me è stato anche l’inizio di un nuovo lavoro di ricerca, di contatti con altre persone: ho conosciuto altre mamme, ho conosciuto coppie di donne che avevano avuto figli con l’inseminazione artificiale, e da lì si sono creati i presupposti per creare l’associazione Famiglia Arcobaleno, che ha due anni di vita e sta crescendo velocemente.

Valentina. Come l’hanno presa le nostre figlie? Devo dire che io avevo sempre parlato con Morena dell’eventualità che forse non sarebbe arrivato il principe azzurro; verbalmente avevo sempre inserito degli spunti che lasciassero la possibilità, l’apertura, la non ovvietà. Una volta mi aveva raccontato che i compagni prendevano in giro un compagno chiamandolo “finocchio” e io le avevo spiegato che cosa voleva dire, e che era assurdo giudicare la sessualità di un altro, perdipiù di un bambino. Cercavo comunque di essere sempre molto conciliante e accomodante. Fatto sta che dopo un mese che ci frequentavamo, all’indomani di una vacanza trascorsa insieme in Toscana in cui Roberta ci aveva raggiunto nel weekend, Morena alla sera mi dice: “Mamma, ma tu e Roberta siete omosessuali?”. Non ne avevamo ancora parlato, era una cosa cominciata da poco... Io pensavo di aspettare, invece ho capito che i bambini queste cose le capiscono, intuiscono quando c’è un’amicizia particolare. A un incontro tra genitori omosessuali, un papà parlava delle resistenze avanzate dalla moglie a lasciargli il bambino quando lui era col suo compagno per cui era stato costretto a ridurre all’osso la frequentazione del compagno quando c’era il figlio.
Un giorno suo figlio va a comprare le figurine dal tabaccaio, compra 2 o 3 pacchetti di figurine per sé e poi dice al papà: “Queste sono per lui”, insomma il bambino aveva capito benissimo che quella persona era importante per il papà, per quanto fosse raramente presente.
Roberta. All’inizio con mia figlia è stata così così. Martina non riusciva a capire perché fino a un anno prima stavo col suo papà… D’altro canto ha detto: “Meno male una donna piuttosto che un uomo” -un altro papà non lo voleva avere. Le cose hanno ingranato un po’, ma poi sono emersi altri problemi: qui siamo due adulte, per cui non aveva più a che fare solo con me e la cosa non le girava tanto.
Valentina. La cosa bella è che Martina a un certo punto ha cominciato a notare dei cambiamenti nella mamma. Uscivano entrambe da un periodo molto duro: il padre era molto malato, ospedalizzato in casa... e poi la disperazione dopo la sua perdita, una figlia da mandare avanti da sola… Ecco, Martina un giorno ha cominciato a dire: “Ma mamma, cosa succede? Non ti riconosco più. Hai fatto altri due buchi all’orecchio…”, insomma da delle sciocchezze ha capito che qualcosa stava cambiando, che Roberta non era più quella di prima.
Roberta. A quel punto non l’ha più tenuta nessuno. Che la sua mamma aveva una compagna, l’ha detto a tutti, anche alla maestra… A un bambino che la canzonava ha risposto: “Tu sei un omofobo di merda”, e lui: “Omo che?”, e lei: “Vedi, oltre che omofobo sei anche ignorante”. Questo in prima o seconda media. Al liceo, quando una professoressa, conoscendo la situazione, le ha chiesto: “Ma tua mamma si è rifatta una vita?”, lei ha detto: “Certo, la mamma ora ha una fidanzata!”. Tra l’altro è una signora molto all’antica, un po’ rigida; all’incontro coi genitori, quando mi sono messa a parlarle di noi, della nostra famiglia, dei suoi componenti e quindi della mia compagna, lei era imbarazzatissima: “Sssst, parli piano!”…
Poi, certo, c’è la volta che si è arrabbiate e che magari una delle due sgrida la figlia dell’altra e allora la cosa non va molto a genio, però… sono quelle cose che succederebbero in qualsiasi famiglia allargata o ricostruita.
Le nostre figlie sono inaspettatamente diventate delle paladine della nostra causa. Sono anche furbe, perché io noto che scelgono a chi dirlo e a chi no. Per esempio, ai nonni paterni non l’abbiamo detto; già avevano malvisto la relazione tra me e loro figlio; nonostante ci fossimo sposati per loro non ero la persona giusta. Ecco, lei ha avvertito questa cosa e così parla con tutti ma non con loro. Li ha portati una volta a vedere la casa, di corsa, io non c’ero, e la nostra camera non l’ha fatta vedere. Ha fatto questa scelta e me l’ha esplicitata. Non è un problema. Anch’io non l’ho detto subito alla mia famiglia. E’ capitato che a una festa mia madre mi ha chiesto se avessi qualche ragazzo e io le ho risposto provocatoriamente: “Ma assolutamente no, mi piacciono le donne!”. Lei si è messa a ridere, poi però quando è tornata a casa si è ricordata che una volta le avevo detto, come battuta, che mi sarei separata e di lì a poco mi ero separata sul serio, per cui ha cominciato a indagare.
Lei non ha pregiudizi, non si è mai espressa in modo dispregiativo o offensivo verso gli omosessuali, però, sai, il fatto che si trattasse di sua figlia… Ad ogni modo, essendo noi una famiglia molto numerosa, ha prima chiamato da parte la mia sorella maggiore, che l’ha rassicurata: avevo avuto tante relazioni con i maschi, non era possibile. Ma evidentemente qualche sospetto era sorto anche a lei, così mia sorella, un giorno, mentre imbiancavamo a casa di mia mamma, mi fa: “Ma è vero che hai una fidanzata?”. A quel punto l’ha saputo mia sorella più piccola, che ha 9 anni meno di me, ed è stata così contenta. Ha detto: “Allora lei è mia cognata!”. Poi mio fratello, che mi ha detto: “Ah, ti capisco, anche a me piacciono le donne!” -con lui mi è andata di lusso. Infine c’era il mio fratello più grande che invece è “di coccio”. Lo abbiamo invitato e gli abbiamo detto che avevamo comprato la casa, gli abbiamo fatto vedere tutto sulla carta e lui: “Ah, tu dormi con Martina?”, “No, io ho la camera sotto”, “Allora Valentina dorme con sua figlia?”… Insomma, pensava addirittura che la casa fosse separata in due…
Finalmente, due domeniche fa sono venuti e hanno visto tutto. Adesso, il 2 giugno un mio cugino si sposa e siamo invitate tutte e quattro. Sarà il nostro debutto in società…

Valentina. Come ci rapportiamo con la gente? Non so, io vedo che ci fa molto bene essere immediate. Anche in ufficio: quando ci fu il Gay pride a Roma nel 2000, ricordo un collega… mi faceva venire un prurito, diceva: “Ah, ‘sti froci, con queste piume di struzzo… Io li castrerei tutti”; una cosa sgradevolissima…
Poi è cominciata la relazione con Roberta; considera che il nostro ufficio è situato in un open space per cui non ci sono segreti, a tutti capita di fare o ricevere telefonate private nell’orario d’ufficio, o dopo pranzo, e alla fine si capisce con chi stai parlando. Insomma, io non ho mai negato o nascosto nulla, senza nemmeno fare dei proclami. Recentemente, siccome lavoro nel turismo, c’è stata la possibilità, per dipendenti e familiari di riempire un charter e andare a Praga in giornata; ci siamo andate insieme, per cui lei oggi ha avuto un volto. Ieri eravamo a un funerale di una collega e c’era anche lei. Insomma non è che la presento tutti, ma nessuno mi chiede più chi sia Roberta. Io parlo di “figlie” e solo una ne ho partorito. Quando dico: “Ho messo su casa”, nessuno mi chiede con chi. Lo trovo molto rispettoso. Poi certo ci sono le persone con cui sono in confidenza, con loro è diverso, ma devo dire che rispetto agli altri non ricordo episodi spiacevoli gravi.
Un’altra cosa che ho notato è che magari io sono molto esplicita e dall’altra parte silenzio. Qualche settimana fa chiacchieravo col benzinaio, che conosco da tempo, gli raccontavo della vacanza in Norvegia, che bello e qua e là, mi chiede: “Con chi sei andata?”, perché aspettava l’imbeccata giusta, “Con la mia compagna, Roberta”, dopodiché non mi hai mai più chiesto nulla della mia vita privata.
Nemmeno ai miei genitori l’ho mai detto ufficialmente, non ho mai fatto coming out con loro. Certo, dicevo che frequentavo Roberta, ecc. ma è stata Morena ad aprire la strada: ha cominciato a dire ai nonni che io e lei cercavamo casa insieme, che io guardavo tutti gli annunci...
Il lavoro grosso che io ho fatto è stato andare da mio padre a dire che avevamo trovato una casa che faceva per noi, quindi parlargli di progetti. Per me era importante che capisse che gli chiedevo consigli, non soldi. Insomma gli chiedevo di esserci e mio padre è stato favoloso, non ha assolutamente rimarcato che non potesse andare bene la nostra relazione. L’unica condizione per lui è stata che fosse una cosa seria, duratura, che l’impianto fosse quello di una vita che va avanti altri 60, 80 anni -se non altro per pagare il mutuo! A parte gli scherzi, i miei sono venuti spesso in questa casa, un po’ per i lavori, un po’ per vederci e sono stati straordinari. Oggi posso parlare loro anche dell’associazione. Ricordo ancora che una volta mia madre al telefono se n’era uscita con: “L’Associazione Arcobaleno non è quell’associazione per i disabili?”. “No”, avevo risposto io, ma non ero riuscita ad andare oltre.
Delle volte mi viene anche da ridere. Mia mamma adesso mi ha detto di aver raccontato a dei parenti che andavo a vivere con Roberta, e che però aveva voluto specificare che eravamo amiche: “Perché sai -si è giustificata- per telefono è difficile spiegare certe cose”. Non sai la fatica che ho fatto io a spiegarlo a te! -ho pensato…
Roberta. Sulla porta della nostra camera c’è scritto “Camera delle mamme”. Perché Martina quando ancora abitavamo nell’altra casa, aveva fatto questi quadretti: camera di Martina, camera di Morena, camera degli armadi, e anche questo della camera delle mamme. A me piace tenerlo lì, in modo che sia chiaro.
Comunque neanch’io a mia mamma ho mai detto: “Io sto con Valentina”, però, per dire, l’altro giorno le ho lavato i capelli e le ho parlato dell’associazione dei genitori omosessuali, le ho detto che andavamo al Festival del cinema gay, che Valentina avrebbe presentato il video che avevamo fatto, e mia mamma, che doveva lavarsi i denti e di solito non permetteva a nessuno di entrare in bagno, mi ha detto: “Vieni vieni”, perché voleva che continuassi a raccontarle. Così le ho raccontato proprio tutto, che andavamo al festival, cosa facevamo… ed ero così contenta, soddisfatta.
Ho anche questa zia, sorella di mia madre, con cui discutiamo sempre, però ci vogliamo bene. Ecco, siccome ultimamente vado a farle dei massaggi, prima parlando di Valentina diceva: “La tua amica…”, oggi mi ha detto: “Ma la tua compagna…”. Un riconoscimento che io ho apprezzato molto.

Valentina. Rispetto all’associazione, tutto è iniziato 5 anni fa. A giugno Roberta e io siamo partite per andare a conoscere una fantomatica associazione, Le amazzoni, in Toscana, che aveva organizzato un incontro di genitori omosessuali. Era un mese che stavamo insieme, partiamo per incontrare un’altra famiglia omogenitoriale -altre non ne erano arrivate. Certo, c’erano coppie di donne, però genitori soltanto noi. L’altra era una coppia di donne con una bimba nata da una precedente relazione; in seguito loro avevano deciso di affidarsi all’autofecondazione con un donatore conosciuto apposta per l’occasione e quindi aspettavano un altro bambino. L’anno successivo ci siamo reincontrate a giugno in Maremma, invitando altre mamme della lista telematica, ma è stato nel 2004, quando il Gay pride si è tenuto a Grosseto, che qualcosa ha iniziato a muoversi. Quello è stato l’anno che ha visto il maggior numero di nuclei con figli in questo campeggio del grossetano, ed è stato bellissimo, perché si sono viste tante coppie con tutti questi bambini che stavano insieme e potevano finalmente chiamare “mamma” tutte e due le mamme senza che nessuno trovasse la cosa strana… Bellissimo!
Lì è anche emerso prepotentemente il bisogno di trovare delle legittimazioni, la possibilità di lasciare in eredità qualcosa a qualcuno.
Sicuramente oggi sono le famiglie che hanno bambini nati con l’inseminazione quelle che fanno il lavoro maggiore, perché hanno un bisogno, un’urgenza più grave di essere visibili e tutelate. Perché per noi, tutto sommato, se capitasse qualcosa, Martina è orfana, la mia il papà ce l’ha, capitasse qualcosa a me, la figlia va al padre…
Mentre invece per una famiglia nata nell’altro modo c’è un bisogno autentico di tutelarsi, di garantirsi, di lasciare la possibilità che il bambino abbia questa continuità col genitore non biologico, anche in caso di separazione, evento che –l’abbiamo visto in associazione- può essere lacerante, perché la madre biologica ha il potere assoluto sul minore, mentre l’altra non è niente, niente.
L’associazione è nata per questo grosso bisogno di sentirsi famiglia a tutti gli effetti. Vorrei ricordare il prof. De Leo, mancato recentemente, che aveva preso a cuore la nostra causa e aveva avviato una battaglia proprio sulla questione della “continuità affettiva”. Il suo lavoro sul “maggior diritto” del minore da questo punto di vista era rivoluzionario come approccio. Perché per quanto sia questo che la legge prevede, la tutela della continuità affettiva del minore, purtroppo la realtà è ben altra; qui parliamo di periti di tribunale che hanno ancora una formazione accademica, freudiana…
Ora il parlamento danese ha approvato una legge che consente l’inseminazione artificiale a coppie lesbiche. In Italia non si può. C’è l’autoinseminazione, una cosa molto pittoresca, con la siringa del pasticcere, con la temperatura giusta del bicchiere che deve contenere il semino… oppure si va all’estero, in Olanda, in Belgio, Inghilterra; adesso va tanto la Spagna perché lì c’è proprio un centro con persone che parlano italiano. Insomma in qualche modo si fa.
Per quanto riguarda la gestazione per altri, ci sono dei paesi in cui questa cosa è possibile in maniera eticamente corretta, per cui la gestazione viene vista come un servizio, un po’ come l’affido… Cioè l’aspirante genitore che non può avere figli trova chi è disponibile a prestarsi a questa esperienza, magari con un ovulo che non è il suo, per cui quello che ti porti in grembo non è proprio tuo figlio … E ci sono altri paesi in cui invece questa cosa passa sulla pelle delle donne, paesi come l’Ucraina, dove peraltro i costi sono bassissimi, per cui il dubbio che viene è che non ci sia tutela per la donna. E fa più male pensare che uno possa usare il corpo di un’altra persona…
Roberta. Nell’est europeo il problema è che parliamo di donne che hanno bisogno di soldi e a noi non interessa un discorso del genere. Insomma sono temi molto delicati e anche in associazione stiamo iniziando ad approcciarli solo ora. Un’idea è quella di stilare una sorta di carta etica, per cui chi entra nell’associazione… Ma insomma, è un argomento molto spinoso e delicato; tra l’altro c’è anche la paura che ci possano essere dei cavilli burocratici legali in Italia per cui il vescovo che si attacca a questa cosa possa ottenere un disconoscimento di questo figlio… va a sapere cosa può succedere. Noi, per il momento, cerchiamo di essere molto cauti.
Valentina. Oggi l’associazione conta circa 170 nuclei familiari e circa 100 bambini. Sono in aumento gli aspiranti genitori rispetto a coloro che già hanno figli da precedenti relazioni eterosessuali. Bisogna considerare che una mamma o un padre che cambiano orientamento sessuale, rispetto a una coppia omosessuale che fa un percorso che li porta al desiderio di un figlio, sono casi molto diversi… Mi sembra significativo che oggi le famiglie omogenitoriali siano diventate la punta di diamante del movimento omosessuale, qualcosa si sta muovendo. Certo, è difficile trovare persone che si espongano nel modo giusto, far passare un messaggio di “normalità”…

Valentina. Allo stato attuale, giuridicamente, per noi non c’è tutela che tenga. Prendiamo l’eredità, c’è la possibilità di fare degli atti notarili, delle scritture private… Potremmo farlo anche noi: io chiedo a tutti i miei eredi legittimi di rinunciare a priori all’eredità, cosa che non è legale (perché io finché non sono morta non lascio un’eredità; sono beni indisponibili finché sono viva), però, appunto, ci si parla, ci si chiarisce, per cui un domani che venga a mancare mi aspetto che i miei parenti più vicini abbiano la correttezza di non impugnare nulla, di lasciare che le cose vadano come io ho designato.
Roberta. Per adesso in Italia siamo riconosciuti come nucleo familiare solo quando dobbiamo pagare le tasse!
E siccome come nucleo familiare paghiamo più tasse, nessuno ci viene a dire che non possiamo essere una coppia, i soldi li prendono…
Valentina. Famiglie Arcobaleno ha messo su un gruppo socio-psico-giuridico con l’intento di creare una rete legale che possa in qualche modo tutelare al meglio le coppie. Noi conosciamo una donna che ha perso la causa di affidamento del figlio non perché omosessuale -per carità, figuriamoci, sarebbe discriminazione!- insomma, la motivazione è stata che non aveva nessuno a cui lasciare il bambino durante le ore in cui lei lavorava…
Roberta. Come se il resto del mondo avesse sempre i nonni a disposizione…
Valentina. Comunque lei ha fatto ricorso e ha vinto, chiaramente, perché l’argomentazione non stava in piedi. Non a caso, tanti genitori, al momento della separazione, tengono nascoste le loro inclinazioni. Del resto, sono gli avvocati i primi a dire: “Questa cosa non la dire, mi raccomando”. Invece è ora di finirla. Servirebbe proprio una battaglia culturale.
Roberta. E’ un problema che riguarda soprattutto le coppie di uomini che hanno avuto figli da precedenti relazioni. Che io sappia, nessuno di loro vive coi figli.
Non so come finirà coi Dico. A noi non piacciono. Peggio, sono offensivi. Cioè, se uno dei due va in ospedale, puoi essere riconosciuto… Ma per favore, mi aspetto che questa cosa ci sia già. Una mia amica ha avuto un problema di salute e ai medici ha detto: “Non voglio che i miei genitori sappiano qualcosa della mia situazione, se dovete dire qualcosa lo dite a lei”, e ha designato me, che non sono la sua compagna, sono la sua migliore amica. Insomma, io mi affido anche al buon senso delle persone e mi sembra che su queste cose la società sia già avanti…
Valentina. Io rimprovero alla sinistra di aver sempre accettato, tollerato gli omosessuali, di aver detto “Sì, esistono anche loro”, con un atteggiamento però non di pieno riconoscimento di un diritto, bensì, come dire, di benevolenza.

Roberta. Com’è il nostro menage? Io sono in aspettativa non retribuita. Avevo qualche problema di salute. Ho iniziato a lavorare giovanissima, in fabbrica, facevo la notte, un lavoro massacrante, tra l’altro dovevo fare 60 km andare e 60 tornare, insomma non ce la facevo più. Ora sto cercando di fare qualcos’altro della mia vita; non voglio morire in fabbrica, giusto per essere chiari.
Valentina. Comunque dividiamo il lavoro in casa. C’è questa cosa di dover per forza stabilire dei ruoli a prescindere dal sesso, ecco noi non funzioniamo così.
I veri nodi critici, anche per l’età, l’adolescenza, riguardano più le nostre figlie. Avendole cresciute in modo differente, molto semplicemente perché siamo diverse noi, trovarsi a condividere lo stesso tetto non è sempre così semplice. Loro fanno blocco comune: se una può uscire perché non può uscire l’altra? “Se lei non lava i piatti perché li devo fare io?”. Insomma sia chiaro che nessuna fa più dell’altra. Così si prende la propria mamma come punto di riferimento, però se non conviene, allora torna buona l’altra. Probabilmente in una famiglia che nasce come coppia e poi fa dei figli e li cresce insieme le cose si svolgono in maniera un po’ diversa. Poi però ci sono anche le famiglie ricostituite; ecco, a me piacerebbe entrare in contatto con queste famiglie con figli, capire come si regolano…
Roberta. Martina ha avuto due o tre flirt dall’inizio dell’anno scolastico. Si è buttata nella vita del mondo adulto…
Valentina. Il fidanzato di Martina sa che siamo una coppia; il ragazzo di Morena è amico del primo –è così che si sono conosciuti- però Morena ufficialmente al suo fidanzato non ha detto nulla…

Valentina. Abitiamo in questa casa da agosto. Devo dire che anche qui non abbiamo mai fatto mistero della nostra situazione ed episodi spiacevoli non ce ne sono stati. Ieri sono andata a farmi compilare il 730; eravamo lì che controllavamo i vari dati, la casa… La signora mi dà i miei conti dell’Ici (la nostra casa è al 50%) e dico: “Questo qua è l’importo che pago io…”, e lei: “Sì, poi c’è la sua compagna…”. È stato un gesto molto carino. Per me è molto importante poterla chiamare in un modo che per me è inequivocabile.
Roberta. Spesso siamo rimaste positivamente stupite dalle reazioni degli altri. Una domenica pomeriggio, quando abitavo nell’altra casa, eravamo senza figlie, era estate e ci eravamo stese a riposare, in mutande e canottiera; la mia padrona di casa, una signora di 94 anni, mi chiamava, ma io non l’avevo sentita, allora lei è entrata e poi ha aperto la porta della camera: “Scusa, non sapevo che dormivi”… Mi ha fatto sorridere questa cosa, ho pensato chissà… invece poi non ha mai detto niente. Anzi, lei adora Valentina. Vado ancora a trovarla ogni tanto e mi chiede sempre di lei. Del resto, già allora mi diceva: “Ma perché non andate ad abitare insieme? Vi vedete così tanto, vi volete così bene”. Per dire…
Valentina. La vicina ci ha invitato subito questa estate… avevamo lavorato fino a non poterne più, dentro, fuori, a portare via immondizia, camionate di roba, arrivavamo alla sera tutte sporche, piene di polvere. Insomma una volta ci ha invitate a mangiare qualcosa con loro. Puoi immaginarti, eravamo così contente di trovare pronto, finivamo sempre alle undici, mezzanotte… E insomma chiacchierando è venuto fuori tranquillamente.
Roberta. Del resto, noi ci comportiamo normalmente, come le altre coppie, quindi il bacio sulla porta… può capitare di abbracciarci in pieno giorno, ci chiamiamo anche amore qua fuori in cortile… Ben, il signore qui un giorno mi fa: “Le ho portato l’insalata per lei e la sua signora”. Ho pensato: non ci posso credere…