Nel Secondo dopoguerra il profilarsi di un’esplosione demografica di dimensioni senza precedenti dette vita a quello che è stato definito The Great Demographic Debate. Promosso da scienziati di rilievo come Fairfield Osborn, William Vogt e Rachel Carson sospinto da un movimento neomaltusiano di stampo ecologista, appoggiato dal movimento femminista della Sanger, alimentato dalla crescente disponibilità di proiezioni demografiche che mostravano come la popolazione dei paesi in via di sviluppo stesse crescendo a tassi senza precedenti a seguito di un declino del tasso di natalità inferiore a quello del tasso di mortalità, fu sostenuto dall’opinione di numerosi economisti convinti che la crescita demografica avesse un effetto negativo sulla crescita del Pil; esso vide il governo americano, persuaso che la sovrappopolazione avrebbe aperto la strada al comunismo, schierarsi in prima fila e finanziare insieme agli alleati interventi volti a ridurre il numero delle nascite.
Se The Population Bomb (Ehrlich P. R., 1968), e The Limits to Growth (Meadows et al.,1972) costituiscono i libri simbolo di quel dibattito, la prima Conferenza mondiale sulla popolazione, che si tenne a Bucarest nel 1974 e alla quale parteciparono 135 paesi, fu il momento politicamente più rilevante. La proposta degli Stati Uniti che chiedevano l’impegno dei singoli paesi a fissare degli obiettivi di crescita demografica incontrò la vigorosa opposizione dei paesi del Terzo mondo. Guidati da Unione Sovietica e Cina, essi sostennero con successo che ciò di cui vi era bisogno non erano pillole e preservativi, ma massicci aiuti economici, una tesi ben esemplificata dal Ministro indiano della salute con lo slogan “lo sviluppo è il miglior contraccettivo”. 
Il decennio si concluse, tuttavia, con l’attuazione dei due più radicali, ma sotto molti aspetti estremamente diversi, interventi antinatalisti della storia: la campagna di sterilizzazione portata avanti in India durante lo stato di emergenza nazionale dichiarato dal Primo Ministro Indira Gandhi nel 1975 e la politica del figlio unico implementata dalla Cina a partire dal 1980.
La convergenza ideologica dei paesi capitalisti e dei movimenti neomaltusiano ed ecologista in tema di sovrappopolazione terminò nel corso degli anni Ottanta per una serie di motivi. In primo luogo, il fallimento delle previsioni catastrofiche degli Ehrlich, vanificate dalla imprevista e, a dire il vero, imprevedibile rivoluzione verde (Ehrlich, P. R., & Ehrlich, A. H., The population bomb revisited, 2009); le critiche totalmente infondate che sommersero The Limits to Growth, bollato come fantascienza apocalittica; l’impatto del libro The Ultimate Resource pubblicato nel 1981 da Julian Simon, e nel quale, come suggeriva il titolo, la crescita della popolazione, lungi dall’essere un ostacolo alla crescita economica, era la soluzione alla scarsità delle risorse e ai problemi ambientali. L’evento fondamentale fu però il voltafaccia dell’amministrazione americana che, sotto la pressione dei movimenti cristiani, dichiarò che le Ong straniere che volevano ricevere finanziamenti dal governo degli Stati Uniti dovevano certificare che non avrebbero eseguito o promosso attivamente l’aborto come metodo per la pianificazione familiare, e questo anche quando utilizzavano fondi non statunitensi. A ciò si aggiunsero l’esplosione dell’epidemia di Aids che travolse tutte le altre preoccupazioni e portò alla riassegnazione delle risorse delle agenzie sanitarie, incluse quelle dedicate alla pianificazione familiare, alla lotta contro il nuovo virus e la decisione del movimento ambientalista, del movimento femminista e dei gruppi per i diritti umani di prendere le distanze dal movimento neomaltusiano. Così, nella Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994, il “problema della popolazione” scomparve dall’ordine del giorno e il tema dominante divenne quello dell’uguaglianza di genere. Inizia così una fase di declino della grande demografia, quella cioè che si occupa delle tendenze della popolazione e dei suoi rapporti con la sfera economica.
In questo nuovo clima non sorprende quindi che neanche il concorde annuncio da parte dei principali istituti di statistica internazionali che la lunga fase di crescita della popolazione umana stia giungendo alla fine (World population to 2300. UN, 2024; Populations of the future, Iiasa, 2024; Fertility, mortality, migration, and population scenarios for ...[continua]

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