"[…] parecchie settimane dopo che i Boukris si erano sistemati alla fabbrica d’olio, un’altra persona era arrivata in piena notte e aveva bussato alla porta... si era trattato di un arabo che si chiamava Khaled Abdelwahhab... era il figlio di Hassan Husni Abdelwahhab, 
un ricco proprietario terriero che era stato ministro alla corte del bey… Khaled li informò che erano in grave pericolo; dovevano fare 
in fretta: lui avrebbe portato in salvo tutti, i Boukris e i vicini che dividevano la fabbrica con loro […]. Khaled, quella notte, aveva fatto numerosi viaggi finché non era riuscito a trasferire tutti nella fattoria di famiglia presso il piccolo villaggio di Tlelsa, una trentina 
di chilometri a ovest di Mahdia. [...]
Anny, la sua famiglia e i suoi vicini -una ventina di persone in tutto- avevano trascorso il resto dell’occupazione tedesca di Mahdia alla fattoria degli Abdelwahhab... Khaled passava a trovarli quasi ogni giorno... Jacob e Odette Boukris non avevano mai cessato di essere riconoscenti a Khaled Abdelwahhab per la bontà disinteressata che aveva dimostrato nei loro confronti. […]. Secondo i Boukris, Khaled aveva temuto per la vita di Odette e dei suoi. Jacob e Odette erano anche convinti che il tedesco avrebbe ucciso Khaled se avesse scoperto di essere stato raggirato per salvare una donna ebrea."

(Tra i Giusti. Storie perdute dell’Olocausto nei paesi arabi, di Robert Satloff)
 
Khaled Abdelwahhab, chiamato anche lo “Schindler tunisino”, aveva poco più di trent’anni quando le truppe tedesche occuparono la Tunisia (1942-1943). Nel paese allora si contavano circa 100.000 ebrei, che furono costretti a indossare i distintivi gialli e videro le loro proprietà confiscate; più di 5.000 ebrei tunisini vennero mandati nei campi di lavoro forzato.
Grazie al suo coraggio, la famiglia Boukris e altre due dozzine di ebrei si salvarono.
Khaled Abdelwahhab è morto nel 1997, a ottantasei anni. La sua storia, raccolta dallo studioso americano Robert Satloff, costituisce una delle più importanti testimonianze di solidarietà da parte di un arabo musulmano verso gli ebrei perseguitati nel Nord Africa durante la Seconda guerra mondiale.
Nel 2009 gli è stato dedicato un albero sia nell’Adas Israel Garden of the Righteous di Washington sia nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Milano, con una cerimonia alla presenza della figlia Faiza.