Humpty Dumpty sedeva su un muro,
Humpty Dumpty fece un gran capitombolo.
Tutti i cavalli e tutti gli uomini del re
non riuscirono a rimettere insieme Humpty.

(filastrocca per bambini)

Si possono dire molte cose del presidente Donald Trump, ma è impossibile sostenere che “non abbia fatto nulla”. Questo rozzo, megalomane, imprevedibile e spaventosamente ignorante immobiliarista ha trasformato il proprio paese scatenando una valanga di ordini esecutivi, decreti, trasformazioni istituzionali, svolte legislative e cambiamenti politici. Non si può dare per scontato che la nazione riesca a recuperare le proprie radici democratiche, nonostante la resilienza delle sue istituzioni e della sua cultura civica. Il mondo di Trump è qualcosa di più di Trump presidente e dominatore demagogico del Partito repubblicano. Il Maga si fonda su una tradizione. La sua base affonda le radici nelle stesse classi arretrate e presenta una visione ideologica autoritaria e fascista simile a quella dei suoi predecessori dell’estrema destra: i Know-Nothings, il Ku Klux Klan, “America First!”, il maccartismo e i White Citizens’ Councils segregazionisti. Qualunque sia il calo del presidente nei sondaggi, la sua base di massa non è destinata a scomparire e le sue convinzioni razziste, xenofobe, scioviniste e ostili ai lavoratori sono saldamente radicate. Una reazionaria spada di Damocle continua a incombere su un Partito democratico diviso tra un establishment sclerotizzato e un’esuberante componente di socialisti democratici. I repubblicani assimilano il primo alla seconda e poi attaccano questa organizzazione politica, essenzialmente di centrosinistra, definendola “liberale”, “socialista”, “comunista”, “marxista” e “anarchica”: parole di cui i seguaci di Trump non hanno la minima idea del significato.
Perché una foresta si riprenda da un incendio non basta piantare qualche nuovo albero. Smantellare quella che, nei fatti, è stata una controrivoluzione interna costituisce un’impresa formidabile, ed è facile lasciarsi ingannare. Soltanto nel 2025-2026 Trump ha emanato oltre cinquecento ordini esecutivi, che ormai interessano praticamente ogni aspetto della vita quotidiana. Ogni movimento sociale progressista rappresentativo di una componente emarginata è stato attaccato attraverso strumenti legislativi e spesso coercitivi. Le terre pubbliche sono state privatizzate, il carbone è stato promosso, mentre i progetti per l’energia eolica e solare sono stati bloccati. Organismi come l’Internal Revenue Service, il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento per la Sicurezza interna, da cui dipende l’Ice, sono stati trasformati in armi politiche. Nel frattempo, i dipartimenti “di sinistra” dell’Istruzione, della Protezione ambientale e della Salute e dei servizi umani sono stati svuotati. Altri organismi di controllo sono stati epurati, così come i vertici delle forze armate. Espedienti giuridici hanno messo la presidenza al riparo da incriminazioni penali, mentre la persecuzione giudiziaria di critici e “nemici” è diventata un fatto quotidiano. La stampa è stata intimidita, programmi televisivi sono stati cancellati e la libertà accademica è alle corde. La minaccia alla democrazia è reale e il tessuto della nazione si sta sfilacciando.
Cambiamenti radicali del sistema fiscale, favorevoli alle élite e allo 0,1 per cento più ricco, hanno contribuito al più grande trasferimento di ricchezza verso l’alto della storia americana. I sindacati sono stati messi al bando in quaranta agenzie federali, i contratti collettivi sono in pericolo e i programmi per la salute dei lavoratori sono stati smantellati. Il nuovo squilibrio nei rapporti di forza tra le classi è ormai consolidato, se non scolpito nella pietra. Tutto ciò che è associato al New Deal degli anni Trenta e ai programmi della Great Society degli anni Sessanta è appeso a un filo. Con la controrivoluzione trumpiana, il tutto è diventato più della somma delle sue parti, e per la gente comune è difficile comprendere questa valanga di provvedimenti reazionari e i pericoli che comportano. Ne deriva un misto di frustrazione politica e disorientamento, terreno fertile per la nostalgia degli anni Cinquanta, quando l’America sembrava godere dell’ammirazione del mondo intero.
La politica estera statunitense è cambiata in peggio, poiché il multilateralismo ha ceduto il passo ad “America First!”. Il richiamo al movimento isolazionista e quasi fascista degli anni Trenta che portava lo stesso n ...[continua]

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