Cari amici,
questo settembre ho scritto una lettera alla mia generazione. Avevo appena visto lo sguardo di mia figlia e del suo compagno, dopo che avevano sentito alcuni esperti avvertire che, nel prossimo decennio, vi sarebbe un dieci per cento di probabilità di estinzione dell’umanità a causa di un’intelligenza artificiale fuori controllo. Come se una minaccia esistenziale -la catastrofe climatica- non fosse già abbastanza, dovevamo consegnargliene un’altra. Ed è straziante.

All’improvviso settembre ha assunto un carattere d’urgenza. All’improvviso è diventata urgente un’azione globale e unitaria. All’improvviso l’intelligenza artificiale è diventata la nube più scura all’orizzonte, capace di oscurare l’intero cielo, e abbiamo sentito il bisogno di capire che cosa sia realmente. Che cosa si nasconde dietro i titoli e la propaganda, dietro il suo uso imposto nei luoghi di lavoro e nelle organizzazioni; che cosa comporti per i diritti universali, locali, umani. Di fronte ad avvertimenti tanto gravi, non dovremmo forse fermarci e domandarci: perché l’intelligenza artificiale?
Jo Soper lavorava come collaboratrice di un’organizzazione che si occupa di formazione sull’intelligenza artificiale. Il suo compito era insegnare ad aziende, enti di beneficenza e dirigenti scolastici come utilizzare l’AI, fornendo loro una comprensione strategica di che cosa sia, aiutandoli a riflettere su come volessero impiegarla e formando il personale a un suo uso responsabile. Lavorava nel settore più attento alle questioni etiche della formazione, cercando di controbilanciare i corsi offerti da Google o Microsoft, che possono indurre le persone a entrare nei loro ecosistemi.
“Ciò che mi aveva attirato verso questo lavoro era la convinzione, molto forte già due anni fa, che gli enti di beneficenza avessero davvero bisogno di capire che cosa fosse l’intelligenza artificiale, che cosa stesse arrivando e quale impatto avrebbe potuto avere sulle persone alle quali offrivano i propri servizi”. Oltre a far conoscere meglio la tecnologia, Jo voleva parlare con grande franchezza di tutti i rischi.
Ciò che ha scoperto è che ogni energia e attenzione vengono concentrate su come rendere più efficienti le organizzazioni. “E molte delle scelte compiute, anche se non lo ammetterebbero necessariamente, riguardano il modo in cui si può risparmiare, cioè ridurre il numero delle persone necessarie a svolgere il lavoro. Come organizzazione, avevamo sempre sperato di mettere le persone in condizione di fare di più con ciò che avevano già; quello che sta accadendo, invece, è che ci si chiede: come posso continuare a fare quello che facevo prima, ma con meno persone?”.
A Jo sembrava che tutti fossero prigionieri della retorica dell’efficienza e che nessuno affrontasse la possibilità che la società civile si unisse per contestare alcune delle decisioni prese da un gruppo molto ristretto di aziende tecnologiche e governi. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si era allontanato dalla ricerca di un beneficio per gli esseri umani per orientarsi esclusivamente verso il profitto.
All’inizio Jo pensava che forse i benefici potessero “valere i rischi”. Ma poi ha cambiato idea: “Ora mi trovo a pensare che, per come stanno andando le cose, gli effetti negativi sugli individui, sulla società, su particolari categorie, sui gruppi meno tutelati e, naturalmente, sull’ambiente superino enormemente i potenziali benefici. Continuiamo a parlare di casi estremi, come la possibilità che l’AI trovi una cura per il cancro, ma ciò che vedo ogni giorno sono conseguenze negative molto concrete sulla vita delle persone, come la perdita del lavoro”. Non si tratta soltanto dell’impatto sull’occupazione, continua Jo, ma anche della sensazione di essere lasciati indietro, di essere costretti a utilizzare qualcosa che non si condivide dal punto di vista etico, degli effetti cognitivi dovuti alla perdita di capacità, della riduzione della creatività e della produzione di contenuti tutti uguali.
“Così -aggiunge- sono arrivata al punto che, se mi offriste la possibilità di liberarci adesso dell’intelligenza artificiale, lo farei. Non penso che i benefici compensino i danni. Anche se resto convinta che potremmo imboccare una strada diversa: conservare alcune applicazioni utili e mettere in pausa quelle che sembrano essersi spinte troppo oltre. Potremmo porre un limite”.

Perché questo accada, secondo Jo, noi persone comuni dobbiamo essere informate e capire ch ...[continua]

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