Ida Koppen è Vice Presidente della Sustainability Challenge Foundation; senior consultant presso il Consensus Building Institute a Cambridge, Massachusetts, e libera professionista con Studi a Siena e a Ginevra.

Da anni ti occupi di mediazione nei conflitti ambientali. Puoi parlarcene?
Premetto che la mia prima laurea è stata in scienze ambientali, a cui è seguita una specializzazione in giurisprudenza. Allora, infatti, per me la situazione era chiara: se vogliamo tutelare l’ambiente dobbiamo far passare delle leggi. Man mano che scrivevo la tesi tuttavia mi sono presto resa conto che una cosa è far passare le leggi, altra è attuarle. Proprio nel corso di questo processo di attuazione infatti l’efficacia della legge in genere si riduce notevolmente rispetto all’idea originaria.
Tra l’altro, nel frattempo avevo scoperto che in Olanda, dove mi sono laureata in Giurisprudenza negli anni ‘80, si cominciavano a sperimentare accordi semiprivati tra governo e aziende, patti tra vari soggetti, anche molto concreti. Si trattava di uno strumento volontario. Questo mi incuriosiva molto perché appunto metteva in discussione l’idea della necessità di imporre leggi dall’alto, con meccanismi di sanzione, organi di controllo, polizia, ecc. Così ho iniziato a occuparmi di questo strumento volontario che si applica “all’ombra della legge”: la legge determina soltanto il contesto e i limiti della sua applicazione ma i risultati possono andare anche oltre gli standard imposti dalle norme giuridiche. Sono così tornata negli Usa, proprio per specializzarmi in tecniche di negoziazione e consensus building, al Mit, con un urbanista, Lawrence Susskind, piuttosto noto. E in effetti tutto ciò che faccio oggi parte da lì: lui è stato un grande ispiratore, sia in Olanda che in Italia e in altri paesi europei.
Oggi sono Vice Presidente della Sustainability Challenge Foundation, una fondazione olandese che ha raccolto questo patrimonio, e che una volta all’anno organizza un corso internazionale per persone che lavorano nel settore dello sviluppo sostenibile ai più alti livelli.
Voglio chiarire subito che sviluppo sostenibile indica fondamentalmente un processo di consensus building, di costruzione del consenso, cioè nessuno ci può dire tecnicamente che cos’è “sviluppo sostenibile”: il contenuto è sempre e necessariamente il risultato di un processo di negoziazione. Ho notato che in Italia spesso il concetto di negoziazione ha un uso limitato: è l’ultima fase di una trattativa di patteggiamento, in cui in qualche modo si va a una spartizione: tu prendi questo, io prendo quest’altro. Nel mutual gains approach, nel consensus building è invece l’intero processo a essere inteso come negoziazione. La negoziazione comincia quindi con la preparazione, con l’analisi degli interessi; non è affatto solo l’ultima fase in cui si divide la torta. La negoziazione allora è un concetto molto più ampio; praticamente ogni comunicazione in cui ci sono degli interessi in gioco inizia a essere una negoziazione.
Hai citato il “mutual gains approach”. Cosa significa?
Letteralmente è l’approccio volto a un guadagno reciproco, ma c’è di più: se tu hai una torta piccola e la devi dividere il risultato sarà deludente; se però riesci precedentemente ad aumentare le dimensioni della torta, nel nostro caso trovando elementi che possano risultare interessanti per le controparti, la divisione sarà più soddisfacente, oltre che più semplice.
L’importante allora è non saltare subito alla spartizione, perché se ti fermi allo stato delle cose puoi anche cercare di convincere le persone a cambiare atteggiamento, a essere più gentili, ma la situazione non cambia.
L’obiettivo del nostro approccio è quindi quello di scoprire, quando si parla di sviluppo sostenibile, che ci sono molti vantaggi che possono essere rilevanti per tutti. Si tratta di eliminare il concetto per cui uno vince e uno perde (win-loose) e mostrare che c’è un altro approccio, quello appunto del mutual gains che permette di trovare soluzioni innovative.
Il tuo ambito di ricerca e lavoro è quindi la mediazione tra parti portatrici di interessi diversi in campo ambientale…
Io in realtà preferisco parlare di sviluppo sostenibile perché appunto l’ambiente è uno dei componenti e i veri gains sono proprio lì, tra economia, ambiente e sociale. Noi lavoriamo con una piramide con quattro angoli: l’ambiente, l’economia, la società, e anche l’individuo, e le soluzioni sostenibili stanno lì nel mez ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!