Chiara Frugoni, medievista, ha recentemente pubblicato Una solitudine abitata. Chiara d’Assisi, Editori Laterza 2006.

Fra Francesco e Chiara quali sono le differenze? Quella sociale delle rispettive famiglie, per esempio, ha rilevanza?
Intanto va detto che Chiara era più giovane di Francesco di circa una decina d’anni. Francesco muore nel 1226, Chiara gli sopravvive molti anni, perché muore nel 1253. La diversità fra la loro origine sociale ha una certa rilevanza e credo contribuisca a orientare anche le due proposte in maniera diversa. Francesco è figlio di un mercante, anche se molto ricco, mentre Chiara è figlia di una famiglia nobile, una delle più importanti di Assisi. Chiara quindi è più colta, conosce bene il latino, e ha una mentalità diversa da Francesco perché, per esempio, non ha, come lui, orrore del denaro. Per Francesco il fatto di essere figlio di un mercante è sentito come un marchio. Dice ai frati che non devono mai toccare il denaro. Per lui anche chiedere la carità era rubare ai poveri. Noi siamo abituati a parlare di ordini mendicanti, ma al tempo di Francesco era assolutamente proibito chiedere l’elemosina. Tutti dovevano vivere con il lavoro delle proprie mani e Francesco puniva anche in modo molto crudele i frati che avevano toccato del denaro, sia pure per usarlo poi per i malati. Non andava bene lo stesso. Invece Chiara, anche nella regola che scriverà, dice che, se qualche parente dà dei soldi a una monaca, la Superiora glieli deve lasciare, sarà la monaca stessa a decidere cosa farne, se tenerli per sé o darli a un’altra consorella oppure ai poveri. In un certo senso quella di Chiara è una regola assai più difficile da mettere in pratica, perché lascia più libertà alla propria coscienza. Niente è stabilito prima. Una regola che definisce anche i più minimi dettagli della vita quotidiana può essere più consolante, più rassicurante. Per Chiara l’essenziale è che ogni giorno si ripensi alla propria promessa di rimettere in pratica il Vangelo. Si è affidati alla propria coscienza. E’ una visione molto più elastica, meno normativa, in un certo senso più moderna.
Devo dire che, pur con tutto l’amore che ho per Francesco, ho scoperto che Chiara, con questa sua visione che lasciava molta più libertà all’individuo di decidere giorno per giorno la propria vita, era andata ancora più in là.
Tu scrivi che era anche più democratica…
Infatti. Chiara pensa che ci debba essere una Superiora, però intanto stabilisce che altre otto monache debbano starle attorno per consigliarla, e poi che tutte le varie decisioni siano prese in comune. Francesco, invece, aveva pensato a una visione molto più piramidale, con ministri generali, ministri provinciali, poi con custodi, guardiani, insomma, una struttura molto più formalizzata. Chiara è talmente sicura che le sue compagne metteranno in pratica il Vangelo che non c’è bisogno praticamente di niente. Lei non prevede punizioni, anzi, dice che bisogna sempre cercare di ascoltare chi è disperato e cercare di capire.
Quindi era più ottimista di Francesco?
Sì. Bisogna però dire che l’esperienza religiosa di Chiara resta confinata a un numero strettissimo di persone che l’hanno seguita, tutte di grandissima virtù. Francesco, invece, ha un successo talmente enorme da esserne travolto. All’inizio anche i suoi primi compagni erano persone assolutamente rette, ma poi, attratti dal grande successo, ne arrivano talmente tanti che non tutti possono essere a quel livello. Quindi, sorgono delle difficoltà, anche oggettive.
Quando i frati sono tremila come si fa a non avere case in muratura, come lui voleva, a non tenere niente da parte, neanche del cibo per il giorno dopo, a vivere, cioè, nello stato di provvisorietà fisica e psicologica del povero?
Quella di Chiara è un’esperienza diversa anche perché destinata a rimanere confinata in un monastero. Poi nel piccolissimo san Damiano vivevano circa cinquanta persone, erano comunque molto fitte... La grande difficoltà che ha incontrato Chiara le proveniva anche dal fatto di essere donna. La Chiesa aveva un’idea molto precisa sulle donne, sideralmente diversa da quella di Chiara.
Ecco, parliamo di questa cosa del “privilegio della povertà” che fa impressione…
Sì, lei chiede al Pontefice il privilegio dell’altissima povertà, di non essere costretta, cioè, a possedere niente…
Si intende, neanche come monastero…
Neanche come monastero, assolutamente. La Chiesa, invece, fino a quel tempo, e anche mo ...[continua]

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