Chiara Frugoni, medievista, recentemente ha pubblicato: La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Einaudi 2010.

Questo tuo libro può essere sicuramente utile per chi vuol avvicinarsi alla pittura del Medioevo. Erano queste le tue intenzioni?
Sì, una specie di guida a chi entra in un museo o vede una mostra. E’ una constatazione che ho fatto soprattutto in Italia: in genere le mostre hanno un linguaggio per specialisti. Spesso sento le persone che si chiedono: "Ma che vuol dire?”, e la stessa domanda la rivolgono i bambini ai genitori che, imbarazzati, non sanno cosa rispondere, il che mi sembra anche frustrante e poco educativo. Così nei musei, dove pure abbondano i termini tecnici, da linguaggio per specialisti, oppure, all’opposto, cartellini che non dicono niente, come, ad esempio: "Madonna e santi”. Se anche quel cartellino non ci fosse stato, avevamo capito tutti che era "Madonna e santi”. Casomai sarebbe stato interessante sapere quali santi.
Poi, forse perché ci portiamo dietro ancora un modo di vedere una storia dell’arte incentrata molto sullo stile, si discute all’infinito sul "maestro della Madonna dal gomito storto” oppure, come ho sentito fare recentemente, del "maestro oblungo” e di un "maestro nerastro”. Allora mi chiedo che cosa importi sapere quali sono gli influssi di questi maestri che agli occhi del pubblico non dicono niente, quando poi, trovandoci di fronte a una pala, non sappiamo decifrare la storia rappresentata e il perché di un particolare. Io certe volte, quando sentivo chiedere: "Chi sarà quel santo...”, ho avuto la tentazione di intromettermi, ma non l’ho fatto mai. Ecco, questo libro vorrebbe essere un modo più discreto di intromettersi e spiegare.
In quella prefazione che ho chiamato "giustificazione” ho sentito il bisogno anche di spiegare perché nel libro ci sono tante autocitazioni: perché ho pescato molto nella mia bancarella, in cui, in tutti questi anni di frequentazione con le immagini, con l’iconografia, e con i problemi posti dalle immagini, ho accumulato tantissime schede e appunti. Insomma, è un libro che non avrei mai potuto scrivere quando ero più giovane.
Gli argomenti in cui è suddiviso mi sono sembrati quelli che possono permettere di entrare di più nell’apprezzamento di un’opera. Credo che se non si capisce esattamente cosa un’immagine rappresenta è come se uno sapesse male una lingua: magari è in grado di leggere una pagina, perché alcune parole chiave le conosce, però tante altre scorrerebbero via pressapoco, e alla fine la comprensione, e anche la capacità di apprezzare uno stile, risulterebbero abbastanza superficiali.
Beh, per dare un’idea del libro, potremmo parlare del primo capitolo, che è dedicato ai gesti...
Sì, al significato dei gesti, perché mentre noi siamo abituati a capire le emozioni attraverso il volto, nel Medioevo non era così. Ma se ci pensiamo bene il fatto di intendersi attraverso i gesti ha avuto una lunga tradizione che arriva fino alla commedia dell’arte. Una volta vidi l’Arlecchino di Strehler, dove questo straordinario attore, Soleri, pur avendo una maschera che copriva il volto, riusciva a trasmettere tantissime emozioni attraverso il suo linguaggio corporeo. Ecco, ugualmente, nel Medioevo le emozioni si trasmettevano attraverso i gesti, e quindi, se uno non capisce qual è il significato di un gesto, non capisce la scena. Faccio degli esempi: se uno tiene una mano sul polso, stringendolo, è il gesto del dolore, del dubbio, di uno stato d’animo di grande agitazione, di conflitto interiore. Allora, per esempio, vedere che Pilato, di fronte a Cristo, fa questo gesto, immediatamente fa capire il conflitto emotivo di Pilato che si rende conto di condannare un innocente. Ma se noi il senso di quel gesto non lo conosciamo, quel particolare non lo cogliamo o possiamo pensare che significhi un’altra cosa.
Oppure si dice sempre che il gesto delle tre dita alzate sia un gesto di benedizione. No, è il gesto della parola, che ci viene dall’antichità.
E’ il gesto dell’angelo che annuncia a Maria, è il gesto dell’angelo che dice ai Re Magi: "Non tornate da Erode”; ho anche trovato un avorio dove addirittura c’è Cristo che fa questo gesto a Maddalena, mentre le dice: "Noli me tangere”, e poi, sopra, c’è la scritta: "Cristo parla a Maddalena”, quindi è proprio spiegato che quello è il gesto della parola.
Oppure il gesto di Demostene, che intreccia le dita sul grembo, è lo stesso gesto di Medea in una ...[continua]

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