Lucia Marchetti vive a Ferrara dove insegna al liceo classico Ariosto. Insieme a insegnanti di altre città pubblica una rivista per la scuola, Sensate esperienze.

Ci puoi raccontare del vostro gruppo, della rivista e anche della vostra esperienza di gite scolastiche?
Credo che il desiderio di mettere in circolo le esperienze che abbiamo fatto sia legato proprio alla particolarità di questo gruppo di insegnanti che vengono dall’Emilia -Parma, Modena, Reggio, Ferrara- poi da Pisa, La Spezia, Milano, Venezia, Verbania. Siamo insegnanti di scuola media superiore e abbiamo tutti sulla cinquantina, quindi veniamo dall’esperienza della scuola degli anni Settanta. Nel 1985 decidiamo di fare un convegno e di dare vita a una rivista che si chiama “Sensate esperienze” e che ha la caratteristica di essere di proprietà degli insegnanti, e di voler diffondere esperienze fatte davvero nella scuola, che siano ripetibili in tutto il paese. Anche se forse l’interesse di questo gruppo, che è proprio connotato storicamente, è di voler tenere insieme un interesse per la scuola di tipo politico, e quindi per una scuola per tutti, ma di qualità. Il primo numero di “Sensate Esperienze” è uscito nel 1987, era quadrimestrale, adesso è trimestrale. Quindi sono parecchi anni che esce, e anche se spesso abbiamo detto: “Questo è l’ultimo numero, questa è l’ultima volta”, poi invece siamo riusciti ad andare avanti e a fare alcuni convegni grossi, uno a Pisa, uno a Roma, l’ultimo a Palermo nel ’98. Abbiamo messo in piedi laboratori per lavorare in gruppo con gli insegnanti che in genere sono andati molto bene, solo che richiedono un impegno che facendo l’insegnante a tempo pieno è difficile da garantire.
La caratteristica delle esperienze che noi mettiamo nel numero è che devono essere didattiche, fatte davvero.
Nel prossimo numero uscirà il resoconto di quello che abbiamo fatto a Napoli nei Quartieri Spagnoli: un tirocinio con studenti di 17-18 anni dell’indirizzo di scienze sociali, cioè con studenti che prevedibilmente potrebbero andare ad occuparsi di servizi sociali o di insegnamento. Quest’esperienza è avvenuta soprattutto presso il progetto Chance, ma anche presso tutta l’associazione Quartieri Spagnoli, un’associazione di volontariato che si occupa di bambini di strada, di dispersione e recupero, ma anche di attività varie, di sport.
E’ stata un’esperienza fortissima. C’erano solo quattro studenti, perché gli altri facevano altre cose da qualche altra parte. Questa è una modalità nuova, che abbiamo inaugurato nella mia scuola da alcuni anni: l’idea è quella di un viaggio di una insegnante con pochi allievi. Io sono abbastanza contraria agli scambi di una classe con un’altra classe o alle gite di tutta una classe.
Da parecchi anni nella mia scuola, il Liceo Classico Ariosto di Ferrara, nell’indirizzo di scienze sociali, abbiamo attivato dei tirocini, anche all’estero, per pochi studenti. Siamo stati a Bruxelles all’Ecole de Decroly con cinque studenti -Decroly era un grande pedagogista belga che si occupava di handicappati nei primi anni del ‘900; poi questo suo metodo è diventato un metodo per tutti. Noi siamo andati a vedere questa pratica. L’anno scorso invece siamo stati in Colorado a fare un’esperienza sull’emarginazione. Siamo andati su invito di Warner, uno psichiatra e antropologo di Boulder, che ci ha organizzato un viaggio per conoscere e capire come un paese privo di welfare state affronti il problema dell’emarginazione sociale. Era un progetto fatto assieme all’Assessorato alla Sanità e ai Servizi Sociali del Comune di Ferrara con cui abbiamo una convenzione come scuola, per cui facciamo tirocini nei servizi sociali. La delegazione era composta da due insegnanti, cinque studenti, una psichiatra dell’Asl di Ferrara e un’infermiera psichiatrica. Perché la mia idea è quella di mescolare le professioni e le età. Allora in questo viaggio, le ragazze avevano l’opportunità di vivere assieme a degli adulti con competenze differenti e di sentire voci diverse nelle varie situazioni. Lì abbiamo visto la casa per i giovani delinquenti, quella per i senzatetto, per i vagabondi; abbiamo servito pasti e infine visitato la casa per i disturbi psichiatrici, un’esperienza molto bella, che si sta facendo anche a Ferrara. Ecco, noi facciamo queste pratiche di osservazione, queste esperienze di full immersion in situazioni particolari e con pochi studenti.
Questo viaggio è stato ovviamente molto costoso ed è avvenuto sol ...[continua]

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