Cari amici,
silenzio sul set! Motore! Azione! Un gruppo di giovani è riunito intorno a un tavolo pieno di giornali e riviste, i portatili sono aperti e i siti di notizie pulsano luce nella stanza. Sono stati sfidati a realizzare un documentario di cinque minuti, e stanno cercando un tema in grado di catturare l’immaginazione. È un gioco di slogan e link che infine giunge a un compromesso. La storia deve essere credibile, di interesse locale e deve avere una risonanza più ampia. Uno dei giovani legge ad alta voce un titolo di giornale; pietrifica il gruppo, lo condurrà al documentario. È la storia di un giovane studente africano cui è stato negato l’affitto di una stanza in città a causa dei timori dell’Ebola. La prima reazione del gruppo è "proprio qui doveva succedere!”, un senso di vergogna collettiva per il fatto che qualcuno nella loro città di provincia ha reagito con paura e pregiudizio. Questo tipo di discriminazione da parte dei proprietari di immobili ha dei precedenti. Negli anni 60 non era insolito trovare cartelli, sulle finestre di pensioni e case in affitto, specialmente a Londra, del tipo "Niente neri, irlandesi o cani”. Gli studenti erano nel salone d’ingresso del loro documentario: identificavano le problematiche, chi altri potevano intervistare, quale forma dare alla storia, e, alla base, il problema centrale: come sarebbe stata quella cittadina di 153.000 abitanti se fosse stata raggiunta dal virus dell’Ebola? Quali precauzioni erano già in atto? Come avrebbe reagito la gente? Quindi uno dei ragazzi ha detto che, secondo lui, non valeva la pena di approfondire l’argomento. "Quello dell’Ebola non è un argomento accattivante”, ha detto. È stato un momento elettrico e pieno incredulità al pensiero che qualcuno che non poteva certo essere annoverato fra coloro che non provavano empatia potesse dire una cosa del genere. Il gruppo ha assimilato il suo punto di vista e lo ha calpestato sulla moquette, per poi passare a organizzare il lavoro.
Il documentario partirà da uno scenario ipotetico, da un "E se...” che -spero- desterà empatia. Alle misure del governo, che per portare aiuto ha spedito in Sierra Leone 750 truppe, denaro e un centro logistico, la gente comune ha contribuito di tasca propria, donando in sole 48 ore quattro milioni di sterline alle associazioni caritative per tamponare le sofferenze dei malati di Ebola. Là fuori c’è empatia.
È un periodo di estremi, e se mai c’è stato bisogno di immaginazione, è questo il periodo giusto. Dobbiamo prendere in considerazione gli scenari "E se...”, e scoprire o dare sfogo alla nostra empatia e alle nostre energie. E se ci fosse un mondo di paghe adeguate per lavori adeguati, e se la gente potesse mantenersi con il proprio lavoro. E se... se davvero seppellissimo quella follia pavonesca che recita "L’avidità è buona”.
Novembre si fa promotore della settimana per il salario di sussistenza. La campagna prevede eventi popolari in tutto il paese. La fondazione Living Wage ritiene che il modo più sicuro di uscire dalla povertà sia lavorare. Stando alle loro stime, nel Regno Unito un lavoratore su cinque non arriva a percepire un salario di sussistenza e 1,4 milioni di cittadini lavorano con un contratto a zero ore: significa che il lavoratore non ha garanzie sulla durata dell’impiego e sulla retribuzione in busta paga a fine mese. Ricevere stipendi al di sotto della soglia della sussistenza non significa soltanto non disporre di denaro sufficiente per sopravvivere, ma anche non avere abbastanza tempo per dedicarsi a qualunque altra cosa che non sia la folle cultura dei lunghi turni lavorativi; la famiglia, la speranza, la salute e la felicità sono succhiate via dalla vita di coloro che lavorano per troppo poco. Zero ore significa rendersi disponibili verso il datore di lavoro senza la garanzia di guadagnare abbastanza da poter vivere, e questo si ripercuote sulla capacità di poter affittare una casa, dal momento che sempre più proprietari di immobili sono irremovibili nel non accettare affittuari con contratti di questo tipo. Cosa resta da fare a una famiglia povera, costruire castelli in aria? La campagna del salario di sussistenza nasce dall’unione delle idee dei riformisti e di interessi sindacali e finanziari. Mira a sensibilizzare i datori di lavoro e a spingerli a versare correttamente e decorosamente ciò che, secondo i loro calcoli, dovrebbe essere un salario di sussistenza (più alto di quello di 8,80 sterline all’ora calcolato ...[continua]

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