Andrea Ranieri, già responsabile nazionale del settore scuola e formazione della Cgil, è oggi nella segreteria nazionale Ds.

Cosa ne pensi della riforma Moratti?
Io non sono convinto che la riforma Moratti sia destinata a restare nella storia della scuola italiana. In realtà, gli elementi di innovazione sono scarsi e poveri e spesso molto contraddittori tra loro. Però, il fatto preoccupante è che questa legge può determinare nella scuola il blocco di quelle esperienze di cambiamento, di trasformazione che in questi anni in qualche modo si erano avviate. E’ una legge da temere più per quello che può distruggere che per quello che può fare. E non è un caso che questa legge venga dopo due finanziarie che hanno cominciato per conto loro a fare la riforma della scuola, riducendo drasticamente i finanziamenti alla scuola dell’autonomia e nello stesso tempo dando prescrizioni sull’orario, sugli organici, con un vero e proprio irrigidimento dell’organizzazione del lavoro scolastico. E quindi la scuola ne è uscita più povera e più rigida.
Però c’era chi si lamentava perché l’autonomia, paradossalmente, aveva significato la perdita di quegli spazi informali che con la vecchia scuola ci si riusciva a ricavare...
Io non credo sia colpa dell’autonomia; con l’autonomia molte scuole sono riuscite a fare cose importanti. Il problema è che era un’autonomia davvero ridotta, irrigidita; ad esempio le cattedre, così come sono organizzate, sono tutte proiettate dal centro, l’orario è interamente costruito sulla lezione frontale; se a ciò aggiungiamo la diminuzione delle risorse - i trasferimenti sono diminuite di oltre il 50%, fatti salvi gli stipendi degli insegnanti- si capisce come oggi, per le scuole sia molto più difficile fare progetti contro la dispersione scolastica, inserire alunni in difficoltà, portatori di handicap o ragazzi di culture e lingue diverse. E risulta paradossalmente molto più difficile anche fare l’inglese e l’informatica nelle prime classi delle medie. Il ministro Moratti alla televisione si fa riprendere mentre va in quelle quattro-cinque classi dove con la sperimentazione hanno messo i computer; in realtà le centinaia di scuole che in questi anni avevano cominciato autonomamente a fare questo tipo di percorso oggi si trovano senza le risorse umane e finanziarie per poter continuare. E la cosa pericolosa è che una serie di servizi che prima si presupponevano per tutti, stanno diventando tragicamente opzionali. Io ho un figlio di undici anni e l’altro giorno è tornato a casa da scuola dicendo: “Si fa il corso di informatica, al pomeriggio, per chi ci vuole andare. Costa 76 euro”. Si badi bene, non è solamente una questione di costi, perché le persone che credono che l’istruzione sia un investimento importante per i loro figli, comprano un paio di Adidas in meno e trovano i soldi per fargli frequentare il corso di informatica. Ma, appunto, questo lo fanno le persone che comunque hanno delle risorse. Invece il problema della scuola, e soprattutto della scuola di base, è parlare e dare punti di riferimento anche a quelle famiglie che non sono in grado di articolare la domanda.
Perché sono quei bambini che è importante far crescere. Invece, attraverso questo meccanismo, si rischia di costruire fin da subito, dalla scuola di base, un sistema scolastico a due velocità. Paola Cortellesi facendo l’imitazione della Moratti a Mai Dire Domenica, aveva questa immagine efficace: “i bimbi pay” e “i bimbi free”. E in questo “pay” ci stanno tante cose… Non è solo una questione di ricchezza.
Quindi era una riforma già preannunciata…
Sì, la legge Moratti, dopo queste due ultime finanziarie, non fa altro che dare una cornice legislativa a una tendenza già in atto, cioè rendere stabile e permanente questa scuola più povera e più rigida. Il concetto chiave che usa la Moratti per spiegare questi percorsi separati, molto usato dai suoi esperti nel disegno di legge, è quello di “personalizzazione”. Il punto è che qui non c’è affatto personalizzazione, ma semplicemente la costruzione di percorsi tarati sulle differenze di origine sociale dei bambini; percorsi affidati alle predisposizioni delle famiglie e non costruiti su misura dei bambini e dei ragazzi. La personalizzazione, in una scuola rigida, sarà allora la costruzione di percorsi rigidi scelti dalle famiglie sulla base delle loro condizioni sociali, economiche e culturali d’origine. Ma così rischia di venir meno la funzione fondamentale della scuola ...[continua]

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