Chiara Simoncini e Martina Bettinelli lavorano da tre anni come operatrici per l’Unità di strada della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione. Due volte la settimana escono con la loro equipe, composta da operatori e mediatori culturali, e percorrono le strade della periferia di Milano.

Da quanto tempo lavorate con l’Unità di strada?
Chiara Simoncini. La Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione ha le sue Unità di strada dal 1998. Noi ci lavoriamo da tre anni. L’Unità mobile di cui faccio parte, assieme a una ragazza e un ragazzo, copre tutto il territorio dell’Ausl 3: sono 63 comuni a Nord di Milano, da Sesto, Monza, fino al confine con Como, e Bergamo dall’altra parte. Tutte le unità hanno l’ausilio di due mediatrici culturali, una ragazza nigeriana e una transessuale, per aiutarci con la lingua e a contattare le ragazze. Escono con noi periodicamente, una volta al mese, o a seconda dell’esigenza.
Martina Bettinelli. Noi invece siamo in due, io e un ragazzo. Copriamo l’Ausl 1, quindi la zona Sud di Milano e una parte del Nord Ovest, da Corsico a Garbagnate, Bollate. In un primo momento lavoravamo entrambe nel territorio dell’Ausl 3, poi è partito un progetto triennale sull’Ausl 1. I nostri progetti prevedono anche un lavoro di mappatura: prima di decidere in quali zone e quando uscire, abbiamo studiato per un mese il territorio. Percorrevamo le diverse strade, per verificare dove c’erano le ragazze, da quali paesi provenivano, in quali orari si trovavano sulla strada. Ripetiamo questo lavoro di mappatura una volta all’anno, per vedere che cosa cambia, se ci sono nuove zone.
Come funzionano le vostre uscite?
Chiara. Dipende molto dai territori: noi dell’Ausl 3 abbiamo due tipi di uscite, quelle pomeridiane e quelle notturne. Generalmente il pomeriggio lavoriamo dall’una alle sei, e sono uscite molto diverse da quelle che avvengono la notte. La modalità è la stessa: partiamo con il materiale da distribuire, cioè strumenti di profilassi, come lubrificante, preservativi, salviette disinfettanti, volantini informativi sulle malattie a trasmissione sessuale, e poi the, caffè, brioche, come primo aggancio. Ci presentiamo, spieghiamo chi siamo, offriamo qualcosa da bere e da mangiare, e poi si chiacchiera in relazione al materiale che proponiamo. Nel pomeriggio le nostre uscite sono ‘di mantenimento del contatto’, nel senso che nelle fasce pomeridiane incontriamo gruppi fissi di donne, con le quali lavoriamo già da un paio di anni; non c’è un grosso ricambio. Il lavoro consiste quindi nel mantenimento della relazione, sono pochissimi i nuovi agganci. Lavoriamo sulla tutela della salute, sull’uso corretto del preservativo, e poi sull’accompagnamento ai servizi sanitari: cerchiamo di fare conoscere alle ragazze i loro diritti, i servizi ai quali possono accedere anche se sono clandestine. Concretamente, nel pomeriggio ci occupiamo principalmente degli accompagnamenti alle visite, soprattutto per le ragazze nigeriane che sono costrette a un regime molto rigido di controllo da parte delle madame. Quindi le andiamo a prendere sul posto di lavoro, le accompagniamo dai medici e poi le riaccompagniamo sulla strada.
La notte, invece, è totalmente diverso, i contatti sono molto più brevi. Innanzitutto perché di sera c’è meno tempo, ci sono più clienti, le ragazze sono meno disponibili, non c’è la luce. Poi perché, accanto a ragazze stabili, sia nigeriane che dell’Est Europa, c’è un turnover altissimo: in ogni uscita ci sono sempre persone nuove da contattare. Le ragazze sono molto più tese, più guardinghe, meno disponibili all’ascolto, anche perché c’è la polizia che gira e c’è il rischio dei clienti aggressivi.
Martina. Le ragazze ci chiedono prevalentemente controlli sanitari, test Hiv, visite ginecologiche, soprattutto le nigeriane. Lavoriamo con un servizio dell’Ausl molto ben strutturato e disponibile, che le supporta in tutto. Le ragazze dell’Est, invece, si rivolgono a noi principalmente per problemi ginecologici e interruzioni di gravidanza, anche ai limiti del terzo mese. Tante sono tornate ad abortire in Albania, perché avevano superato il limite previsto qui in Italia, e poi sono ritornate a lavorare sulla strada. Le ragazze dell’Est rimangono incinte, nella maggior parte dei casi, non dopo rapporti non protetti insieme ai clienti, ma per i rapporti che hanno con i loro fidanzati-sfruttatori. Con loro non usano il preservativo: è il fidanzato a chiedere questo. E’ una delle più sottili pres ...[continua]

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