Stefano Vecchio lavora presso il Dipartimento di Farmacodipendenza di Napoli, città in cui vive.

Dalla prospettiva dei servizi come è cambiata la figura del tossicodipendente? Negli ultimi anni sembrano infatti essere emersi nuovi modelli di consumo…
I mutamenti intercorsi interessano molti aspetti, sui quali i servizi non sempre riescono ad intervenire.
Direi che c’è innanzitutto una stabilizzazione dell’utenza classica, quella degli eroinomani, con una diversificazione interna, per cui nell’ambito del mercato degli eroinomani possiamo avere soggetti che consumano ogni giorno la sostanza, (quelli che definiamo i dipendenti), quelli che l’assumono ogni tanto, quelli che l’assumono nel weekend, quelli che l’assumono in gruppo, quelli che l’assumono da soli, quelli che dipendono di più, quelli che dipendono di meno.
Queste stesse categorie di consumatori costituiscono anche diverse modalità di consumo, nel senso che lo stesso consumatore può alternarsi tra l’una e l’altra modalità.
L’assestarsi di una pratica del consumo nel solo week-end è verosimile? Alcuni sostengono che questi consumatori, nel tempo, sono destinati a diventare dipendenti come gli altri.
E’ verosimile. Io conosco delle persone che per lungo tempo sono stati consumatori del solo week-end o comunque sporadici; queste però le conosciamo più in via personale perché non hanno bisogno dei servizi. Quelli che conosciamo attraverso i servizi, infatti, sono passati dallo sporadico all’abituale. Resta il fatto che non è possibile fare statistiche anche perché non sappiamo quanti sporadici ci sono.
Posso dire che dall’hascisc non si passa meccanicamente all’eroina. I consumatori di hascisc infatti sono moltissimi. E comunque è proprio l’assunto che è scorretto perché io dovrei dire allo stesso modo che tutti quelli che fumano le sigarette passano all’eroina, perché tutti quelli che si fanno d’eroina sono anche fumatori di sigarette, molto più di quanto siano fumatori di hascisc.
C’è poi il problema del policonsumo…
Infatti, cioè gli eroinomani consumano anche sedativi, cocaina, alcool e altre sostanze. L’uso di sostanze chimiche qui rivela l’acquisizione di uno stile legale, spesso conosciuto in ambito famigliare, per cui se sei ansioso prendi la benzedrina, per il mal di testa c’è l’analgesico; insomma parliamo proprio di uno stile, di una cultura. Allora a mio avviso diventa interessante anche questo passaggio continuo: legalità-illegalità, integrazione-non integrazione, perché in questo fluire da un modello all’altro cambia anche la percezione di sé di questi soggetti, la loro immagine, la loro stessa identità. Infine noi oggi osserviamo il fenomeno dei cosiddetti nuovi tipi di consumo, quello che viene definito come “nuove droghe”, anche se noi preferiamo focalizzare l’attenzione sul fenomeno di un consumo diverso delle sostanze.
E rispetto ai nuovi stili di consumo, quali sono la situazione e i rischi?
C’è da dire che a Napoli non ci sono grandi discoteche; il nostro problema sono piuttosto le piazze e, in generale, i luoghi di aggregazione. Sappiamo infatti che vi è un numero di soggetti, anche se ancora molto limitato che fa un uso non controllato di queste sostanze, e l’abuso di ecstasy o lsd in modo continuativo porta a problemi anche seri.
Ci sono degli studi che dicono che l’ecstasy uccide le cellule; in realtà alcune delle nostre cellule, come quelle del fegato e del cervello, regolarmente muoiono senza riprodursi; però è anche vero che noi abbiamo miliardi di cellule, e miliardi di connessioni fra queste, e che usiamo al minimo il nostro cervello; oltretutto sono tutte ricerche fatte prevalentemente sugli animali, in contesti sperimentali che vanno presi molto con le pinze…
Quindi, è vero, psicosi, allucinazioni, sono casi che conosciamo, anche se si verificano con minore frequenza.
Ora stiamo provando a monitorare anche questo fenomeno, cercando di individuare dei luoghi che non siano quelli classici per i tossicodipendenti d’eroina, casomai un po’ mascherati, dove uno può andare e avere un consulto con un operatore, ossia un adulto capace di ascoltare, evitando uno stile prescrittivo, giudicante, e che sia in grado di orientarlo ad interventi di tipo più specialistico, quando è opportuno.
E’ un progetto che stiamo pensando con il Comune di Napoli, col quale abbiamo già un protocollo d’intesa.
Questi soggetti quindi perlopiù non vengono ai servizi, perché?
Perché i servizi sono tagliati per gli eroinom ...[continua]

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