Gli acronimi, dei quali si fa ampio uso e abuso, sostituiscono i nomi radicati nella storia e spersonalizzano la realtà cui si riferiscono. Così è per l’acronimo Mena nella letteratura geopolitica, che sta per Middle East and North Africa (o Medio Oriente e Africa Settentrionale), e si riferisce a un’area geografica che include, oltre al Marocco, i paesi della sponda sud ed est del Mediterraneo, quelli della penisola arabica, Iraq e Iran. L’area Mena comprende una ventina di paesi, ma a seconda dei temi trattati in ambito internazionale, si può allargare a fisarmonica per includere altri paesi a sud e a nord dell’area. Si tratta di un insieme assai eterogeneo, di quasi mezzo miliardo di persone, di dimensioni analoghe a quelle del continente europeo. Vi si trovano paesi con reddito pro-capite altissimo (quelli della penisola arabica, produttori di petrolio), insieme ad altri con amplissime fasce di povertà; paesi con crescita demografica esuberante (Yemen) e con riproduttività molto bassa (Iran); paesi con lunghe storie di emigrazione (Marocco) e altri nei quali gli immigrati sono una maggioranza. Massima eterogeneità, dunque, ma anche una pluralità di fattori comuni, culturali, religiosi, linguistici e storici, che costituiscono la cornice entro la quale si muovono i singoli stati. Inoltre, le intricate vicende politiche che agitano questa regione si ripercuotono sul continente europeo..

Popolazioni in un mare in tempesta
Quasi tutti i paesi della regione sono, o sono stati recentemente, coinvolti in guerre sanguinose, conflitti e rivoluzioni interne, violente turbolenze politiche e militari. O ne hanno subìto l’onda d’urto, sotto forma di migrazioni forzate, deportazioni, flussi di rifugiati. Questi episodi poi sono andati crescendo fortemente dall’inizio di questo secolo. 
Secondo un centro di ricerca specializzato, “fin dall’inizio del secolo, sia la frequenza che la gravità dei conflitti armati sono stati molto più alte che non negli anni Novanta. Più precisamente, il numero medio degli episodi conflittuali nei paesi Mena è più che raddoppiato, da 20 nella prima decade del secolo a 52 dal 2010 al 2022. Gli effetti sulla sopravvivenza sono stati tremendi. Negli anni tra il 2010 e il 2022 le perdite di vite dovute ai conflitti hanno rappresentato il 38% delle perdite per conflitti nel mondo, sei volte in più rispetto agli anni Novanta. E la situazione è ancora peggiorata negli ultimi tre anni, basti pensare alle decine di migliaia di morti della guerra di Gaza, ancora in corso.
Si è accennato alla eterogeneità, anche demografica, della regione, la cui popolazione, tra il 2000 e il 2025, è aumentata di circa due terzi (2,03% all’anno); un incremento che dovrebbe dimezzarsi a un terzo tra il 2025 e il 2050 (1,13% annuo), per una riproduttività prevista in diminuzione, ma non tanto da contrastare l’effetto dinamico di una struttura per età ancora oggi assai giovane. Tra oggi e la metà del secolo, la popolazione tra i 15 e i 40 anni -la fascia di età che costituisce il “motore” di una società, nella riproduzione, nel lavoro, nell’innovazione e nella mobilità- crescerà ancora di cento milioni di persone. Più urbanizzate e istruite delle generazioni precedenti e cruciali per la velocità dello sviluppo e gli equilibri sociali della regione.
Le stime sull’andamento secolare della fecondità e della mortalità infantile (strettamente correlata alla speranza di vita, ma più significativo indicatore dello sviluppo), in Nord Africa e Medio Oriente (area che include il Sudan, generalmente non incluso tra i Mena) segnalano che la fecondità, pur prevista in lenta discesa, rimarrebbe superiore alla media mondiale; la mortalità infantile, storicamente assai più elevata di tale media, ne è scesa nettamente sotto a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Nell’insieme, nel processo di transizione demografica in corso nei paesi del sud del mondo, la regione appare in “anticipo” per quanto riguarda la mortalità, ma in “ritardo” per quel che attiene alla riproduttività.

Il peso delle migrazioni forzate
Le migrazioni hanno una lunga storia nella regione; Marocco, Tunisia e Egitto oggi, come in passato, sono all’origine di consistenti flussi verso l’Europa. I conflitti dell’ultimo ventennio hanno determinato crescenti flussi di rifugiati, di richiedenti asilo e di Idp (persone forzosamente dislocate all’interno del proprio paese) che hanno sconvolto i lineamenti del tradizionale sistema migratorio della ...[continua]

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