Alla riunione segreta dei dissidenti del 1988 parteciparono: nella fila posteriore, Miroslaw Jasinski (primo da sinistra), Petr Uhl (secondo da sinistra), Adam Michnik (quarto da sinistra), Jan Ruml (primo da destra); nella fila centrale, Václav Havel (secondo da sinistra), Anna Šabatová (terza da destra); nella fila anteriore, Petr Pospichal (secondo da sinistra), Jan Urban (terzo da sinistra), Jacek Kuron (terzo da destra) e Jan Carnogursky (primo da destra).

Sulla prima pagina del numero di gennaio 1990 della rivista “Index on Censorship” compare una fotografia sgranata che ritrae un gruppo di una ventina di amici sorridenti, di età diverse. Indossano abiti dimessi e anonimi, nello stile prediletto da gran parte degli intellettuali europei dell’epoca. Potrebbero facilmente essere scambiati per un gruppo di accademici in viaggio di studio, se non fosse per il cartello alle loro spalle, scritto in polacco, che recita: “Confine di Stato: attraversamento vietato”. 

La fotografia fu scattata il 9 luglio 1988 in un luogo segreto lungo il confine tra Polonia e Cecoslovacchia. A riunire questa scompaginata compagnia di amici era stata la dura e spesso solitaria lotta contro lo stalinismo; la loro amicizia si era formata nella rete clandestina della Solidarietà polacco-cecoslovacca. La causa era apparsa spesso disperata e, nel momento in cui fu scattata la fotografia, quell’oscuro gruppo di scrittori e attivisti non avrebbe mai potuto immaginare che l’intero edificio contro il quale aveva lottato per tutta la vita fosse sul punto di crollare. 

Come si sarebbe scoperto in seguito, quella fotografia documentava uno dei più straordinari incontri di dissidenti dell’intera Guerra fredda. Osservandola con attenzione, si può riconoscere Vaclav Havel, il drammaturgo dissidente ceco che sarebbe diventato presidente della Cecoslovacchia appena venti mesi dopo lo scatto. C’è anche Jan Carnogursky, attivista cattolico anticomunista, divenuto primo ministro della Slovacchia nel 1991, così come Jan Ruml, che sarebbe stato ministro dell’Interno della Repubblica Ceca dal 1992 al 1997. Jan Urban guidò la campagna elettorale del Forum civico nelle elezioni del 1990, ma decise di non assumere la carica di primo ministro nel nuovo governo. Un anno dopo, Jacek Kuron, considerato il padre nobile dell’opposizione polacca, sarebbe diventato ministro del Lavoro nel primo governo di Solidarnosc. 
Miroslaw Jasinski, uno dei principali esponenti della Solidarietà polacco-cecoslovacca, divenne un importante diplomatico polacco. Nel gruppo figurano anche i giornalisti d’opposizione Petr Pospichal e Petr Uhl, fondatori dell’Agenzia d’informazione dell’Europa orientale, e Adam Michnik, forse il più celebre giornalista polacco, che nel maggio 1989 divenne il primo direttore del quotidiano indipendente “Gazeta Wyborcza”. In seguito fu eletto in Parlamento, prima di tornare al giornalismo. 

L’unica donna nella fotografia è Anna Sabatova, che sarebbe diventata difensora civica presso il Parlamento ceco e la prima donna dell’Europa orientale a ricevere il Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani. 
Nessuno aveva previsto gli avvenimenti del 1989, di cui quest’anno ricorre il trentacinquesimo anniversario. I primi segnali giunsero nella primavera di quell’anno, quando il governo polacco e Solidarnosc raggiunsero un accordo per legalizzare il sindacato libero e indire le elezioni. In giugno i comunisti subirono un’umiliante sconfitta alle urne e in agosto Tadeusz Mazowiecki, esponente di Solidarnosc, divenne primo ministro. 

Un processo parallelo ebbe luogo in Ungheria, dove nel febbraio 1989 nacquero partiti indipendenti. All’inizio di maggio le autorità avevano già smantellato il filo spinato lungo la frontiera con l’Austria. I confini del vecchio blocco comunista cominciarono prima a sfilacciarsi e poi a disfarsi del tutto. In settembre Budapest annunciò che ai cittadini della Germania orientale sarebbe stato consentito di attraversare l’Ungheria per raggiungere l’Europa occidentale. Numerosi giovani provenienti da tutta l’Europa orientale cominciarono a recarsi a Vienna per assaporare per la prima volta la libertà e i beni di consumo occidentali. Poi, in novembre, il movimento divenne inarrestabile: il muro di Berlino si sgretolò e cadde sotto i colpi dei martelli. In Cecoslovacchia la Rivoluzione di velluto inaugurò la transizione pacifica alla democrazia e, prima di Natale, il dittatore rumeno Nicolae Ceaucescu er ...[continua]

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