Non mancarono valutazioni diverse, ma sempre alimentate da un rigoroso senso dell’impegno politico. Berneri giunse a Barcellona il 29 luglio del 1936, Carlo Rosselli il 16 agosto, due settimane dopo. Tra loro anche Mario Angeloni, morto in combattimento il 28 agosto 1936, zio di Giuliano Vassalli, medaglia d’argento della lotta di Liberazione e futuro ministro di Grazia e Giustizia.
L’Italia fascista spese 14 miliardi di lire del 1936, pari a due terzi delle entrate dello Stato Italiano nell’esercizio 1936-37, e mandò seimila mitragliatrici, mille aerei, mille cannoni. Mussolini, in un discorso del 3 luglio 1940 dichiarò di avere mandato in Spagna centomila uomini, 1.930 cannoni, 1.135 automotrici, 1.688 automezzi, 763 aerei. Seimila furono i morti italiani.
Molte lapidi di questi morti sono racchiuse nella alta torre di Saragozza, dove giovani fascisti e giovani antifascisti sacrificarono le loro vite per idealità contrapposte.
I garibaldini italiani, i volontari della libertà in Spagna furono complessivamente 3.354, dei quali 1.819 comunisti, 310 di Giustizia e Libertà, socialisti e repubblicani, 1.096 senza partito (anarchici la più parte).
Caduti e dispersi circa 600, feriti 2.000. Camillo Berneri, nato a Lodi nel 1899, anarchico, già scolaro di Salvemini (con lui si era laureato) entrò nella federazione giovanile socialista di Reggio Emilia a 18 anni. Ne era uscito a 20 per aderire al gruppo anarchico locale. Dopo l’attentato al principe Umberto a Bruxelles nell’ottobre del 1919, fu espulso da tutti i paesi europei e trovò finalmente rifugio in Spagna nel 1936, dove contribuì all’organizzazione della colonna italiana antifascista comandata da Rosselli e Angeloni, accreditandola presso i sindacalisti anarchici che dominavano in Catalogna.
Carlo Rosselli, nato a Roma nel 1899, fu anch’egli discepolo di Salvemini e insegnò economia a Milano e Genova. Si iscrisse al Psu dopo il delitto Matteotti. Fu amico di Sandro Pertini e di Riccardo Bauer e insieme a loro fece fuggire Turati da Savona in Corsica. Arrestato, fu imprigionato a Lipari da dove scappò in Francia e da lì in Spagna dove combatté a Huesca e ad Almudebar.
Nella prefazione, Enzo Di Brango spiega che “i due intellettuali italiani erano allo stesso tempo protagonisti della guerra e della rivoluzione. Portatori cioè di visioni ideali progressive che vanno ad aggiungersi al fin troppo semplicistico proselitismo praticato in loco con slogan, magari efficaci, ma non sempre fattori di contenuti più universalmente coerenti ai fini di giustizia, di eguaglianza e di libertà, necessari per alimentare la lotta. Soprattutto i due praticarono sul campo ciò che affermavano nei loro scritti”.
In questa comunanza di strategia, grande importanza riveste la divulgazione politica. Rosselli utilizza il già rodato settimanale da lui fondato “Giustizia e Libertà” e Berneri fonda “Guerra di classe” sui campi di battaglia per raccontare e disegnare un quadro rivoluzionario a livello internazionale, al quale più spesso fa riferimento nelle sue riflessioni.
Rosselli credeva che la guerra civile spagnola fosse la prima possibilità di opporsi concretamente, armi in pugno, a quello che sembrava un successo inarrestabile del fenomeno fascista. Berneri, come militante anarchico, dava maggiore importanza alla priorità rivoluzionaria rispetto alla tematica antifascista.
Tutti gli storici concordano che senza l’impegno e la mediazione di Berneri difficilmente sarebbe stata pensabile la nascita della colonna militare Sezione Italiana.
La situazione internazionale nei confronti della guerra civile spagnola era drammatica: la Francia, minacciata da Hitler e ricattata dall’Inghilterra, decisa alla neutralità, non interveniva a controbilanciare l’ai ...[continua]
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