Vittorio Anastasia è amministratore unico della casa editrice Ediciclo.

Puoi raccontare la storia della casa editrice Ediciclo? Quando e perché è nata?
L’idea di fondare una casa editrice nasce dalla passione per la bicicletta, comune ad un gruppo di sette amici. Per alcune estati eravamo andati in Francia con l’obiettivo di scalare i passi mitici delle Alpi francesi e dei Pirenei-Tourmalet, Galibier, Izoard, Bonette etc., e avevamo trovato delle guide, con tanto di altimetrie e profili, edite da Altigraph Éditions. Lì si è accesa l’idea: “perché in Italia non ci sono guide analoghe, estremamente utili per gli appassionati di scalate in bicicletta?”. Alcuni di noi erano già soci di una cooperativa editoriale: Nuova Dimensione, fondata nel 1979, per pubblicare un mensile di politica e cultura (“Dimensione Veneto Orientale”) e, saltuariamente, dei volumi di carattere storico o naturalistico. E lì si erano formate le competenze editoriali di base, divenute essenziali quando nel gruppo di amici si coagulò l’idea di dar vita a un’iniziativa editoriale specifica per i percorsi in bicicletta,  visto che in Italia non esisteva nulla di adeguato. 
Eravamo a metà degli anni Ottanta. Alla spinta decisiva ha poi contributo il naturale entusiasmo dopo una collettiva scalata dello Stelvio, il principe dei passi italiani. Così, nell’ottobre dell’87 si arriva alla nascita di Ediciclo, in forma di cooperativa.
Inizialmente abbiamo progettato tre volumi per descrivere tutte le salite del Triveneto (Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia). Poiché il territorio a noi più vicino era quello del Friuli V.G. abbiamo iniziato pubblicando, a dicembre, il terzo volume della prevista trilogia: Salite nel Triveneto, guida per il ciclista. Volume terzo. Ne abbiamo ancora pochissime copie. Cominciare con il terzo volume è stata un’ottima azione di marketing, anche se del tutto inconsapevole!
Nel febbraio 1988 abbiamo partecipato a Padova alla prima fiera della bicicletta del Triveneto, portando anche il secondo volume della trilogia, uscito nel frattempo. I due libri erano un’autentica novità nel panorama editoriale dell’epoca. Sul tema era uscita una guida di Zanichelli, una di Vallecchi, se non ricordo male, e poco altro. Soprattutto niente di sistematico né di approfondito. C’erano un paio di riviste di bicicletta con al massimo delle rubriche che parlavano delle salite. Ma una descrizione sistematica del profilo altimetrico di tutte le salite -con pendenze massime e minime, condizioni della strada, idee per itinerari, lunghezza, valori paesaggistici attraversati etc.- era una novità assoluta: proponevamo informazioni estremamente utili al ciclista ghiotto di salite e di montagne. Tutti gli appassionati che arrivavano in fiera e trovavano questi due volumi nuovissimi ci chiedevano: “E il primo dov’è?”. Così abbiamo potuto verificare di persona l’esistenza di un effettivo bacino di interessati. Alla fine dell’88 è uscito, finalmente, anche il primo volume. Abbiamo poi proseguito con un’altra trilogia dedicata alla Lombardia. Va detto che in quei primi anni eravamo al contempo soci, autori, redattori e venditori. Poiché per mettere in piedi una cooperativa bisognava essere in undici, allora abbiamo dovuto coinvolgere le mogli di alcuni di noi.
A distanza di alcuni mesi abbiamo prodotto qualche altra guida (una sulle salite del Canton Ticino e del Gottardo, più tardi un’altra su un lungo itinerario da Trieste a Nizza) senza ancora aver chiare le prospettive. Avevamo in catalogo una decina -scarsa- di titoli e tutti i problemi di una piccolissima impresa editoriale: gestione del magazzino, tenuta dell’amministrazione, sede, rapporti con la distribuzione etc. È vero che stavamo in piedi pur con bilanci bassissimi: una volta pagata la tipografia, non essendoci dipendenti né sede specifica, non c’era nessun altro costo rilevante. Merita ricordare che il primo volume costava 22.000 lire, pari a circa undici euro: bisogna dire che da allora il prezzo dei libri per il consumatore non si può dire sia aumentato granché… anzi in termini reali è diminuito.
Dovevamo dunque decidere se e come continuare: è impossibile, infatti, “sospendere” un’attività editoriale: o si prosegue o si chiude. 
All’epoca ero l’unico, tra i soci, che doveva ancora completare gli studi e quindi non ancora impegnato in un lavoro definito. Così a gennaio del 1990 ho accettato di provare a lavorare a tempo pieno per Ediciclo, collaborando anc ...[continua]

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