Andrea Pase, collaboratore di “una città”, è geografo dell’Università di Padova. Gianni Sofri ha insegnato discipline storiche nelle Università di Bologna, Sassari e Bologna-Forlì. Tra i suoi libri: Il modo di produzione asiatico, Einaudi, 1969, Gandhi in Italia, Il Mulino, 1988; Gandhi e l’India, Giunti, 1995, Del fare libri. Mezzo secolo da Zanichelli, Zanichelli, 2013, Gandhi tra Oriente e Occidente, Sellerio, 2015; L’anno mancante. Arsenio Frugoni nel 1944-45, il Mulino 2021; ha diretto un Corso di Geografia per Zanichelli. 

Andrea Pase. Puoi raccontarci brevemente i tuoi esordi come professore? Ho letto che sei stato professore ordinario sia di storia che di geografia...
Gianni Sofri. Per la verità, ordinario solo di storia, la qual cosa non mi ha però impedito di tenere dei corsi di geografia, sempre collegata alla storia. Ma lasciamo da parte questi aspetti amministrativi. Dunque, ho cominciato a lavorare all’Università quando arrivai a Bologna chiamato dalla Zanichelli; era il 1961. Nello stesso anno, del tutto casualmente, il professore con cui mi ero laureato, che si chiamava Passerin d’Entrèves, mi invitò ad andare a cena con un professore di Storia contemporanea di Bologna che si chiamava Berselli, studioso soprattutto di Storia tardo risorgimentale e socialismo in Emilia-Romagna. Nel corso della cena Berselli, a un certo punto mi disse: “Lei non farebbe il mio assistente?”. Io risposi: “Veramente ho già un lavoro, però se si tratta di assistente volontario lo posso fare”. E così divenni assistente volontario di Storia contemporanea per alcuni anni.
Questo è l’inizio. Poi a un certo punto diventai associato di Storia contemporanea, ma nel frattempo ero rimasto volontario. Anche da associato ero gratuito, fino a quando, a un certo punto mi hanno detto che mi potevano pagare, anche perché alla Zanichelli intanto ero passato da dirigente a collaboratore esterno.
Successivamente ho vinto il concorso di Storia contemporanea. Però, nel frattempo, per tantissimi anni avevo avuto un incarico di Storia dei paesi afroasiatici e anche di Storia moderna serale.
So che oggi è usuale avere tante cattedre, su temi specifici (non solo sulle suddivisioni cronologiche tradizionali), ma allora era piuttosto raro. Comunque facevo un mucchio di cose.
La Storia moderna serale me l’ero cercata io. Mi piaceva l’idea di andare a fare lezioni alle otto di sera con persone che di giorno lavoravano: ragionieri ma anche sottufficiali dell’esercito… venivano in tantissimi. Il mio insegnamento di Storia dei Paesi afroasiatici era di gran lunga il più diffuso e seguito di tutta la facoltà, tra quelli di Storia. Bisognava scegliere tra romana, medievale, moderna o contemporanea e molti optavano per il mio corso.
Come sei finito in Sardegna?
Gianni. Quando ho vinto il concorso mi hanno chiamato a Sassari. Qui devo raccontare che c’era stata quasi una ribellione, non contro di me personalmente, ma comunque la mia richiesta non era stata accolta. Almeno in apparenza, i colleghi sardi non mi volevano. O meglio: erano combattuti, nel senso che ufficialmente mi avevano rifiutato dalla facoltà. 
I sardi hanno questo problema, che spesso non vengono chiamati su nuove cattedre cui loro aspirano: si presentano ai concorsi di sede e poi viene chiamato uno del continente e quindi loro si arrabbiano moltissimo. Nel mio caso, fra l’altro, uno di quelli che si erano arrabbiati (e che però invece mi ha molto aiutato) era Manlio Brigaglia, un contemporaneista molto bravo che aveva certamente diritto a vincere un concorso. Però loro, mentre si arrabbiavano ufficialmente, mi telefonavano e mi dicevano: “Non ce l’abbiamo con te, figurati, noi siamo contentissimi”. A vertenza conclusa abbiamo brindato. Lì stetti due anni molto bene, con tanti nuovi amici. 
Poi mi hanno chiamato a Forlì, una facoltà nuova, dove sono rimasto gli ultimi anni.
A Forlì ho insegnato Geografia, Geografia politica ed economica. Cioè una cosa che non avevo mai insegnato. Ma io facevo le stesse cose sotto qualunque titolo. Cioè mi occupavo soprattutto del rapporto fra storia e geografia; i miei corsi erano in prevalenza sull’Asia.
Di recente ho scritto un articolo che è uscito sulla rivista “Storiografia”. Lì ho raccontato molte di queste vicende.
Devo dire che è la prima volta, quando ormai sono (e da tempo!) alla fine della carriera, che ho occasione finalmente di parlare con un vero geografo. Quindi sono molto interessato a sapere qual è il lavoro ...[continua]

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