L’idea che anche la più ovvia attualità è intessuta di mitologie ispirò, a metà degli anni cinquanta, un critico letterario più tardi famoso come Roland Barthes (1915-1980). La cosa è più giustificata e normale di quanto potrebbe sembrare. Che cos’è infatti un critico letterario se non un decifratore e interprete di miti? Non sono solo la letteratura e le arti a creare miti e mascherare la realtà. La realtà sociale è tutt’altro che neutra e naturale. Barthes in quegli anni aveva letto Bertolt Brecht e sapeva, grazie al marxismo, che ogni sistema sociale è governato da ideologie che hanno il compito di far sembrare naturale ciò che non è naturale ma storico. Il dominio politico e il controllo sociale hanno bisogno, per essere efficaci, di far credere nelle idee della classe dominante trasformate in miti. Il mito è un linguaggio e il critico letterario non è che un intellettuale che si dedica a esaminare il linguaggio, le storie, le idee e le mitologie che l’attualità offre. Dal 1954 al 1956 Barthes scrisse, mese dopo mese, una serie di articoli di critica culturale, interpretando miti della cultura di massa allora più diffusa in Francia ma non solo.
Tradotto nel 1962 con il titolo Miti d’oggi e pubblicato dall’editore Lerici, Mythologies ebbe un notevole successo perché sembrò essere un libro che realizzava in modo esemplare quell’arte della “demistificazione” che nel Novecento era ritenuta il primo dovere dell’intellettuale critico. Minima moralia, il capolavoro saggistico e aforistico di Theodor Adorno, era stato tradotto per la prima volta in Italia. Quando nel 1963 mi iscrissi all’Università scoprii il valore di libri fatti di brevi testi in cui la critica dell’ideologia era praticata in forma concentrata. Nel genere letterario del saggio breve sia Adorno che Barthes erano due maestri da cui imparare molto se si cercava la verità sociale nei sintomi e nelle occasioni più inosservate della vita quotidiana. Una sofisticata saggista, la newyorkese Susan Sontag, ammirava Barthes e più tardi scrisse di lui che “dava l’impressione di poter generare idee su qualsiasi cosa. Messo di fronte a una scatola di sigari, avrebbe formulato una, due, tante idee -un rapido saggio [...]. Tutti i suoi scritti erano polemici e i suoi libri sono perlopiù raccolte di saggi”. Mythologies resta forse la sua opera più nota e attraente anche per chi non studia letteratura ma è affascinato dal vedere che si può fare letteratura e critica osservando quante idee e quanti miti si nascondono nei più vari oggetti e fenomeni diffusi nella cultura di massa.
Già nelle prime pagine del libro si passa dai detersivi, con il loro mito della pulizia nello stesso tempo “profonda” e carezzevole, implacabile contro lo sporco e delicatamente “schiumosa”, per poi passare ad esaminare la distinzione fra il Povero e il Proletario nei film di Chaplin: “Per Charlot il proletario è ancora un uomo che ha fame, e in lui la rappresentazione della fame è sempre epica [...]. Invischiato nella sua fame cronica l’uomo-Charlot si situa sempre un gradino al di sotto della presa di coscienza politica [...] quest’uomo non raggiunge la condizione operaia se non nel momento in cui il povero e il proletario vengono a coincidere sotto lo sguardo (e i colpi) della polizia [...]. Ma appunto perché Charlot rappresenta una specie di proletario allo stato bruto, ancora al di fuori della Rivoluzione, la sua forza rappresentativa è immensa. Nessuna opera socialista è ancora arrivata a esprimere la condizione umiliata del lavoratore con tanta violenza e generosità”.
Altro mito, quello coniugale: “Ci si sposa molto nella nostra stampa illustrata [...]. Il grande matrimonio (aristocratico o borghese) risponde alla funzione ancestrale ed esotica della festa nuziale”. È uno spettacolo in cui è necessaria la folla. C’è poi l’opposto sociale, quando i giovani sposi “sono rappresentati nella fase post-nuziale della loro unione, occupati a fissare le norme della loro felicità e a installarsi nell’anonimato di un modesto comfort: si mette in ordine il due-locali-con-servizi, si fa colazione, si va al cinema, o a fare la spesa. In questo caso l’operazione consiste nel mettere al servizio del modello piccolo-borghese tutta la gloria naturale della coppia: che questa felicità, meschina per definizione, possa tuttavia essere una scelta, ecco quanto basta per riportare a galla i milioni di francesi che partecipano a questa condizione”.
Ma ecco l’ideologia di Elle, il famoso se ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!