Daniel Vogelmann nel 1980 ha fondato la Casa Editrice Giuntina, la cui prima pubblicazione nella collana "Schulim Vogelmann”, dedicata alla memoria del padre, reduce da Auschwitz, fu La notte del premio Nobel Elie Wiesel (tradotta dallo stesso Vogelmann). Recentemente gli è stato assegnato il premio di "cittadino europeo” per la sua attività editoriale.

Eccoci qua, caro Daniel. Racconta l’inizio della tua attività di editore e il seguito.

La mia attività di editore incomincia con una data triste. Era il 9 giugno 1974 quando morì mio padre Schulim e io ero a Roma. Non era vecchio, 71 anni, anche se lui diceva d’averne 2071; un po’ per i 2.000 anni di esilio e poi per la sua esperienza ad Auschwitz. Per farla breve, fui costretto dopo qualche tempo a entrare nella tipografia di famiglia, mi dovevo sposare con Vanna Lucattini e non avevo alternative. La Giuntina, già Stabilimento Grafico Aldino, rilevata dal grande Leo Olschki nel 1909 che le cambiò il nome, in Giuntina appunto, era diretta da mio fratello Guidobaldo. Cercai di inserirmi, però, fin dall’inizio, capii che non era il mio lavoro. Anche perché a quel tempo la tipografia stampava pochissimi libri: poteva avere ancora un senso occuparsi di libri con gli editori. Qualcosa della Nuova Italia, qualcosa di Olschki, però la maggior parte del lavoro era il cosiddetto ‘commerciale’, sicuramente più redditizio del lavoro per gli editori, ma non dava soddisfazione a un giovane che aveva avuto l’ambizione di scrivere, aveva scritto alcuni libri di poesie -uno pubblicato anche da Guanda- e si proponeva di fare lo scrittore e comunque di occuparsi di libri dalla parte di chi scrive anziché dalla parte di chi stampa. Ero quindi abbastanza infelice. Dopo qualche anno questa infelicità andava aumentando fino a diventare, diciamo pure, vera e propria disperazione, anche perché, bene o male, invecchiavo e l’idea di fare per tutta la vita il tipografo, pur nobilissima professione, non mi entusiasmava. Proprio grazie a questa disperazione cominciai a pensare -non è un’idea peregrina, è un classico che il tipografo diventi editore- di pubblicare qualche libro. Editore è una parola grossa, e questo ce l’avevo in testa; ne parlai con mio fratello, lui non aveva certo questa esigenza, però insomma mi disse: "Perché no! Puoi provare un libro, due”. Già! Mio fratello maggiore Guidobaldo Passigli, fratello di mamma -non mi piace dire fratellastro. Devo spiegare: il babbo tornò da Auschwitz -lo avevano risparmiato per la sua professione di abilissimo tipografo- vedovo, perché avevano ammazzato la moglie Anna e la figlioletta Sissel. Sposò nel 1947 mia madre, Anna Mondolfi, vedova di Raffaele Passigli e madre di Guidobaldo, un ragazzetto di otto anni.
Poi un giorno del 1980 entrai nella libreria Feltrinelli in via Cavour e notai in uno scaffalino di occasioni La nuit, l’originale in francese di Elie Wiesel. Lo avevo sentito nominare come scrittore della Shoah, però in quegli anni, figlio di un reduce da Auschwitz, rifuggivo da quei libri per non rivangare quel passato… che non passa. Comunque comprai il libro, andai a casa, cominciai a leggere e subito mi accorsi che era un gran libro. Mentre lo leggevo, pur non avendo pratica del francese, mi misi all’Olivetti 22 e cominciai a tradurlo. Per fortuna il francese di Wiesel è facile; con il vocabolario e qualche aiuto buttai giù la traduzione in pochi giorni e mi dissi: "Questo potrebbe essere il primo libro da pubblicare”. Scrissi alle Editions de Minuit e, malgrado qualche difficoltà, riuscii a ottenere i diritti. Il libro era stato pubblicato in Francia nel 1958 e anche questo è un segno; forse aspettava -più di venti anni- che lo pubblicassi io. Provvidi personalmente alla grafica, cosa che feci facilmente e alla quale sono rimasto sempre fedele. Mi venne spontaneo dedicare la collana alla memoria di mio padre. L’avrei fatto comunque, ma a maggior ragione con un libro su Auschwitz; magari si saranno anche incontrati ad Auschwitz mio padre ed Elie Wiesel. Lui quarantenne, Wiesel un ragazzo. E così il primo libro della mia prima collana, la "Schulim Vogelmann”, è stato La notte, da me tradotto e che ha avuto subito un certo successo e continua a essere il mio long seller: più di centomila copie in trent’anni, che per un piccolo editore sono molte. Questo libro mi ha sempre aiutato da tutti i punti di vista, a farmi conoscere e anche, appena agli inizi, economicamente. Una volta partito si trattava di trovare altr ...[continua]

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