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Una Città 42 / 1995
L’APPARTAMENTO
Intervista a Lejla Music di Fausto Fabbri, Massimo Tesei
Il 30 settembre del ’92, quando il quartiere di Grbavitza fu diviso da Sarajevo e risuonarono le grida che dicevano "balja fuori". L’incredulità di tanti nel grande condominio interetnico dove già erano attivi turni di guardia contro i cosiddetti banditi. La vecchia signora che non volle lasciare i ricordi e forse i marchi nascosti nell’appartamento. Il "nostro" e "i loro" cetnici. Appartamenti scambiati, a volte espropriati, a volte tenuti come "in prestito". Il cammino verso un ponte che porta dove bombardano. Intervista a Lejla Music.

HANNO UCCISO IL LIBRAIO
Intervista a Magda Taroni di Giovanna Anceschi, Stefano Ricci, Gianni Saporetti
Innamorarsi da giovane di una città in cui i libri e la musica si mischiavano con l’Oriente, con la casbah e il deserto, in cui il mare, il clima, il cibo, tutto era magnifico, in cui brillava alto, dopo la sofferenza, il sole dell’avvenire. Una città da cui si fugge, dove il fascismo islamista scatena la violenza di giovani disoccupati contro donne, stranieri e intellettuali. Intervista a Magda Taroni.

L’EROICA NORMALITA’
Intervista a donna algerina di Stefano RIcci, Gianni Saporetti
Non è una guerra civile perché non c’è guerra fra due fazioni della popolazione e non c’è stato colpo di stato perché il Fis è un partito anticostituzionale, che aveva imbrogliato le elezioni, e che, se avesse vinto, avrebbe eliminato la democrazia. Questi uccidono gli inermi, vogliono la guerra e la guerra non è mai bella. Gli europei si ricordino che Hitler andò al potere democraticamente. La resistenza quotidiana di tante donne algerine che continuano a fare la loro vita ignorando le minacce di morte. Intervista a una signora algerina.

LA BATTAGLIA DECISIVA
Intervista a Ozren Kebo di Massimo Tesei
Intervista telefonica con Ozren Kebo.

Una Città 41 / 1995
SARAJEVO, MAGGIO 95
Intervista a Jovan Divjak di Massimo Tesei
Intervista a Jovan Diviak.

DOPO IL MIRACOLO
Intervista a Simonetta Cicognani di Massimo Tesei
Dal dilagare della delinquenza ai nuovi vincoli spesso antieconomici delle quote etniche per ogni luogo di lavoro e per ogni qualifica, dalle promesse fatte, prima quella di un alloggio per tutti, da mantenere, all’odio degli Afrikaner verso i nuovi boss neri, non sono pochi i problemi che attanagliano il Sudafrica di Mandela. La speranza che ci sia tempo. Intervista a Simonetta Cicognani.

Una Città 40 / 1995
LA DECIMA
Intervista a Maria Picotti di Gianni Saporetti
Cooperazione senza cooperanti, la scelta fatta tanti anni fa, ai tempi del Concilio, da persone che si autotassano per sostenere piccoli progetti nel Terzo Mondo. L’esperienza edificante degli incontri con le persone di là. Senza che manchi nulla uno stile di vita un po’ più sobrio, meno consumista, simile, in fondo, a quello di una certa borghesia austera che oggi non c’è più. Intervista a Maria Picotti.

Una Città 39 / 1995
RIVEDERE IL PAVIMENTO
Intervista a Claudio Risso, Silvano Faroppa, Chiara Cane di Marco Bellini
Una delle fabbriche più moderne del mondo sommersa da fango, da sabbia, da detriti di ogni genere che in 25 giorni riprende la produzione. Un miracolo dell’abnegazione e cooperazione di migliaia di dipendenti e dirigenti, rimasto sconosciuto anche per la riservatezza della gente delle Langhe. Intervista a Claudio Risso, Silvano Faroppa, Chiara Cane.

COS’HAI?
Intervista a studente napoletano di Carla Melazzini
Quando si vede che l’altro è malintenzionato e per paura purtroppo si passa alle mani. Il segnale di una frase detta in dialetto. L’ignoranza che ti isola e ti spinge a rispettare chi per paura è rispettato. Cosa significa abitare in un quartiere che è tutto il mondo. L’importanza della scuola per intravedere un’altra strada e l’incontro con una professoressa che ti fa vergognare volendoti bene. Intervista a un giovane studente napoletano.

USARE IL DOLORE
Intervista a Ulla Barzaghi di Gianni Saporetti
Una malattia tradita dalla borghesia e dalla cultura. Il rischio terribile di creare ghetti per moribondi. Le devastazioni prodotte nelle famiglie e nell’opera di prevenzione dall’immagine dell’ammalato di Aids come poveretto, come appestato. La paura della paura degli altri e l’isolamento in cui vivono ammalati e famiglie. La figura della "madre addolorata" che è quella che solo interessa alla tv. L’errore di considerare cattivo chi chiede se è pericoloso stare in ascensore con un ammalato. Il rischio di un volontariato gigantesco che perda di vista il piccolo territorio e la rete di amicizie per trasformarsi in baracconi autoreferenziali che riproducono inefficienza e burocrazia tipiche dello Stato. L’Aids era una grande occasione civile che stiamo perdendo. Intervista a Ulla Barzaghi.