L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto

La copertina è dedicata alle vittime dell’attentato dell’11 settembre. La pagina a fianco alle donne afghane. Cos’è successo? Se ne discuterà a lungo. Noi non vorremmo dare la croce a Biden. Ci chiediamo: ci può essere libertà sotto protettorato? Forse temporaneamente, ma poi? Anche a livello internazionale dovrebbe valere il principio secondo cui l’aiuto deve servire a metterti in grado di far da solo, non a cronicizzare la debolezza. In questo senso l’Afghanistan è un fallimento, certo, ma poteva non esserlo? Dall’assedio di Sarajevo abbiamo imparato che di fronte a una persecuzione si deve intervenire e dalla difesa del Kosovo, a usare, se necessario, il massimo della forza col minimo di perdite civili. Ma era questo il caso dell’Afghanistan? Biden ha minacciato, nel caso di attacco ai soldati americani durante la ritirata, una “risposta devastante”. Ecco, forse avrebbe dovuto minacciarla nel caso che nei prossimi mesi, e anni, i talebani proibiscano alle ragazze afghane l’accesso alle scuole. La domanda, però, è se siamo ancora capaci di usare la forza per ciò che è giusto. Dopo gli attentati in Europa siamo andati in corteo urlando: “Non ci cambieranno”. È andata così? Sembra che lo “spirito di Monaco” si sia impossessato dell’Occidente: la pace, e i commerci, sono il bene supremo da salvare a ogni costo, compreso quello di fare amicizia e affari con dittatori sanguinari. Abbiamo chiuso gli occhi sulla “presa” di Hong Kong, sulla persecuzione degli Uiguri, sull’annessione della Crimea; un presidente americano si è rimangiato la parola data pur di non intervenire in Siria, abbiamo lasciato che i curdi tenessero la prima linea al nostro posto per poi voltar loro le spalle; la Germania si sta legando ancor più al gas della Russia per difendere la propria prosperità e si formano colossi industriali per aprirsi al mercato cinese; la sharia ci ripugna ma non abbiamo il coraggio di ammetterlo e facciamo finta di non sapere che sta mettendo radici nei nostri paesi; il fascismo (rosso, verde e anche nero) impera ormai in mezzo mondo e continua a guadagnare posizioni, così come l’“ibrido” della “democrazia autoritaria”; da decenni, ormai, ai nostri giovani non si fa che predicare che non esistono guerre giuste, che è la guerra il male assoluto.
Per capire come siamo messi facciamoci un test: quando la Cina si sarà convinta di aver raggiunto una decisiva deterrenza nucleare e si prenderà Taiwan, secondo noi cosa dovrebbe succedere?
Forse, oltre a sostenere tutti i movimenti per la democrazia e in difesa dei diritti umani, ci vorrebbe una nuova “società delle nazioni”, un’associazione delle nazioni democratiche ad alto standard di rispetto dei diritti umani, unita da patti di ferro e fortissima sia economicamente che militarmente, in grado di offrire piani Marshall ai paesi che vogliono entrarne a far parte e capace, anche a costo di grandi sacrifici immediati, di dichiarare la guerra fredda ai regimi fascisti. Ma questo è solo un sogno.
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Disuguaglianze
e scuola

foto di Stefano Ignone

Nonostante le speranze riposte nell’istruzione pubblica come “great equalizer”, l’evidenza ci dice che la scuola riesce a combattere le disuguaglianze solo in alcuni casi e date alcune condizioni, tra cui sicuramente un’alta spesa pubblica, ma anche un solido curriculum comune; i rischi sottesi ai concetti di merito ed eccellenza e il dibattito sorto sulle competenze e attorno alla domanda: a cosa serve la scuola? Intervista a Luciano Benadusi e Orazio Giancola.

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Cosa ci fa lì l'imam?

foto di Omar Chatriwala

Il problema dei matrimoni combinati era evidente da anni, chi si impegna con gli immigrati vedeva sparire all’improvviso le ragazze, ma, soprattutto a sinistra, non si è mai voluto affrontare il problema per evitare l’accusa di islamofobia; il rischio che i diritti delle donne vengano considerati un patrimonio solo occidentale; il dramma di un’adolescente che si rivolge alle autorità italiane e queste chiamano i genitori. Intervista a Tiziana Dal Pra.

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domande

a Tiziana Dal Pra
n. 277
 
Luciano Benadusi
e Oreste Giancola
n. 277


Siamo destinati a una sempre maggiore centralizzazione?
E che fare?

Intervista
a Marco Cammelli
n. 275

Recovery fund: l'occasione per un cambiamento radicale della società?
Intervista
a Salvatore Biasco 
n. 271

Identità di genere,
un'identità a testa?

Un webinair dal titolo: “Il ddl Zan: cosa c’è in gioco?”
e un'intervista a Francesca Izzo

n. 275

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La quarta rivoluzione

Dopo la copernicana, la darwiniana, la freudiana, internet; perché internet non è un aggiornamento di Gutenberg, ma un vero e proprio nuovo habitat, fondato sulle relazioni, sulla rete e i suoi nodi, dell’esigenza di un progetto comunitario umano basato sul verde e il blu, sull’ambiente e sul digitale e sulle tre “C”: coordinamento, collaborazione, cooperazione.
Intervista a Luciano Floridi.
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Un grande sindacalista

"A partire dal ’61, come altri sindacalisti di valore, tra cui diversi allievi di don Lorenzo Milani, si trasferisce a Milano, dove era in atto la costruzione di un sindacato generativo, di una vera e propria nuova cultura sindacale. Mi riferisco in particolare alla Fim guidata da Pierre Carniti, ma intorno a Carniti c’erano una serie di figure importanti, tra cui appunto Pippo Morelli, assieme a una grande dorsale di giovani delegati di fabbrica, che saranno l’ossatura di questo grande rinnovamento del sindacato italiano"

Intervista a Francesco Lauria

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Dall'Europa
un messaggio ecumenico

Se ci dessimo il compito di suscitare qualche forma di “nazionalismo europeo” non avremmo difficoltà a recuperare molti elementi nel repertorio della storia degli ultimi due-tremila anni che fanno dell’Europa, come si dice retoricamente, un “faro di civiltà”. Non è questo il compito che vogliamo assumerci. L’Europa ha inventato lo stato-nazione e può ora dimostrare che se ne può in parte fare a meno; l’Europa ha infiammato le guerre di religione, può forse ora mostrare che fedi diverse possono convivere pacificamente. Vogliamo gettar luce su quegli aspetti per i quali l’Europa è, ed è stata, un esempio non solo positivo ma anche negativo e rispetto ai quali può, forse, oggi, mostrare la via per un loro superamento.
Intervento di Alessandro Cavalli.

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di carcere

foto di Alessio Duranti

Il sonetto in carcere

Fermo restando che la cultura di per sé non rende più buoni, in carcere, dove si va per tentativi, questo può succedere attraverso la scuola, uno dei pochissimi strumenti a disposizione dei detenuti, per migliorare la loro vita, creando, malgrado lo squallore dell’ambiente, un piccolo spazio di libertà; le oscillazioni continue fra chiusure e aperture, dovute ai cambi di direttori e comandanti e alle periodiche campagne orchestrate da fuori.Intervista a Edoardo Albinati

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Il cesto marcio

E’ il tipo di istituzione, dove non si guarda all’uomo ma al reato, dove ci sono i buoni e i cattivi, che facilita l’uso della tortura; un regime premiale inficiato proprio dalla sua impostazione retributiva, per altro inevitabile ma solo come primo passo; l’esempio non convincente della “lettura in cambio di giorni”; “rieducare”, “redimere”, “emendare”, parole inappropriate, il compito è solo quello di dare una mano al detenuto a capire. Intervista a Michele Passione.

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La pena della lettura

Il progetto, già in atto in Brasile, di fare del libro uno strumento per il recupero del detenuto: 4 giorni di riduzione della pena per ogni libro letto, con un massimo di 48 giorni all’anno; un modo per rendere concreta l’idea che la “cultura libera” in un mondo in cui, non solo in carcere, l’analfabetismo di ritorno cresce; le limitazioni del 41bis arrivate al numero di 750, diverse delle quali riguardano la lettura. Conversazione fra Stefania Amato e Giada Ceri.

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foto di Robbie Hott

LA QUESTIONE DEMOGRAFICA

Lo stato binazionale è già una realtà in Israele, con la presenza di un 20% di cittadini arabi; il caposaldo del sionismo, una terra a maggioranza ebraica, resta il primo impedimento all’estensione della cittadinanza ai palestinesi della Cisgiordania; la novità di un governo con una rappresentanza araba; la possibilità di un accesso a sempre più diritti per i palestinesi e la difficoltà del riconoscimento delle rispettive dolorose storie.
Intervista a Davide Lerner.
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MA NOI GIA' CI PARLIAMO!

All’indomani dell’ultimo conflitto, che ha coinvolto in particolare le città “miste”, l’impegno, anche dell’Università di Gerusalemme, di creare occasioni di dialogo tra studenti ebrei e palestinesi; le preoccupazioni per il futuro in un contesto dove stanno diventando tutti più religiosi e le speranze riposte nell’ultimo governo, per quanto decisamente anomalo. Due popoli che nonostante tutto continuano a vivere assieme. Intervista a Manuela M.  Consonni.
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Eccezione

Le origini del discorso sulla arretratezza dell’Est risalgono a una certa retorica comunista, italiana, non ufficiale, ma presente nelle discussioni, conversazioni, nella propaganda insomma. Il Pci, notoriamente, in Italia difendeva la democrazia, il rispetto delle regole del gioco, non elogiava la dittatura del proletariato e simili. Era insomma un partito di sinistra, per il quale l’unica via verso il potere non poteva essere altra che quella parlamentare. Ma allora, come si conciliava il rispetto delle “regole borghesi”, oggi diremmo liberali, con una certa simpatia nei confronti dei regimi dei paesi dell’Europa centrale?

intervento di Wlodek Goldkorn

1984 DI ORWELL:
CROCE, TOGLIATTI
E l’ANTITOTALITARISMO
IN ITALIA

In occasione della ristampa di tante opere di Orwell, per via della scadenza dei diritti d’autore, Massimo Teodori ci racconta di quando uscì in Italia Millenovecentottantaquattro, recensito da Croce sul “Mondo” e accolto malissimo da Togliatti che, come era suo costume, coprì di insulti Orwell; nessuno in Italia si poteva permettere di professarsi anticomunista e di sinistra insieme.

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In memoria di Jovan Diviak

Lo scorso 8 aprile 2021 è morto a Sarajevo Jovan Diviak, generale serbo che si schierò con i bosniaci e difese la sua città durante l'assedio. Lo ricordiamo con un'intervista che gli avevamo fatto nel 1995 e una lettera da lui scritta al Presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegovic, nel 1998.

 

SARAJEVO, MAGGIO 95

storie
Intervista a Jovan Diviak.

Probabilmente lei conosce i comandanti che circondano e bombardano questa città.
E’ un fatto molto triste, che si aggiunge agli altri dolori: ma fra quelli che dalle colline tentano di distruggere questa città e i suoi abitanti ci sono tanti giovani ufficiali che sono stati miei allievi all’accademia militare. A quei tempi non si parlava mai di serbi e di croati, di bosniaci e di mussulmani, ma solo di esseri umani, di popolo, di come essere un esercito popolare a difesa di tutta la nostra gente. Così è una sorpresa trovarli oggi dalla parte degli aggressori serbo-montenegrini, dalla parte dei fascisti.  [...].

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Egregio Izedbegovic

lettera di Jovan Diviak.

Egregio Izedbegovic,

le comunico la mia decisione di restituire il grado di generale di brigata al quale ero stato promosso nel dicembre del 1993. Eccone i motivi: La pubblicazione di documenti ufficiali che mostrano come membri dell'esercito della Bosnia Erzegovina abbiano ucciso dei civili a Sarajevo, e di testimonianze di singoli individui sui crimini commessi a Grabovica, Uzdol, Doljani etc... Tutto ciò rappresenta una ferita profonda nella mia coscienza e per i valori in cui ho sempre creduto [...].

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Addio Franco

Il 24 marzo è morto Franco Travaglini, un carissimo amico che da tanti anni prestava la firma come direttore responsabile di "Una città". Lo vogliamo ricordare con le bellissime parole che ci ha mandato Karl Schibel, un amico.
 
Care e cari,
è morto stamattina Franco Travaglini.
Ci sentiamo vicini a sua moglie Ildico e al figlio Michele.
Non ha ancora parole il dolore della perdita dell’amico e fratello di decenni.
Un senso di vuoto e di amore che ci unisce per una persona che lottava per la vita e la dignità di tutti gli esseri viventi con tenerezza e determinazione.
In lutto, Karl-Ludwig
 

Abbiamo pubblicato nel n. 273
alcune testimonianze che lo ricordano.

 

Franco Travaglini in una riunione di Una città, maggio 2017

LE FORMICHE
DELLA MADONNA

Reprint da "Reporter", settembre 1985
di Franco Travaglini
Pubblichiamo anche un suo reportage molto bello sul Monte delle Formiche (Bologna) apparso nel settembre 1985 sul quotidiano “Reporter”.
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Il piccolo principe

C’è stato un cambiamento negli ultimi anni: si è passati da oppressi/e, subordinati/e e sfruttati/e a vittime. Nel mondo ci sono delle vere vittime, ma l’essere vittima non dà diritti in quanto tale, anzi è il risultato di averli persi. Mi diceva un mio conoscente che lavora per un’associazione di rifugiati (essendolo stato anche lui) che quando è arrivato lui molti anni fa i richiedenti parlavano delle loro lotte, adesso cercano solo di dire quanto sono vittime. L’occidente compra vittime altrui ed anime di ribelli? L’idea dell’oppressione era legata al cambiamento della relazione e del problema, l’oggetto dell’oppressione.

intervento di Vicky Franzinetti

L’importanza di rispettare i dubbi, le preoccupazioni, a volte la diffidenza, in particolare dei genitori, verso i vaccini, che in fondo sono una “medicina” che si dà a una persona sana; l’arroganza, che è controproducente; il metodo dell’intervista motivazionale, basata sull’ascolto, sull’empatia, sulla costruzione di un clima di non giudizio e di fiducia, capace di valorizzare l’autonomia, anche di decisione, del paziente.
 Intervista ad Alessandro Diana.
(foto di Haydn Blackey)

La pandemia ci ha fatto ripensare al ruolo dello stato come protagonista dell’organizzazione sia della società che della produzione; il rinnovo della macchina amministrativa mai attuato e i tanti punti su cui intervenire, con la partecipazione dei cittadini, dalla sanità, all’habitat, alla scuola, ai giovani; le disuguaglianze da combattere e la possibilità di condizionare il capitalismo a partire dal problema ambientale, ma non solo. Intervista a Salvatore Biasco. (foto di Stefano Ignone)

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rnw .org

A un anno dall’inizio della pandemia, l’orizzonte della scuola resta segnato dall’incertezza; l’enorme sforzo compiuto dai professori, spesso non più giovani, per addestrarsi all’uso di nuove tecnologie; la preoccupazione per l’aumento delle manifestazioni di disagio tra i ragazzi, ma anche l’attivazione di canali di vicinanza emotiva inedita tra docente e studente; le rinnovate speranze ogni volta che la scuola riapre.
Intervista ad Alessandra Condito
(foto di Cristina Sanvito)
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L’iniziativa di un gruppo di medici milanesi che hanno messo su una pagina Facebook con un numero di telefono per fornire consulenze a cittadini con problemi che trovano difficoltà a comunicare con il servizio sanitario; un grande successo che ha dimostrato quanto sia rassicurante la certezza di poter comunicare con qualcuno. Intervista ad Alessandro Lanzani.
Intervista ad Alessandro Lanzani.

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Nella convinzione che la riflessione etico-politica di Chiaromonte sia ancora oggi attuale, è nata l’Associazione “Amici di Nicola Chiaromonte”, che si propone di sostenere il rinnovato interesse che in questi ultimi anni vi si va indirizzando. Fra le finalità che essa intende perseguire vi è la promozione di iniziative di studio e di conoscenza della sua personalità intellettuale, allargate anche a coloro che a Chiaromonte furono legati da profonde affinità etico-culturali e da vincoli di amicizia, a partire da Andrea Caffi in cui Chiaromonte riconobbe il suo “unico” maestro. Pensiamo che uno degli insegnamenti più attuali del suo pensiero sia l’idea che la ricerca della “verità”, ovvero di un criterio per la “scelta delle cose migliori”, possa avvenire attraverso la valorizzazione della philia, dell’associazione cioè in piccoli gruppi dediti a un dialogo interpersonale autentico.
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Interventi

PORTARSI IN GIRO IL PROPRIO CORPO

Le riflessioni di una ragazza sul percorso terapeutico che l’ha portata a uscire dall’anoressia grazie all’aiuto trovato presso un centro di cura dei disturbi alimentari. Il bisogno di controllo che si concentra sull’aspetto fisico in quanto più governabile e lo stereotipo della ragazzina che vuol essere come la top-model; la costante ricerca terapeutica di una necessaria integrazione tra fisico e mentale, famiglia e istituzioni, pubblico e privato.
Intervista ad A. M.
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NEL CENTOCINQUANTESIMO
DELLA COMUNE DI PARIGI

Nel centocinquantesimo anniversario della Comune di Parigi, condividiamo con tutti voi tre numeri monografici della "Biblioteca di propaganda per i lavoratori", periodico del 1887 digitalizzato e consultabile sul sito della
Biblioteca Gino Bianco
.
Dalla prima parte (n.3):
"18 marzo 1871 prenda nella mente dei popoli, anelanti di rivendicazione, le proporzioni gigantesche di una memoria secolare.
Sonvi nella Storia delle date le quali sono come le pietre miliari che segnano il cammino fatto dalla falange umana, avviata alla conquista definitiva della Verità e della Giustizia.
Il 14 luglio 1789 è una di queste.
Il 18 marzo 1871 è la data che segue immediatamente a questa in ordine cronologico"
Li potete sfogliare a questi indirizzi:
n.3 - n.4 - n.5
 

il Sessantotto

il Sessantotto statunitense

Controcultura e democrazia

intervista a Pietro Adamo

La felicità pubblica

intervista a Eugenia Lamedica

il Sessantotto dell'Europa centrale

A tutto il mondo libero

intervista a Guido Crainz

il Sessantotto italiano

Metà del tempo a discutere

intervista a Guido Viale

Il '68 è morto, viva il '68

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estratto dall'intervista

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Intervista video a Gianni Saporetti

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Quel che impressiona di più è la sproporzione. Finora la praticava Israele e con qualche giustificazione, vista la sproporzione della minaccia. Ma...
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Chiesa patriottica
27-12-2019
Sul Corriere della Sera del 24 dicembre, che cita l’agenzia cinese Xinhua, si parla del nuovo atteggiamento del Partito comunista cinese nei...
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